Bpm, i soci dicono no all’aumento delle deleghe

Bpm, i soci dicono no all’aumento delle deleghe

Impatto modesto, significato elevato. La bocciatura assembleare dell’aumento delle deleghe di voto da 3 a 5, da parte dei soci della Bpm, arriva a conclusione di un’assise in cui il fuoco bruciava sotto la cenere, nel susseguirsi degli interventi di soci e volti noti. In conferenza stampa, Ponzellini ha cercato di minimizzare: «Abbiamo avuto l’unanimità per nove decisioni su dieci, l’approvazione del voto a distanza e l’articolo 47 (relativo alla destinazione del 5% dell’utile lordo ai soci) sono già dei cambi di governance, non mi sento sfiduciato dall’assemblea». 

Il voto sulle deleghe, è il ragionamento del numero uno di Piazza Meda, assumerà importanza «soltanto quando si dovrà decidere la composizione dei nuovi organi sociali». Ovvero, tra un anno. «L’Associazione degli Amici Bpm (che riunisce i dipendenti-soci della banca, ndr) sta dimostrando un accresciuto e importante senso di responsabilità», ha aggiunto Ponzellini, e non ha detto no alla modifica delle deleghe in sé ma «in concomitanza con l’aumento di capitale».

Il fronte del no ha vinto con circa 400 voti di scarto sui quali si discuterà a lungo negli equilibri interni alle associazioni sindacali. Tanto più che per essere approvata la proposta di modifica statutaria avrebbe avuto bisogno di un quorum qualificato di due terzi. Gli “Amici della Bpm” guidati dal presidente Alessandro Dall’Asta – che esprimono la maggioranza del cda– sono riusciti a mantenere compatto lo sbarramento nei confronti della richiesta di via Nazionale. A favore dell’incremento erano invece sia gli ex dipendenti (pensionati) sia i soci cosiddetti esterni.

Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato autonomo dei bancari di cui fa parte lo stesso D’Asta, ha tuttavia sottolineato che «questo voto non rappresenta una chiusura verso la Banca d’Italia e in particolare verso la dott.ssa Anna Maria Tarantola, per la quale l’intera organizzazione nutre la massima stima e il massimo rispetto». Sileoni ha però chiesto rispetto e comprensione per «la decisione dei lavoratori e soci del gruppo Banca Popolare di Milano che hanno deciso di votare “no” all’aumento delle deleghe». Rispetto «perché rappresenta la volontà dei lavoratori di non snaturare l’attuale governance della banca» e comprensione «perché i lavoratori hanno capito che dietro alcune critiche di questi ultimi anni contro il modello di gestione c’è la volontà da parte di importanti investitori di appropriarsi di un rilevante istituto bancario ben radicato sul territorio soprattutto nel Nord Italia».

Dopo il confronto di giovedì scorso con Anna Maria Tarantola, Ponzellini e Chiesa sono attesi a Roma la prossima settimana («a brevissimo termine, considerando la festa dei santi Pietro e Paolo» ha detto Ponzellini), per ridiscutere con Bankitalia le strategie alla luce della volontà assembleare. In proposito, il direttore generale di Piazza Meda ha spiegato di avere un «rapporto continuo con la vigilanza, continuiamo a fare vedere la nostra roadmap» al regolatore. Nei confronti del quale durante l’assemblea, Ponzellini non ha usato mezzi termini, dichiarando che Via Nazionale «ha continuato la solita tuba, perché di questi tempi (ieri Mario Draghi è stato ufficialmente nominato presidente della Bce, ndr) ci tengono a fare bella figura, della serie insistere insistere insistere». Il banchiere se l’è presa poi, in rapida successione, con la Grecia, che ha sbagliato a fare i conti su deficit e debito, con la Spagna, perché ha investito troppo nel settore immobiliare e con l’Irlanda, che ha esagerato con i derivati. «Il vero problema è capire qual è il limite in cui si riesce ad essere un’azienda capace di performare sul mercato, non è una questione di sostanza del governo di questa banca», ha ribadito “l’amico della Lega” in conferenza stampa. 

