Chi aveva sete, ha votato sì. Chi sono i cattoreferendari

Chi aveva sete, ha votato sì. Chi sono i cattoreferendari

Nel complesso e variegato mondo dei diversi ordini e associazioni, orientamenti e indirizzi (anche politici), una parte della comunità cattolica ha avuto successo nel contribuire ad organizzare la mobilitazione e nel portare al voto gli elettori. I due quesiti, quello sulla gestione dei servizi pubblici che consentiva, tramite gara, l’affido a società a controllo pubblico o privato, e quello sulla determinazione delle tariffe idriche che prevedeva profitti garantiti sulla tariffa, avevano come minimo comune denominatore quello dell’acqua.

«La gente umile e semplice è stata toccata e ha cominciato a reagire. L’acqua è l’anello di congiunzione fra il nulla, la vita e il creato. Ma come abbiamo pensato di privatizzare la madre? L’acqua è la madre di tutta la vita e questo ha toccato l’anima della gente. Siamo davanti a una rivoluzione culturale». Padre Zanotelli, da sempre voce importante dei padri comboniani, missionario che ora vive nel rione Sanità a Napoli, dice anche: «Mi è spiaciuto che si sia parlato di acqua pubblica. L’acqua è un bene comune, il più importante. Insieme all’aria sono beni che appartengono all’umanità e devono essere gestiti dall’umanità».

«Sulla questione che solo i privati hanno i soldi da investire: i privati non andranno mai a sanare i malfunzionamenti, perché sono interessati al guadagno. È la fiscalità pubblica a dover investire e non mi si dica che non ci sono soldi, sono balle!». Del campo cattolico, che «non è stato semplice né facile. C’è voluto del tempo, dato che alcuni temevano che fosse una questione politica o politicizzata». La sua campagna era invece volta all’acqua come «elemento fondamentale, dal battesimo come rinascita e vita nuova», ed è stata affiancata «anche se non da un documento della Cei, dalle dichiarazioni di molti vescovi e dell’Azione Cattolica. C’è stato un bel movimento nel mondo cattolico».

Questo “bel movimento” è partito da lontano. «Insieme con dei laici ci siamo trovati e abbiamo fatto dei percorsi, anche prima dei referendum», dice don Bruno Bignami, vice-rettore del seminario di Cremona e autore del saggio «L’acqua è nostra!», pubblicato sulla Rivista del Clero Italiano e ripreso anche dal sito della Caritas. Il riferimento è a un passaggio della Genesi dove si rivendica la proprietà di alcuni pozzi d’acqua. Il senso di quel “nostro” non dovrebbe essere quello della proprietà, «ma di tutti».

Per Bignami, la forte mobilitazione di una parte del mondo cattolico si spiega così: «L’acqua è legata al tema della vita. È un tema decisivo, che fa parte del dna del cristiano». Non solo questo, «la risposta così forte ha a che fare con la fede e su questo tema ci sono state voci molto chiare». Altre – all’interno del mondo cattolico – hanno taciuto. «Credo che vi sia stata una lettura prima partitica e non una comprensione dell’insegnamento sociale. Si è detto che era tutto un po’ politicizzato, ma i referendum sull’acqua sono nati nella società civile».

Don Walter Magnoni invece è responsabile del servizio per la pastorale sociale e il lavoro nella Diocesi di Milano. «All’interno del mondo cattolico c’è stato un impegno anche perché abbiamo avuto la sensazione che non si stesse parlando dei referendum. Molte persone hanno detto “mobilitiamoci”. In questo momento c’è un senso civico molto alto». Bisognerà vedere i dati di Milano, quello che è certo però è che anche la Diocesi «era interessata a dare degli strumenti alle persone per capire cosa c’era in gioco».

Anche da Aggiornamenti Sociali, rivista redatta da gesuiti e laici, «si è invitato a una partecipazione ampia, ma non abbiamo dato indicazioni di voto», dice Chiara Tintori, redattrice del giornale. «Da quello che potevamo percepire, si è trattato di un argomento molto vicino alle problematiche concrete delle persone. Sono delle realtà che richiamano dei valori che per un cattolico sono di immediata comprensione». Anche l’interesse per il referendum sull’energia, «è andato di pari passo».

Comunque, «non la viviamo come una vittoria del mondo cattolico in quanto tale. Le persone hanno scelto, al di là di strumentalizzazioni, di partecipare. I nostri strumenti di comunicazione hanno lo scopo di far riflettere la gente». Insomma, con le amministrative archiviate da due settimane, «il vento non è cambiato perché è cambiata qualche giunta, ma perché la gente si sta svegliando».

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