In Piemonte il leghista Cota non vuole rompere col Pdl

In Piemonte il leghista Cota non vuole rompere col Pdl

TORINO – La sua era una carriera al rialzo, era diventata assessore regionale la prima volta, a 33 anni, nel 2001 (alla Protezione civile). Nel 2010 le era stata, invece, affidata dal presidente Roberto Cota la delega più importante, quella alla Sanità. Combattiva, anche dura nei modi, Caterina Ferrero (Pdl), fedelissima di Enzo Ghigo, macinava voti su voti, fin dalla prima elezione a 27 anni, con uno sponsor d’eccezione, Nevio Coral, suo suocero (sindaco di Leinì per due mandati), arrestato l’8 giugno scorso con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Minotauro” contro la penetrazione della ‘ndrangheta nel Nord, che ha coinvolto (e scosso) la politica di centrodestra e centrosinistra piemontese. Pochi giorni dopo, per la nuora sono scattati gli arresti domiciliari: altra inchiesta, “Dark Side”, su appalti truccati nella sanità. Due indagini distinte ma che, secondo il procuratore generale Giancarlo Caselli, potranno avere delle saldature: «Siamo solo agli inizi».

Ferrero è accusata di turbativa d’asta e abuso d’ufficio, sospettata di aver favorito negli appalti Federfarma, revocando un bando di quasi 51 milioni di euro per la fornitura di pannoloni per anziani, e una clinica privata, Villa Maria Pia, a cui sarebbe stato assegnato, senza gara, il servizio di emodinamica all’ospedale di Chivasso, nonostante il piano regionale non ne prevedesse l’apertura. Tutto questo, secondo l’accusa, per «un ritorno politico». Era iscritta nel registro degli indagati dal 27 maggio, quando in manette era finito il suo braccio destro, Piero Gambarino, soprannominato “mister 15%” in riferimento alle presunte tangenti. Su di lui, l’ex assessore (si è dimessa dopo l’arresto, mercoledì) scarica ora buona parte delle responsabilità.

Per la Ferrero sono davvero tempi duri: la Lega nord l’ha praticamente liquidata, il suo partito (il Popolo della libertà), a parte un’ultima levata di scudi («un’inchiesta a orologeria» e «una misura eccessiva»), è stato tiepido nelle prime uscite: eventuali responsabilità sono di carattere personale, era stato il pensiero di Ghigo, coordinatore regionale del Pdl. Sembrano lontanissimi i giorni in cui per sostenerla si muoveva addirittura il ministro Ferruccio Fazio. In realtà, da quel convegno alla Gam, “Una sanità di eccellenza nella Torino del futuro”, non sono passati nemmeno due mesi . Caterina era una donna potente. Era.

La giunta Cota è nella bufera, uno scossone non da poco. Da un lato, il presidente si «libera» di una collaboratrice poco amica (tra i due non c’è mai stata sintonia) ed è pronto a stanare «le mele marce», dall’altro deve uscire dall’imbarazzo politico: Ferrero aveva rimesso le deleghe ma era rimasta fino a mercoledì nella squadra di governo. E proprio questa sua posizione avrebbe indotto la Procura a richiedere la custodia cautelare ai domiciliari, convinta del rischio di reiterazione del reato in quanto «l’assessore aveva mantenuto – ha sottolineato il procuratore aggiunto Paolo Beconi – un ruolo importante di possibile influenza sulle decisioni amministrative».

Cota aveva preferito il silenzio. Poi, da mercoledì 15 giugno, ha assunto le deleghe alla Sanità, in un clima teso, da resa dei conti nel centrodestra, che in parte ricorda lo scandalo Odasso dell’era Ghigo (tangenti e valvole cardiache difettose). Il centrosinistra va all’attacco e accusa il governatore di non assumersi alcuna  responsabilità politica, di evitare il merito della questione («La peggior politica è tornata nella gestione della sanità. Il presidente ha sottovalutato il problema ed è prigioniero dei condizionamenti politici» sottolinea il capogruppo del Pd in Regione, Aldo Reschigna) e si fa largo la parola «dimissioni». I primi a pronunciarla sono stati il Movimento 5 stelle e la Federazione della sinistra, ma dopo l’appello di Benvenuti in Italia, associazione vicina a don Ciotti, con lo slogan «Tangenti, firme false e pannoloni. Basta così», sembra far presa, oltre che in Sel e Idv, anche nel Pd, che finora ne aveva preferite altre.