Via libera, invece, all’aumento di capitale monstre da 1,2 miliardi di euro (l’attuale capitalizzazione della Bpm viaggia attorno a 620 milioni di euro), e alla modifica delle condizioni del “prestito obbligazionario convertendo 2009/2013” di 400 milioni. Il convertendo è stato collocato con una cedola del 6,75%, prevedendo originariamente un concambio a 6 euro per azione. La conversione sarà invece anticipata alla fine del prossimo anno a un prezzo «non inferiore a 2,71 euro». Un livello in ogni caso ben superiore al valore del titolo, che ha chiuso la seduta di ieri a 1,5 euro per azione. «Dietro ogni investimento c’è una persona, un artigiano. Non facciamo giochi telematici», ha rivendicato durante l’assise il presidente di Bpm, ribadendo in conferenza stampa che «quando uno fa un’operazione con Zunino o Zaleski va sui giornali, quando si fa un’operazione con un artigiano non fa notizia. Non si parla mai di santa Maria Goretti, sui giornali si parla di Belen». Eppure Bpm ha fatto affari con il gotha del capitalismo italiano. Tuttavia, l’esposizione nei confronti della galassia Ligresti non crei particolari problemi, dopo l’ingresso di UniCredit nel capitale di Fon-Sai, hanno sottolineato all’unisono i vertici di Bpm. 

Sull’aumento di capitale Enzo Chiesa ha annunciato che «ieri, in serata, Mediobanca ha chiuso il consorzio, composto da una decina di banche (tutte internazionali, tra cui il Crédit Mutuel, che detiene il 5% del capitale di Bpm, ndr)». Resta aperta la questione del prezzo, anche se, onde evitare vincoli statutari, è stato eliminato il valore nominale delle azioni. Non è chiaro, per il momento, a quanto ammonterà lo sconto sul Terp, ma è stato assicurato che l’eventuale inoptato sarà suddiviso «pro quota» tra le banche del consorzio.

Dovrebbero rimanere una boutade, invece, le dimissioni annunciate a mezzo stampa da Franco De Benedetti, consigliere che nel 2009 è stato eletto nella lista dei soci non dipendenti, qualora non fosse passato l’aumento delle deleghe. Ponzellini ha liquidato la questione con un «speriamo di no» di rito, mentre fonti vicine agli Amici della Bpm non credono nella sua uscita di scena.

Chiariti, infine, alcuni passaggi nella riorganizzazione del gruppo: Chiesa ha posto l’accento sulla «fusione» tra la Casse di risparmio di Alessandria e la Banca di Legnano, mentre sulla Popolare di Mantova si ritengono necessarie ulteriori valutazioni.  

antonio.vanuzzo@linkiesta.it

La diretta dall’assemblea

In diretta dai padiglioni della vecchia Fiera di Milano, Linkiesta ha seguito l’assemblea straordinaria della Banca popolare di Milano, convocata per deliberare l’aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, l’incremento delle deleghe di voto da 3 a 5 e la modifica delle condizioni del prestito obbligazionario convertendo “Bpm 2009/2013 – 6,75%”. In via ordinaria si delibera anche sulla nomina di un amministratore, sulle modifiche al regolamento assembleare e sulle politiche di remunerazione. 

15.30 – Ponzellini dichiara chiusa l’assise. Approvato dunque l’aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro e la modifica al convertendo. Bocciata, invece, la proposta di aumento da 3 a 5 delle deleghe di voto in assemblea.

15.25 – Non passa l’aumento delle deleghe da 3 a 5. Alla conta dei voti, i soci favorevoli sono stati 1.731, i contrari 2.093, su un totale di 3.835. Esito negativo, dunque, sul punto più dibattuto delle rilevazioni di Bankitalia nei confronti di Piazza Meda. 

14.30 – L’aumento delle deleghe di voto da 3 a 5 è stato votato da 3.832 soci in sala. Si stanno registrando i no, soltanto dopo si saprà se la proposta è passata. 

14.25 – Ponzellini propone di tenere per ultima la votazione sulla modifica dell’art. 13 dello Statuto, cioè quella relativa all’aumento delle deleghe, per questioni logistiche. Nel frattempo viene approvata la modifica degli art. 41 e 47 dello Statuto, sulle regole più stringenti sulla parte variabile della remunerazione ai manager. 

14.20 – Approvata anche la votazione sulla modifica del prestito convertendo 2009/2013, 3.842 soci in sala. 

14.15 Passa anche a larga maggioranza il conseguente cambio di statuto relativo all’aumento di capitale. Ci sono 3.841 soci in sala. 

14.15 – Anche il punto 2., ovvero l’aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, è stato approvato dalla grande maggioranza dei 3.840 soci in sala.  

14.10 – Il notaio Pier Gaetano Marchetti ratifica la presenza di 3.841 soci in sala. L’eliminazione del valore nominale delle azioni Bpm, punto 1. della parte straordinaria dell’assemblea, passa a larga maggioranza. 

