Donne libere e autodeterminate, la Lega si fa pannelliana

Donne libere e autodeterminate, la Lega si fa pannelliana

«Perché una donna di 46 anni può adottare un bambino e non può partorirlo?». A parlare non è un leader radicale, ma un assessore veneto della Lega Nord. Franco Manzato, 45 anni, considerato il “filosofo” della Lega Nord, assessore regionale alle Politiche Agricole, risponde a Linkiesta sulla delibera approvata in Veneto, martedì scorso, dalla giunta Zaia, che ha sollevato fino a 50 anni il limite d’età concesso alle donne che fanno richiesta di fecondazione assistita, a carico delle struttura sanitaria pubblica regionale.

«A me scandalizza in misura maggiore Elton John che a 63 anni, col suo compagno David Furnish, ha adottato un bambino, (nel dicembre 2010, partorito da una “madre surrogata” che vive in California)». Cita il caso del cantante perché è omossessuale? «No, perché è vecchio. Siamo naturalmente coscienti, come Lega, che parte del nostro elettorato può non essere d’accordo su questa decisione. Ma sono posizioni troppo individuali per potersi esprimere in termini universali».

Una decisione clamorosa, che ha sollevato non pochi malumori tra medici, tecnici e politici. Il vecchio limite di 43 anni è così caduto, nell’adeguarsi «alle richieste delle donne sul territorio», spiega Manzato. Il limite di 4 cicli di trattamento per il primo livello e di 5 per il secondo, sono invece rimasti invariati, così come l’età limite del padre: 65 anni. A fissarli era stato uno staff medico composto dai ginecologi Federica Nenzi (ospedale di Oderzo), Antonino Lorè primario a Belluno), Franco Diani (Azienda ospedaliera di Verona), Gianni Nardelli (primario dell’Azienda ospedaliera di Padova), Giancarlo Stellin (ospedale di Trecenta), Emanuela Zandonà (clinica Pederzoli di Peschiera) e Andrea Baffoni (ospedale di Conegliano).

Diciassette i centri pubblici che la adotteranno in Regione e venti quelli convenzionati che potranno usufruirne. «In realtà – ricorda Manzato – la legge 40 (quella sulla fecondazione medicalmente assistita che limita a tre il numero di embrioni da impiantare in utero, e al centro di una violenta campagna referendaria che non raggiunse il quorum, nel 2005) non prevede alcun limite di età, non è specificato. Ci siamo limitati ad accogliere le esigenze che provenivano dal territorio. Non è un mistero che l’età media si sia sensibilmente alzata: le donne giungono alla maternità dopo percorsi di realizzazione in società e sul lavoro: i tempi fisiologici si allungano, dunque perché non consentire loro di esprimere quelli che sono desideri individuali e identitari del tutto legittimi?».

Qualcuno potrebbe obiettare che, in questo modo, ciascun limite imposto può essere superato, in spregio alla tutela di quelli che sono i diritti di chi deve nascere. Che ne pensa? «Innanzitutto vorrei precisare che è fatto tutto sotto rigoroso controllo medico. Oltre alla biologia e alla natura non occorre trascurare il sistema di valori che muove le scelte degli individui. Perché ignorarlo? Non è altrettanto dignitoso? Non si tratta di scelte irresponsabili, si è a conoscenza di tutti i rischi. Non si tiene mai conto della maggiore apertura che c’è all’estero dove sono consentite cose qui in Italia oggetto di veto. Se si può fare in alcuni paesi europei sviluppati, perché non qui da noi?».

Tra le novità ve n’è anche un’altra rivoluzionaria: l’incapacità di concepire e di procreare dopo un anno o più di rapporti sessuali non protetti è considerata già, a tutti gli effetti, “sterilità”. Dato non marginale: ciò consente infatti di avviare subito gli opportuni accertamenti diagnostici, senza perdite di tempo o ulteriori attese. Anche le prestazioni di fecondazione assistita mutano: non più in regime di ricovero, ma ambulatorio (anche per «razionalizzare le risorse»). I casi considerati a rischio, sono chiaramente esclusi. Ma non è pericoloso per le pazienti? «Non so risponderle su questo», dice Manzato, «ma se è stato stabilito dallo staff tecnico immagino di no». Anche Luca Coletto, assessore alla Sanità della Regione Veneto, aveva dichiarato in una recente intervista sul Corriere del Veneto: «Non possiamo non tener conto di un’aspettativa di vita in crescita e di casi, come quello di Gianna Nannini, che testimoniano la possibilità di procreare anche nella maturità. Abbiamo voluto andare incontro ai desideri della nostra gente e regalare un’opportunità alle pazienti meno giovani. Non c’è niente di male».

In un Paese come il nostro, che fatica ad accettare perfino l’introduzione, nelle strutture pubbliche, delle pillole abortive già utilizzate in altri paesi – come la Ru486 – o della pillola contraccettiva, stupisce una decisione di così grande apertura. «Guardi – risponde Manzato – non è una questione politica o partitica. A nostro avviso il legislatore o il politico deve concedere ai suoi cittadini l’opportunità di scegliere, non può intervenire d’imperio in materie tanto delicate e soggettive. I partiti non ci devono entrare. Devono tenere conto di sensibilità ed esigenze differenti, e porre le condizioni. Non bisogna sottovalutare gli aspetti personali e unici, identitari della persona: la voglia di dare amore, nel partorire un bambino». 

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