Nella maggioranza lo scontro per la nuova nomina è tutt’altro che latente e mostra tutti i nervi scoperti. Nel Carroccio sono diffusi i malumori, una voglia di strappare, di smarcarsi e, quasi, di dire: di là c’è la cattiva gestione pidiellina, di qui la buona gestione padana, che potrebbe esser incarnata da Paolo Monferino, vicino al governatore. Ex manager Iveco, attualmente direttore generale della Sanità, in una telefonata del 24 dicembre tra Gambarino e Marco Cossolo, segretario di Federfarma Torino, viene definito «picio» e «scemo», «perché fa risparmiare soldi allo Stato». Lui, di fronte alle avances di Cota ha declinato, preferisce fare il tecnico.

La Lega, però, non può permettersi di alzare il tiro nei confronti dell’alleato diviso al suo interno in litigiose correnti: il risultato dell’ultima tornata elettorale non gioca a suo vantaggio. La perdita di Novara, la città di Cota, a favore del centrosinistra è una ferita ancora aperta. Così, vince il pragmatismo, e gli ultimi rumors danno per quasi certo l’accordo tra Cota e vertici del Pdl per assegnare la poltrona all’attuale vice presidente Ugo Cavallera. Toccherà a lui ex democristiano e già assessore all’Ambiente dal 2001 al 2005, sostituire la compagna di partito Ferrero.

Sono due le vicende che interessano l’esponente del Pdl. La prima, da cui è partita l’inchiesta, riguarda la revoca di una gara d’appalto per la fornitura di pannoloni, bandita da Src (la società di committenza della Regione) e poi revocata dalla giunta, dopo una relazione in cui l’assessore Ferrero parlava di esigenze di «revisione e riorganizzazione». Motivazioni pretestuose, secondo l’accusa, per favorire Federfarma. Il 23 settembre 2010, il giorno della revoca, Piero Gambarino, consigliere di Src e imprenditore edile, si sarebbe accordato con i vertici di Federfarma per fare in modo che la fornitura venisse assegnata alle farmacie a un prezzo più alto. Tentativo che, però, fu bloccato dall’intervento di Monferino. Gambarino, figura centrale dello scandalo, l’unico ancora in cella dei sette arrestati (cinque in carcere, due in casa) nell’operazione “Dark side”, avrebbe avuto, secondo la Procura di Torino, contatti con boss della criminalità organizzata: Achille Berardi e Valerio Ierardi, soci di minoranza della “Sport del Canavese srl” di cui Gambarino controllava una grossa fetta, sono stati arrestati durante l’operazione Minotauro.

La posizione della Ferrero si è aggravata dopo gli interrogatori seguiti agli arresti di fine maggio. «Indizi gravi, precisi e concordanti» ha detto il pm Beconi che «fanno pensare che l’assessore fosse perfettamente consapevole delle trattative, forse segrete» del suo braccio destro. La Ferrero si è difesa davanti al gip: «Proposi in giunta la revoca del bando di gara ma non sapevo che si stesse definendo un accordo con Federfarma». Gambarino non l’avrebbe informata. Sarebbe stata all’oscuro anche degli sviluppi sul centro di emodinamica – per cui è indagata per abuso d’ufficio insieme a Gambarino e al commissario dell’Asl To 4, Renzo Secreto – aperto in tempo utile per sostenere la campagna elettorale di Bruno Matola (Pdl), poi sconfitto al ballottaggio. Diverso il parere dei pm: «L’interesse è stato di tipo politico, favorire la rielezione del sindaco uscente». Come, di «interesse politico» sarebbe stata la revoca del bando sui pannoloni. Duro il commento di Caselli: «Emerge un’attenzione a certi risvolti politici: l’interesse generale che dovrebbe presiedere all’operato della pubblica amministrazione si combina con altri profili». Frasi che non sono piaciute a Enzo Ghigo, in un primo tempo tiepido: «Se come politico non posso essere portatore dalle istanze del territorio allora come devo muovermi?».

Giovedì, il governatore Cota, che ha assunto le deleghe alla Sanità, è intervenuto in consiglio regionale proponendo l’istituzione di una agenzia di controllo interno sull’attività della Regione e aprendo alla richiesta del Pd di una di commissione d’inchiesta. Gli obiettivi sono «fare chiarezza» e «portare avanti la riforma della sanità». Ora, deve decidere il sostituto della Ferrero. Potrebbe farlo dopo Pontida visto che – ha dichiarato – «ogni volta che torno da lì, ho una carica pazzesca». Spariglierà le carte o farà l’equilibrista?

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