Atene vota una nuova austerity. Le banche italiane litigano

Atene vota una nuova austerity. Le banche italiane litigano

È una corsa contro il tempo. George Papandreou, premier greco, non può far altro che sperare che il voto di oggi sia positivo. In ballo non c’è solamente il secondo piano di tagli, pari a 28 miliardi di euro, dopo quelli del maggio 2010 e dello scorso aprile, che ha previsto un pesante programma di privatizzazioni. In ballo, nel caso l’austerity non fosse approvata, c’è la caduta nell’abisso del fallimento, considerato che non arriverebbe la quinta tranche degli aiuti varati un anno fa, pari a 12 miliardi di euro. Intanto, a Roma le principali banche europee hanno deciso come intervenire per la ristrutturazione del debito ellenico, nonostante la reticenza di quelle italiane.

L’immagine più significativa della tragedia greca è il Partenone. Da mesi il monumento simbolo di Atene è preso di mira dai manifestanti che si sentono sempre più oppressi da un programma di sforbiciate che reputano «insostenibile». Dopo aver aumentato l’Iva, la bolletta energetica, le tasse su benzina, alcolici e tabacco, ridotto gli stipendi pubblici, congelato i pensionamenti, arriverà il nuovo giro di vite. In particolare, l’area di esenzione fiscale sarà spostata dagli attuali 12.000 euro a 8.000, con entrate previste per 3 miliardi di euro, secondo i calcoli del ministro delle Finanze Evangelos Venizelos. Una misura, quest’ultima, che in un sondaggio di Skai TV è stata bocciata dal 76% dei votanti.

Fra tagli alla spesa e cessioni di asset, la nuova manovra economica di Papandreou è fondamentale. Una bocciatura sarebbe «catastrofica», ha detto senza mezzi termini il ministro della Difesa Panos Beglitis. «Io credo che possa essre approvato, siamo nella fase più delicata della nostra storia. Nemmeno le guerre ci hanno devastato così tanto come questa crisi economica», ha sottolineato Beglitis. Parole che però non sono servite a placare gli animi del sindacato comunista Pame che ha occupato il Partenone e che ha già confermato, assieme alle altre, uno sciopero generale, l’ennesimo. Per 48 ore, da domani a mercoledì, tutta la Grecia sarà ferma. Niente autobus, treni, navi o aerei. Tutti gli uffici pubblici resteranno chiusi. Perfino le scuole, secondo Skai TV, non apriranno i cancelli. E il Pame sta già annunciando via Twitter e Facebook che, in caso di approvazione del programma di tagli, è pronto a organizzare «una controffensiva» in Piazza Syntagma ad Atene, di fronte al Parlamento.

Nel frattempo, in attesa della seconda versione dell’austerity, i banchieri europei si stanno già portando avanti. Lo ha detto anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, poche ore fa: «Per la gestione del debito greco si è optato per la via parigina, quella del rollover». La scelta è arrivata dopo una serie di incontri informali, prima in Germania, poi in Francia e infine in Italia. A Roma, prima nella sede di Intesa Sanpaolo e poi al Tesoro, i rappresentanti dei maggiori istituti di credito si sono incontrati per discutere quanto potranno essere elevate le perdite derivanti dalla crisi greca. Da un lato, il direttore esecutivo dell’Institute of international finance (Iif), Charles Dallara, e il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. Dall’altro, esponenti di Barclays, Bnp Paribas, Commerzbank, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Société Générale e UniCredit, più Axa e Allianz e Generali, i tre maggiori assicuratori europei.

Anche per gli istituti di credito ci sarà un’austerity. L’accordo di massima, a quanto si apprende da fonti del Tesoro, prevede il rollover, ovvero un concambio di obbligazioni governative. Quelle esistenti andranno a maturazione, ma le banche non abbandoneranno Atene. Saranno infatti sottoscritti nuovi bond fino al 70% dell’esposizione precedente. Fonti interne a Deutsche Bank hanno spiegato a Linkiesta che i lavori di Roma, che arrivano dopo quelli di Francoforte e Bercy, hanno visto un «significativo» ostracismo da parte degli istituti di credito italiani. In particolare, Intesa Sanpaolo e Mps avrebbero chiesto di poter adottare «altre soluzioni», più ordinate rispetto al rollover. Due i motivi: le nuove esigenze di finanziamento evidenziate dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bri) in vista degli standard patrimoniali di Basilea III e il rischio contagio per il sistema bancario italiano. Francia e Germania non hanno però voluto sentire ragioni e il rollover è stato approvato. Duro il commento di Jürgen Stark, membro del board della Banca centrale europea: «È una scelta che colpirà anche altri Stati, sarà forse peggio di Lehman Brothers».  

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