Via Padova contesa tra «laboratorio» e «zingaropoli»

Via Padova contesa tra «laboratorio» e «zingaropoli»

Via Padova è lunga più di quattro chilometri. E in questa campagna elettorale è diventata una specie di infinito elastico tirato fin quasi al limite dalle opposte propagande. È il «laboratorio» nel programma di Giuliano Pisapia. E un buon esempio di «Islamopoli» e di «Zingaropoli» per chi tifa Letizia Moratti.
A un’estremità geografica ha la raggiera di piazzale Loreto, dove impiccarono Lui. All’altra, ci sono le villette affacciate sul Naviglio della Martesana di quando la zona era meta (fine Ottocento) delle gite domenicali dei milanesi ricchi che se ne andavano in campagna. La città se le è ingoiate da tempo, e il Comune di Crescenzago ha chiuso i battenti nel 1923, inglobato dalla metropoli.
Proprio nella piazza del vecchio Municipio (ora sede di un po’ di associazionismo locale) tirano un lato dell’elastico i sostenitori del centrosinistra. Hanno piazzato un gazebo e fermano i passanti. I convinti e gli scontrosi. A volantinare ci sono anche due pistoiesi (di Monsummano Terme)  – marito e moglie sulla sessantina, Pino e Laura – arrivati a dar manforte, come volontari, «per portare un po’ di Toscana rossa a Milano».
Poi c’è Adriano Prezzo, ingegnere in pensione («non mi ero mai dedicato a un impegno politico diretto. Ma io e mia moglie stavolta ci siamo detti: “È ora”»). Quanto al clima, queste – molto in breve – le sue previsioni dei tempi: «Dopo il 15 maggio la battaglia si è fatta durissima. Hanno schierato l’artiglieria, e la controffensiva è stata molto forte qui in zona. Temo che il centrodestra stia recuperando. Ma spero non troppo. Manteniamo un cauto ottimismo. Anche perché i giovani stavolta sono stati un po’ più vicini a noi e tra di loro hanno fatto meno presa le parole d’ordine di Pdl e Lega, che in passato dilagavano nei loro entusiasmi. Sono stufi della politica delle ordinanze in stile coprifuoco, quelle per evitare gli assembramenti in strada che sono state anche dichiarate anticostituzionali. Poi, per carità, le difficoltà ci sono e ammettiamo che il risultato del voto è andato oltre le più rosee previsioni».

Nel 2006 solo un consiglio di zona su nove era andato al centrosinistra. Stavolta tutti. Dall’1-8 al 9-0.  E anche nella zona 2 (quella di via Padova) è finito il dominio del centrodestra.
«C’era voglia di cambiamento, qui», assicura Prezzo, «molti erano stanchi della politica delle fiaccolate e degli slogan. La Moratti, per esempio dice “No alla Moschea”. Ma la moschea c’è già. È abusiva, in un garage. Allora? Cosa cambierebbe averne una vera, regolare, più sicura. Magari più controllabile, se serve. L’importante è che se la costruiscano con i loro soldi, non con quelli del Comune. E poi la gente non pensa solo agli extracomunitari. Qua Pisapia è andato molto bene tra gli abitanti del nuovo quartiere Adriano, sorto dove è stata abbattuta la ex Marelli. Sono arrabbiati con il vecchio sindaco perché ancora mancano viabilità, mezzi di trasporto e la scuola media».
Lo conferma Maria La Salandra, che viene proprio da là, ma che più di tutto è preoccupata che faccia presa lo spauracchio della zingaropoli. A due passi da qui, infatti, in via Idro, dovrebbe sorgere un campo di transito da 600 posti. «Facciamo dei manifesti per chiarire!», invoca. «Stanno usando la cosa contro Pisapia quando a mandarli qui sono la Moratti e Maroni. È incredibile. Ora c’è un piccolo campo di stanziali, quasi tutti di seconda generazione, molti dei quali lavorano, soprattutto all’Amsa, e sono cresciuti qui. Siamo pure andati da loro a fare una bella festa con le salamelle. E invece ce li mandano via per farne venire di più e a rotazione. È la destra che crea la zingaropoli ambulante con questa politica degli sgomberi continui, che accontenta qua e là senza risolvere il problema».

