Gli “incazzatos” napoletani in piazza per de Magistris

Gli “incazzatos” napoletani in piazza per de Magistris

NAPOLI – Dagli indignatos di Spagna agli “incazzatos” napoletani. Il popolo arancione di Luigi de Magistris, macchiato dal nero dei sacchetti, apre una pagina su Facebook e scende in piazza gridando al boicottaggio del piano rifiuti del nuovo sindaco-beniamino di Napoli. Un ribaltamento di fronti: chi prima scendeva in piazza contro ogni ipotesi di “deposito” della spazzatura, oggi protesta per un piano che prevede l’apertura di siti di stoccaggio e di trasferenza. Tutti confidano che, così come prescrive la legge, negli stoccaggi i sacchetti resteranno per 72 ore e nelle trasferenze al massimo per 6 mesi.

Già, ma per andare dove? Nelle discariche campane (che possono ospitare 100mila tonnellate prima di essere tutte sature), in quelle fuori Campania (Lega Nord permettendo) oppure nel termovalorizzatore di Acerra, la madre di tutti i mali per il popolo anti-inceneritore che oggi esprime il vicesindaco di Napoli, quel Tommaso Sodano ex senatore di Rifondazione Comunista, autore di innumerevoli denunce contro il sistema integrato dei rifiuti campani ma al tempo stesso definito anche il “signornò” della spazzatura campana.

«Lo stoccaggio in un’area per oltre sei mesi è equiparabile a una discarica, senza che questa abbia i requisiti di una discarica»: così diceva Sodano, ex presidente della commssione Ambiente nel marzo 2009 quando fu interrogato in qualità di testimone al processo per le irregolarità nella gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti che ha come imputati i vertici della società Fibe e l’ex governatore Antonio Bassolino. Una frase che oggi si sente ripetere dall’altra parte del tavolo: lui, vicesindaco del capoluogo campano oggi incassa i dubbi e le diffidenze dei sindaci di Acerra e Caivano, lì dove secondo il decreto della Provincia di Napoli dovrebbero essere ospitate le tonnellate di pattume napoletane.

L’autore de “La peste”, (non Camus) il libro dedicato proprio alla catastrofe ambientale campana, quando si è trattato di discariche, trasferenze, stoccaggi e inceneritori ha avuto le idee chiare e un monosillabo in bocca: no.

No alla discarica Difesa Grande di Ariano Irpino, in provincia d’Avellino (marzo 2004); no alla riapertura della discarica di Giugliano (maggio 2004); no alla discarica di Parapoti a Montecorvino Pugliano nel Salernitano (giugno 2004); no al sito di stoccaggio nel comune beneventano di Morcone (dicembre 2007). No all’inceneritore di Acerra (2004), no al cdr di Caivano (2003) no al piano per la raccolta differenziata del Comune di Napoli versione Rosa Russo Iervolino.

Un disegno portato avanti con coerenza, fino a quando Luigi de Magistris non ha voluto Sodano alla sua destra per amministrare la città dell’eterna emergenza. E allora è iniziato il cortocircuito. La giunta vuole ripulire la città in modo politicamente corretto: senza discariche né per Napoli né per il suo hinterland. La decisione di aprire qualsiasi sito non è del Comune, bensì della Provincia; è Luigi Cesaro colui che deve firmare i decreti per le aree di stoccaggio e trasferenza o per le discariche. La Provincia non si è mossa e la città ha iniziato a soffocare di munnezza. Ora che la Provincia ha indicato le aree, i sindaci dei comuni interessati sono stati presi dal morbo del “Nimby” alla napoletana. E la crisi è servita. Quando Sodano ha cercato una mediazione, si è sentito ripetere le stesse cose che lui ha ripetuto per anni: gli stoccaggi di spazzatura vengono lasciati lì per anni e diventano discariche, l’incremento di patologie derivate dai rifiuti, l’impossibilità che lo sgarrupato termovalorizzatore di Acerra ingoi tutte quelle tonnellate di sacchetti in poco tempo. Sconfitto, dunque, con le sue stesse armi.

E ora Napoli fa l’autarchica: de Magistris poche ore fa ha lanciato l’ultimatum a Governo, Provincia e Regione, accusandoli di sabotare il suo piano: «Stiamo già lavorando a un piano alternativo fondato sull’autonomia della città che, senza se e senza ma, deve essere – e lo sarà – pulita dai rifiuti, anche per attuare quanto stabilito dalla prima delibera approvata in Giunta in merito all’estensione della raccolta differenziata a tutto il territorio cittadino».

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