Bruxelles si rassegna al fallimento della Grecia

Bruxelles si rassegna al fallimento della Grecia

Alla fine Bruxelles ha ceduto. Per il debito greco arriverà il reprofiling, cioè il riscadenzamento dei termini. Lo ha ammesso Amadeu Altafaj Tardio, portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. «Come già spiegato negli scorsi giorni dal commissario Rehn, i nostri esperti stanno lavorando a questa possibilità, su cui c’è un dibattito in corso», ha affermato Altafaj. L’obiettivo è però solo uno. «La condizione estremamente importante che non ci sia la percezione che sia un “credit event” (un default, ndr)», ha aggiunto il funzionario. Tuttavia, i mercati hanno già un’altra opinione. Per loro il reprofiling è fallimento.

La partita sul futuro del debito sovrano ellenico è giunta a un punto di svolta. A 13 mesi dal primo bailout da 110 miliardi euro e a pochi giorni dal secondo, che dovrebbe essere nell’ordine di 70 miliardi, arriva l’ammissione. Le parole del portavoce di Rehn arrivano dopo quelle della Germania. Per voce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaëble, Berlino aveva ipotizzato «un riscadenzamento di sette anni per tutti i bond emessi dalla Grecia». Il tutto senza un mero accordo fra debitori e creditori, ma solo sulla base dell’insolvenza di fatto di Atene. Ma Francoforte non ci sta. Non vuole che uno Stato dell’eurozona possa dichiarare fallimento perché vuole evitare un effetto domino che si renderebbe inevitabile. Tutto sarà comunque definito nella riunione dell’Eurogruppo, il consiglio dei ministri delle Finanze europei, prevista per martedì prossimo.

La soluzione per Atene è il frutto di una concertazione fra la Banca centrale europea (Bce) e Berlino. La prima, come ha rimarcato ieri il presidente Jean-Claude Trichet, preferisce che gli istituti di credito europei aiutino «volontariamente» Atene tramite l’appoggio al reprofiling. La seconda, per via dell’esposizione delle banche tedesche sulla Grecia, circa 40 miliardi di dollari secondo gli ultimi dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), non poteva far altro che appoggiare questa possibilità, seppure con molte ritrosie. Oggi infatti il Bundestag, la camera bassa del Parlamento tedesco, ha approvato la mozione, non vincolante, per il sostegno finanziario alla Grecia. È stato sottolineato che «il piano di aiuti preveda il coinvolgimento dei creditori privati». Sono due le realtà più coinvolte nella questione ellenica: Commerzbank, esposta per 3 miliardi di euro, e Deutsche Bank, con a rischio 1,6 miliardi. Sopra i due istituti di credito c’è il debito di Atene, circa 340 miliardi di euro (492 miliardi di dollari), coinvolta in un programma di consolidamento fiscale tanto draconiano quanto di lenta esecuzione. 

A Francoforte, tuttavia, non sono tutti d’accordo. Il membro tedesco del board della Bce, Jürgen Stark, ha spiegato che «non è necessario un coinvolgimento del settore privato» per il bailout di Atene. «Bisognerebbe pensarci due volte: la Bce non è contraria al coinvolgimento di privati ma le condizioni devono essere chiare», ha sottolineato il banchiere centrale. Nello specifico, per l’economista tedesco «la partecipazione al programma deve essere puramente volontaria e non determinare un default». Come fatto notare anche dal portavoce di Rehn, non deve circolare l’idea che l’operazione che si sta compiendo con Atene sia un fallimento. Del resto, a sancire questo precetto ci ha pensato anche Stark: «È tempo di bloccare queste discussioni sterili. La vera questione è il programma di risanamento della Grecia e che venga pienamente rispettato».

La quadratura del cerchio, con il reprofiling, pare essere realtà. Secondo fonti della Bce, interpellate da Linkiesta, l’ammontare del riscandenzamento potrebbe interessare titoli fino a un massimo di 170 miliardi di euro. Le perdite derivati da questa operazione dovrebbero essere comprese, secondo l’Eurotower, fra i 40 e i 50 miliardi di euro. Sebbene possa sembrare una cifra di non poco conto, l’obiettivo della Bce è quello di assorbire le perdite tramite le nuove emissioni obbligazionarie di Atene e l’utilizzo dell’European financial stability facility (Efsf), il fondo salva-Stati che nel 2013 sarà sostituito dallo European stability mechanism (Esm).

Alle voci di Bruxelles i mercati hanno reagito in modo convulso. L’indice Markit iTraxx SovX Western Europe, il barometro del rischio sovrano nell’Europa continentale, è salito fino a quota 207 punti base, il valore più alto dal 7 gennaio scorso. Inoltre, i Credit default swap (Cds), i derivati che immunizzano dal fallimento di un titolo, sul debito greco ieri hanno raggiunto i 1.563 punti base sulla piattaforma Markit, il massimo storico. È il sintomo di tutta l’incertezza che sta invadendo gli investitori. Quali saranno le banche che accetteranno il reprofiling? Come reagiranno gli altri Stati? Basteranno queste misure per scongiurare un’epidemia nell’eurozona? Tutte domande che, per ora, non hanno una risposta.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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