E poi su e giù per via Padova c’è Bruna Erba, che attacca i suoi tazebao pro Pisapia. Casalinga, si occupa di un fratello gravemente malato dalla nascita. Lei non è nuova della battaglia per il voto. Ha seguito tutta la storia: «Pci-Pds-Ds-Sel, anche se ho votato Pd, stavolta». Gira con il cagnolino bianconero Heidi e dice: «Se scrivessero un libro su di me potrebbero intitolarlo “La mia vita in cento metri”. Sono nata qui e mi sono trasferita in una casa a poche decine di metri. Non ho mai lasciato il quartiere Crescenzago, neanche per un giorno. Sono del ’49 e faccio politica da sempre. Ho aiutato il partito in tutte le campagne elettorali. La prima fu quella del 1968. Ma questa, dico la verità, è la più sentita. Ci si gioca il tutto per tutto». Lei, atea, soffre un po’ la presenza massiccia dei militanti di Comunione e Liberazione, che, «dopo il primo turno, hanno iniziato una campagna aggressivissima. Fuori dalle chiese ci sono scene che nemmeno negli anni Cinquanta». E visto che tutto, anche Santa Ambrosiana Chiesa, in via Padova si tira come un elastico, si consola con la lettera di don Colmegna che ha fatto tanto discutere i cattolici milanesi. «Ecco qua», dice porgendo un volantino, «è stata riprodotta e la distribuiamo». Vi si legge: «La propaganda che fa gioire perché non si accolgono i profughi, la povertà culturale che accompagna scelte amministrative che irridono alla solidarietà e ai diritti dei più deboli, la crescita di uno stile di confronto aggressivo, rancoroso mi fa scegliere di stare da una parte. Invitare a non votare la Moratti, la ritengo una scelta non dogmatica, libera e indicatrice di una coerenza che invito a considerare e a proporre anche ai cattolici, a chi frequenta e pratica, ai preti e ai religiosi»
Bruna si compiace e ricomincia a distribuire indicazioni di voto alla gente.  «Ah, via Padova è magica», sospira. «Non c’è niente di meglio, niente di più eccitante, di quando senti l’odore del kebab al tramonto…».

Dall’altro lato dell’elastico c’è Ferdinando Flora, Lega Nord. Molto più vicino al ponte della ferrovia e al centro. Dove, rispetto a Crescenzago che un po’ ha mantenuto una struttura da paese, i problemi di integrazione appaiono più gravi. Flora non ha ottenuto un grande risultato alle elezioni: appena 81 preferenze, ed è un po’ deluso. Lui «del fax di don Colmegna» è ovviamente scandalizzato e ce l’ha anche con Cl: «Da qualche giorno sono arrivati in forze. Ma dovevano lavorare di più e prima. Ora potrebbe essere troppo tardi». «Quanto a Via Padova, non sono la persona più adatta a parlare dei temi anti-immigrazione perché anch’io sono un immigrato. Sono in Lega da più di vent’anni e a Milano dal ’73, ma sono nato a Molinara, provincia di Benevento. Sa dov’è? Tra San Marco dei Cavoti e San Giorgio La Molara… Io sono dottore commercialista e buona parte dei miei clienti qui in zona sono stranieri, soprattutto cinesi ed egiziani. Non c’è niente da fare. Le partite iva le aprono loro. Sono i più attivi. Il problema è che tra gli italiani, dopo il ’68, è aumentata la maleducazione generale e il puttanesimo in tutti i sensi. La donna è aggressiva, spaventa. E quindi il compagno, l’amico, rappresenta spesso, per il maschio, il terminale di confidenze che possono diventare in taluni casi carezze ed effusioni. E poi ci si meraviglia che sia aumentata la popolazione dei cosiddetti omosessuali… Ho 66 anni e lo dico sempre ai miei figli: “Ma trovatevi una donna!”»
«Spero che non vinca Pisapia. Più ancora che per la mia parte politica, per scongiurare quanto scritto nel suo programma. Se fanno la moschea, diventa un polo di attrazione. E questi ci arrivano tutti qua. Via Padova diventa una seconda Rotterdam. Più musulmani che noi. Io ho rispetto per tutte le religioni, ma c’è un ma. Mi sono letto il Corano – in una forma tradotta perché l’arabo non lo conosco – e c’è poca spiritualità. È semplice entrare nell’Islam ma impossibile uscirne. Chi abiura dovrebbe essere ucciso. Ma non fulminato da Dio, bensì fatto fuori per mano dei suoi simili. Quindi, diciamocelo: non è una religione». 
«Ancora più avvilente», conclude, «nel programma di Pisapia, è che è a favore dell’autocostruzione delle case dei rom. Se fa quello, se dà il via, questi in tre settimane fanno una bidonville che neanche a Luanda, in Angola (ci sono stato lì, l’ho vista, eh). Sono uno che viaggia, io. Che studia. Ho due lauree. E sono naturopata e iridologo. Mi spiace che l’intellighenzia stia tutta con Pisapia. Io il 9 gennaio del 1968 ho occupato la facoltà di Economia di Napoli. Eravamo in anticipo sulla Sorbona. Ma ora… Li vedo gli extracomunitari in via Padova. Tutte le donne hanno il pancione. Siamo destinati all’estinzione? Mi sa di sì. L’italianità se ne va a ramengo. E non ce la faremo nemmeno noi della Lega a salvare la barca che affonda. Ma, almeno, abbiamo lanciato il grido di allarme».