14.05 – Ancora Ponzellini sulle deleghe: «dobbiamo stabilire un rapporto diverso tra le categorie dei soci, il socio dipendente ha l’onere di lavorare in banca ma può partecipare alle assemblee, il socio cliente è un socio di capitale, un azionista, e si sente meno coinvolto. Aumentare le deleghe è un gesto di generosità nei confronti di tutti gli altri soci, offrire di poter venire a portare la voce di tutti gli altri è un gesto orientato al futuro oltre che suggerito dall’autorità». Il quorum necessario alla validità delle modifiche statutarie, ha proseguito il presidente, rimane dei due terzi, come da statuto, e non a maggioranza semplice. Il valore vero delle azioni è dettato dalla somma degli attivi e dell’avviamento ha un valore di 4 o 5 volte del valore attuale di borsa, ha concluso per rispondere a un altro intervento di un socio. 

14.00 – Rispondendo a un intervento, Ponzellini ammette: «ammettiamo le nostre colpe, riteniamo che la modernizzazione della banca vada fatta lentamente. Gli indici di patrimonializzazione delle altre banche sono superiori in quanto li hanno venduti in un momento di boom del mercato, noi li abbiamo iscritti a bilancio ai valori storici». Ancora: «i soldi dell’aumento di capitale sono la garanzia per gli sconquassi del sistema, tra poco non si potrà più ricorrere all’interbancario e denaro per i bond non si troverà più, la dimensione degli aumenti di capitale in Europa è biblica».

13.50 – Ponzellini chiude la discussione e inizia con le repliche, ringraziando per «la sincerità e la passione» degli interventi. 

13.30 – Risveglia l’assonnata assemblea l’intervento del comico caratterista (e socio Bpm) Enrico Berluschi, che paragona i sindacati contrari all’aumento delle deleghe al lupo nella favola di cappuccetto rosso. Ponzellini, ovviamente,è cappuccetto rosso, la mamma Bankitalia. Non è chiaro chi sia la nonna. 

13.15 – Piccole schermaglie tra Ponzellini e un socio ex lavoratore all’ufficio legale. Al presidente, che chiedeva di stringere il suo intervento, il socio ha risposto: «Lei è pagato bene, può stare qui fino alle 11 di sera se serve». 

13.00 – Un socio chiede ironicamente a Ponzellini qual è il valore dell’azione secondo lui, mentre un’altra socia insiste sul livello insufficiente dei mezzi propri della banca. 

12.41 – La questione delle deleghe e l’opposizione all’aumento da parte degli “Amici della Bpm” scalda gli animi, è questo il vero punto del contendere all’assise di oggi.

12.23 – Gli interventi si susseguono nella stanchezza generale, un socio afferma che le spese folli del management non dipendono dall’aumento delle deleghe, aggiungendo: «ai poteri forti fa gola un’azienda che rappresenta il primo istituto retail della Lombardia».

11.20 – Prende la parola Pietro Lonardi, presidente del sindacato dei soci non dipendenti: «Se una parte importante dell’aumento di capitale rimarrà inoptato», che ruolo avrà la cooperativa rispetto agli istituzionali? Per Lonardi il problema non sono le deleghe, ma la governance. 

11.10 – Un socio interviene chiedendo un chiarimento sul rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione di Bpm, al 45% rispetto al 36% degli altri istituti. Invita poi Ponzellini ad andare a cena, se capita, con Tremonti e Marchionne. 

10.45 – Sale sul palco Alessandro Dall’Asta, presidente degli “Amici della Bpm”: «Ci pare che Bpm abbia già più volte dato prova di sapersi adeguare alle esigenze di mercato. Temiamo che con l’aumento delle deleghe possano prevalere in assemblea gruppi che facciano l’interesse del capitale ripetto ai soci. Non è un no di chiusura ma che ci deve fare venire voglia di rinnovare. Non ci sentiamo interpreti di alcuna contrapposizione ma vorremmo fosse compreso per una volta che ulteriori cambiamenti siano anticipati da altri, e poi Bpm saprà fare la sua parte». Parte la polemica con Franco De Benedetti, consigliere indicato dai “soci non dipendenti” di Lonardi,che ha minacciato le dimissioni in caso di mancata approvazione dell’innalzamento da 3 a 5 del numero delle deleghe: «Non ho a disposizione della prima pagina del Sole 24 Ore. Mazzotta (ex presidente Bpm, Ndr) non si dimise quando l’operazione Bper è stata bocciata (nel 2007, Ndr). Ci è spiaciuto poi il suo nome fosse avvicinato a quello di Zingales che tanto abbiamo criticato». L’economista Luigi Zingales è stato minacciato di querela da parte di Piazza Meda per aver parlato esplicitamente della necessità di un «commissariamento» dell’istituto. 

