A Napoli de Magistris litiga col Pd e rianima Berlusconi

A Napoli de Magistris litiga col Pd e rianima Berlusconi

NAPOLI – Il «ghe pensi mi» che in campagna elettorale aveva fatto flop, oggi, invece, torna a funzionare: Silvio Berlusconi con le montagne di rifiuti che assediano Napoli assesta un colpo, il primo, al nuovo sindaco Luigi de Magistris: «Vedo che non ce l’ha fatta in cinque giorni a risolvere il problema. Come sempre dovrò intervenire io». Il premier ha incontrato a Roma il presidente della Regione Campania e della Provincia di Napoli – gli enti titolati ad attivare siti per i rifiuti – Stefano Caldoro e Luigi Cesaro e il capo del Pdl in Campania, Nicola Cosentino.

Serve una discarica e la zona indicata è quella di Salerno: potrebbe riaprire l’invaso di Macchia Soprana, “inaugurato” da Guido Bertolaso. Una soluzione che, manco a dirlo, sta già scatenando l’ira delle popolazioni locali: la protesta delle popolazioni salernitane è stata una delle più caperbie e dure degli ultimi dieci anni di emergenza spazzatura. L’unica notizia positiva è lo sblocco – grazie a una sospensiva del Tar – dello stoccaggio provvisorio a Caivano: sarà portata lì la monnezza di Napoli. E poi? Occorrerà attendere il ritorno a regime degli impianti di trattamento. Ma i tempi potrebbero essere troppo lunghi. E la situazione, invece, precipita. Il Comune domani presenterà una isola ecologica per il trattamento dei materiali riciclabili. Ma in questa situazione, con tonnellate di pattume a terra, parlare di riciclaggio è difficile.

In una Napoli che affoga nei sacchetti, il piano del governo genera il cortocircuito nella nuova amministrazione di sinistra. L’assetto anti-inceneritore e anti-discarica della giunta partenopea come si concilierà con l’ipotesi di riaprire uno degli sversatoi più contestati? Martedì prossimo gli “incazzatos”, versione napoletana degli indignados spagnoli, al grido di «no al sabotaggio» vogliono andare a Roma sotto Montecitorio per una mobilitazione contro la Lega Nord che non vuole un nuovo decreto rifiuti per Napoli.

E il sindaco cosa fa? Oggi, dopo una serie di riunioni, ha spiegato la situazione attraverso un video su Facebook. Niente conferenza stampa. In sintesi: «Adesso la priorità è togliere dalle strade la spazzatura – dice -. L’indicazione del luogo in cui smaltire i rifiuti dipende da altri enti e non certo dal Comune; il governo si è girato dall’altra parte a causa dei veti della Lega Nord, non varando il decreto che, invece, sarebbe suo dovere varare».

Il capoluogo partenopeo è in ginocchio: ieri notte una serie di raid di protesta hanno generato ancor più caos, con decine di cassonetti sversati in strada per bloccare la circolazione, auto e moto costretti a fare lo slalom fra i sacchetti con temperature tropicali che rendono ancora più forte il tanfo della spazzatura esposta al sole. E dire che proprio in questi giorni “Frugal Traveler” il visitatissimo blog sui viaggi del New York Times firmato dal reporter Seth Kugel, decanta il capoluogo campano a dispetto del dramma igienico-sanitario.

Nel frattempo, sul versante politico, le anticipazioni dell’intervista dell’ex pm di Why not al settimanale Panorama, nella quale si definisce «un leader politico» relegando Di Pietro, Vendola e Bersani al ruolo di «leader di partito» inacidisce ancor più i rapporti fra la maggioranza comunale e il Partito democratico: ieri riunione molto tesa per individuare un equilibrio politico e assegnare le 12 commissioni al Consiglio comunale. Il capogruppo del Partito Democratico, Ciro Fiola, ha lasciato l’incontro quando ha appreso che il suo omologo di Italia dei Valori (il partito con la maggioranza relativa) Franco Moxedano gli aveva offerto il “goal della bandiera”: una sola commissione scelta fra quelle “scartate” dai dipietristi. I vertici del Pd a livello provinciale (Andrea Orlando) e regionale (Enzo Amendola) predicano calma e cercano di tenere a bada le risse, confidando in un patto con de Magistris per blindare gli attuali assetti nelle aziende partecipate e tra i dirigenti comunali in quota democrat. Sarà così? Ieri nella sede del Consiglio comunale la rissa tra la maggioranza “arancione” e i fratelli-coltelli del Pd si è sfiorata perfino nell’assegnazione degli uffici. Tutti volevano la stanza più grande.

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