Il popolo interrompe Bossi e grida: «Secessione»

Il popolo interrompe Bossi e grida: «Secessione»

PONTIDA – «Caro Berlusconi possiamo dire stop» [VIDEO]. È questo l’avvertimento di Bossi al premier. E, come dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che sale sul palco subito dopo il segretario del Carroccio, «chi ha orecchie per intendere, ha già inteso…». Secondo il Senatùr, «la premiership di Berlusconi è a rischio alle prossime elezioni, se non avrà attenzione per le richieste della Lega». «Però», aggiunge (e si leva persino qualche fischio), «non possiamo farlo cadere subito, perché è un periodo favorevole alla sinistra». Ma, come chiarisce Calderoli al momento della distribuzione di migliaia di volantini ai militanti: «Questo è lo scadenziario che diamo a Silvio con scritto “questo lo devi fare in una settimana, questo in dieci giorni, questo entro un anno. Se no, ora siamo alleati, ma tra un anno puntini puntini».

Bossi ha iniziato il suo comizio in polemica con i giornalisti “lecchini del potere” [VIDEO] (più tardi li definirà più esplicitamente “stronzi”), inviperito con quelli che avevano scritto di una Lega in subbuglio e di possibili contestazioni al “capo”.

Poi è passato al cuore del problema: la necessità di «dare più soldi ai cittadini». Come? Intanto, rivolgendosi al “Caro Giulio” (Tremonti) «rivedendo il patto di stabilità per i comuni virtuosi che sono strozzati come gli altri». E poi «mettendo fine alle missioni di pace o di guerra. Solo a far quello risparmieremmo un miliardino». Cosa confermata da Maroni: «Sono inutili e controproducenti. Non esistono bombe intelligenti e i clandestini arrivano tutti da noi».

Il colpo di scena arriva però dalla folla (80 mila persone) che più volte (almeno otto) [VIDEO] interrompe il leader – pur acclamandolo – col grido “secessione, secessione!”, “da soli, da soli!”. A un certo punto Bossi si ferma: «Va be’. Ho capito che volete la Secessione. La lega vi verrà incontro. L’altra volta ci è venuta contro la magistratura. Ma stavolta la nostra gente è ancora più incazzata». Il ritorno alla Lega di lotta galvanizza i militanti che innalzano anche un grosso striscione “game over”, ma provoca distinguo all’interno del movimento. Calderoli puntualizza subito dopo la fine del comizio «che bisogna perseguire la linea riformista. Se ai nostri obiettivi ci si arriva con le riforme, chi oggi chiede la secessione si accontenterà di un vero federalismo. E se non ci si arriva, Bossi è stato sufficientemente chiaro su leadership e premiership».

Sempre sull’alleanza di governo Bossi era stato critico ed esplicito anche in un altro passaggio. «Onestamente di errori il governo ne ha fatti. Penso soprattutto a Equitalia. Siamo stati quasi peggio della sinistra nel mandare a sequestrare beni alla gente. Hanno sequestrato case. Hanno messo sotto sequestro gli strumenti di lavoro agli artigiani, le mucche in stalla e i trattori ai contadini. Per fortuna questa cosa finirà. Martedì firmiamo il decreto che cambia del tutto Equitalia. Che le mette dei freni».

«Però – ha aggiunto – siamo onesti. Senza Berlusconi il federalismo non sarebbe passato. La sinistra non ce l’avrebbe dato. Anche il presidente della Repubblica, Napolitano, a parole me lo aveva promesso. Aveva detto: “Umberto ti aiuto io contro il centralismo romano”. Ma abbiamo capito presto che o ce lo facciamo da soli o niente».

Per finire, Bossi è tornato sull’argomento dei ministeri al Nord, «perché devono stare dove c’è la cultura delle fabbriche, non quella della burocrazia». Il sindaco di Monza gli ha portato come auspicio la targa ritoccata del suo dicastero, col nuovo indirizzo nel capoluogo della Brianza (in numerosi banchetti tutto attorno al pratone si raccolgono le firme per la territorializzazione dei ministeri). «Anche su questo Berlusconi aveva già firmato ma poi si è cacato addosso. Banalmente è andata così». E poi, chiamando Maroni vicino a sé, lo ha invitato: «Io e Calderoli traslochiamo al nord, vieni anche tu. Porta su l’Interno. Ce n’è bisogno, la Brianza è piena di mafiosi, di ’ndrangheta. Vieni a dargli una bella soppressata». Applausi, poi, per l’ottava volta il grido: “Secessione, secessione!”.