Ance: «Se si blocca il Pgt sarà crisi profonda»

Ance: «Se si blocca il Pgt sarà crisi profonda»

Claudio De Albertis è presidente di Assimpredil Ance, l’Associazione delle imprese edili e complementari delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza. La più grande e influente del sistema dell’Associazione nazionale dei costruttori edili che promuove e favorisce lo sviluppo immobiliare. Linkiesta ha chiesto il suo parere sui referendum ambientali del Comune di Milano e il futuro del Pgtproprio mentre si forma la Giunta milanese e il nodo delle deleghe all’urbanistica sembra il più difficile da sciogliere.

I cinque referendum di Milano potranno cambiare il volto della città?

I costruttori non sono contro il verde, perchè serve ad incrementare il valore degli immobili: come la metropolitana vicino a casa è un valore aggiunto. Quello che però non condivido è determinare le quote fisse, la logica deve essere diversa: una distribuzione adeguata e in modo premiale. Ai temi della sostenibilità e di riduzione delle emissioni di Co2 siamo d’accordo come cittadini e come costruttori: Milano dovrà essere città leader sul piano della sostenibilità ambientale.

Le aree a traffico moderate e le piste ciclabili aumentano l’appetibilità e il valore degli immobili nelle zone interessate?

Penso che sia arrivato il momento di fare scelte radicali per la mobilita di Milano: bisogna risolvere il traffico delle merci, liberare le strade dalle macchine e completare il Passante (la linea ferroviaria che passa sotto il centro) che ora, senza completamento, è monco. Certo le piste sono indispensabili ma non si possono fare ovunque e soprattutto devono essere vere non come quelle in via De Amicis o Piazza della Repubblica (dove le piste sono occupate dalle auto in sosta).
 

Il secondo quesito prevede di «ridurre il consumo di suolo destinando almeno il 50% delle grandi superfici oggetto di riqualificazione urbanistica a verde pubblico», un freno per le imprese o un’occasione?
Sono favorevole alla riduzione del consumo del suolo ma attuarlo è impossibile senza costruire in altezza. A questo punto è meglio dire che non si costruisce più e si demolisce quello che c’è. Le città più vive sono quelle che hanno favorito lo sviluppo verticale. Anche all’incremento degli alberi siamo favorevoli: ma non è detto che la soluzione migliore sia piantarli in piazza del Duomo.

Il quarto referendum prevede la riduzione di almeno il 20% delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra connesse al riscaldamento degli edifici, un obiettivo raggiungibile?

Sulle nuove case sicuramente sì perchè le cose sono più semplici. Sul mercato dell’usato si può attuare solo con gli incentivi: il 57% degli immobili di Milano è stato costruito prima degli anni 70.

Il quinto quesito referendario prevede il ripristino del porto della darsena, bloccherà lo sviluppo urbanistico di quella zona?
Sono contrario perche è un casino dal punto di vista della mobilità. Secondo me invece occorre cercare di rimettere a posto e renderlo vivibile, insieme al recupero dei Navigli. Oggi indubbiamente la darsena è uno schifo..

I candidati alle primarie del centrosinistra avevano bocciato il Pgt (Piano di governo del territorio, lo strumento urbanistico che ha sostituito il Piano regolatore) che in 26 grandi aree – dagli scali ferroviari alle ex caserme – promette quasi sei milioni di nuove costruzioni. Ora cosa succederà al Pgt con la nuova giunta?
Ce lo stiamo chiedendo in molti: se la nuova giunta bloccherà il Pgt, anche con solo  una variante, si perdono due anni. E la città non se lo può permettere.

Già prima dell’approvazione del Pgt molti operatori hanno preferito presentare i propri progetti per non correre il rischio di interrompersi..
Adesso sono tutti alla finestra perchè il Pgt è stato approvato ma non è ancora operativo. Qualche segnale di ripresa c’è stato nell’ultimo anno ma se si dovesse bloccare il Piano temo una crisi profonda.


michele.sasso@linkiesta.it

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