10.40 – Ancora le battute finali del discorso di Ponzellini: «La Bpm è sempre stata un passo avanti sulla governance, è la prima ad aver detto di fare le assemblee a distanza e oggi l’approverà, e inserisce la meritocrazia che non è pagata a suon di bonus ma è basata su un premio morale e di carriera e minimamente economico. Credo non abbia paura delle 5 deleghe perché se un Governo un giorno si sveglia ce ne potrebbe dare 10, a noi non fa paura nessun tipo di delega, perché quando c’è da conquistare il favore di chi vota per noi un management compatto e la nostra rete non deve avere paura del mercato, che non ci può conquistare finché siamo una cooperativa, che ha tre pilastri: soci, cda, management». Su quest’ultimo punto il numero uno di Bpm ha sottolineato: «alla prossima assemblea presenteremo un management ringiovanito».

10.35 – Ponzellini: «A Salonicco il caffé costa 2,50 euro, se si va nei ristorantini stile Trastevere si spendono 100 euro». L’urto della tempesta greca, per il presidente Bpm, si può reggere soltanto «con una capitalizzazione più forte». Gli Amici della Bpm, continua il numero uno di Piazza Meda, «ci sta aiutando per ottenere delle condizioni più di mercato che ci secca approvare ma le condizioni di mercato ci impongono, vedo volontà di ammodernare con coraggio e consapevolezza». La cooperativa deve essere bella non solo per i soci, dice Ponzellini, «ma anche per gli investitori». 

10.30 – Ponzellini: «Giovedì siamo andati in Bankitalia e abbiamo dimostrato che i rischi sono inesistenti e quei clienti indicati come pericolosi pagavano regolarmente e sono tutti in ottime condizioni, parecchi di questi anche con cassa attiva. I rilievi importanti riguardano l’information technology, lì senz’altro siamo carenti ma entro la fine dell’anno riusciremo a mettere a livello il sistema informatico. La nostra banca però non fa giochi telematici sui titoli, dietro ogni nostro investimento c’è una persona, un artigiano».

10.25 – Ponzellini: «Il modello cooperativo salvaguardia la nostra banca da queste “umiliazioni” di valore» derivanti dalla situazione delle piazze finanziarie e dei debiti sovrani europei. «Così come siamo stati coraggiosi e innovativi su tante cose dobbiamo esserlo anche sui meccanismi di borsa, dobbiamo trovare un meccanismo affinché i soci e i lavoratori che hanno messo i loro risparmi nella banca con tanto attaccamento non siano penalizzati perché in Grecia si sono sbagliati i meccanismi delle pensioni o perché la Spagna ha investito troppo nel settore immobiliare o perché l’Irlanda abbia esagerato con i derivati». 

10.20 – Ponzellini: «L’Europa è sotto attacco della speculazione internazionale». E ancora: «Il mercato dei titoli borsistici è alle soglie del ridicolo. Esempio: la Banca di Legnano è stata valutata 1,2 miliardi e ha 130 sportelli, mentre Bpm vale 800 milioni. Perché questa penalizzazione?». Poi parte uno strale contro Draghi: «Regole contraddittorie dell’autorità di vigilanza» portano una primaria casa di moda a quotarsi ad Hong Kong. Evidente il riferimento a Prada. 

10.15 – Il presidente del Collegio Sindacale Salvatore Rino Messina rivolge un «accorato invito» all’assemblea a esprimere un consenso in particolare sulla modifica delle deleghe, al fine di salvaguardare il modello cooperativistico, «alle volte è meglio perdere una battaglia ma vincere la guerra», ha detto.

10.10 – Per non meglio specificate “questioni idrauliche” Ponzellini cede la parola al direttore generale Enzo Chiesa chiedendogli di spiegare il cambiamento delle condizioni del prestito convertendo 2009/2013.

10.00 – La votazione sulla parte ordinaria passa senza intoppi, Ponzellini apre i lavori sulla parte straordinaria.  

9.45 – Il presidente Massimo Ponzellini apre i lavori, presenti in sala 935 soci in proprio o per delega, ma gli azionisti di Piazza Meda continuano ad affluire nei padiglioni della vecchia fiera. All’arrivo in sala è stato distribuito un volantino degli “Amici della Bpm” in cui viene ribadito il no all’aumento delle deleghe di voto.