Luca Lepore, anche lui Lega Nord, è stato per due mandati il presidente del consiglio di zona 2. A differenza di Flora è andato bene alle urne. Cinquecento preferenze tonde tonde (il terzo del Carroccio dopo Matteo Salvini e Massimiliano Bastoni), elezione in Consiglio senza bisogno di aspettare il ballottaggio e, se dovesse vincere la Moratti, qualche rumor di un posto in giunta.
Non gli piace chi parla di un arretramento della Lega in via Padova e zona 2. «Ammetto la sconfitta», dice, «anche se di misura e causata dai voti persi a causa del Terzo Polo, circa il 5%. Ma come Lega abbiamo preso il 13,01% contro il 9,63% della media milanese, quindi siamo soddisfatti».
«Via Padova un laboratorio?», sorride, «La sinistra la fa troppo facile. Loro ritengono di risolvere i problemi con una festa annuale (dal titolo «Via Padova è meglio di Milano». Si è tenuta lo scorso weekend, ndr) e con le 70 associazioni tutte ideologiche che popolano la strada, tra cui un centro sociale, il T28. Invece, servono regole e bisogna farle rispettare. Chi delinque non ha interesse all’autocostruzione dei valori. E quindi l’integrazione non si realizza da sé. Va gestita, regolamentata. Anche del Parco Trotter la sinistra fa un simbolo. Ma lì sono tutti stranieri. Benissimo. Non danno noia a nessuno. Ma come puoi chiamarla integrazione se parlano solo tra di loro? La verità è che gli immigrati di seconda generazione si lamentano più degli italiani di come si comportano i nuovi arrivati… E che molti degli altri non hanno interesse a integrarsi. Sono 120 mila gli stranieri a Milano e non hanno trovato neanche mille firme per presentare la lista alle elezioni… Insomma, quelli di sinistra si fanno interpreti di esigenze che gli immigrati dimostrano di non avere. Negli ultimi due anni da presidente ho ricevuto 2 /3 richieste da stranieri nell’intero biennio e 30/40 al giorno da italiani. Insomma, se gli stranieri hanno delle necessità, tipo la moschea, almeno ce la chiedano. Comunque via Padova è viva. Gli italiani denunciano, chiedono conto, sono attivi. Questo è l’unico buon segnale: la capacità di resistenza e di reazione. Altro che associazioni partigiane e feste militanti».
In attesa del ballottaggio, insomma, l’elastico è più teso che mai. 

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