La Grecia vara l’austerity tra le fiamme

La Grecia vara l’austerity tra le fiamme

La Grecia approva il nuovo piano di austerity. Il maxi programma da 28 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica e 50 miliardi in privatizzazioni ora è legge. Il voto, come ha ricordato anche il premier George Papandreou, era cruciale per sbloccare i 12 miliardi di euro della quinta tranche di aiuti finanziari da parte della trojka composta da Banca centrale europea (Bce), Fondo monetario internazionale (Fmi) e Ue. Fino all’ultimo, c’è stata incertezza sul risultato finale, che è arrivato per una manciata di voti. L’austerity passa per 155 voti a 138, ma non si placa l’incertezza politica in cui è scivolata la Grecia, dato che il socialista Panagiotis Kouroublis è stato espulso per aver votato contro Papandreou. Positive le reazioni delle istituzioni. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha ricordato su Twitter che è stato un voto di responsabilità nazionale. I mercati, nonostante i guadagni odierni, sono scettici. 

Il giorno più lungo di Atene ha iniziato a essere bollente fin da subito. I manifestanti indipendenti, a cui sono idealmente vicini gli Indignados spagnoli, hanno continuato le loro proteste in Piazza Syntagma, di fronte al Parlamento ellenico. Dentro a quest’ultimo, continuava la lotta politica fra il Pasok, il partito socialista del premier George Papandreou, e Nea Dimokratia, il partito di centrodestra guidato da Antonis Samaras. Fin dalla vigilia del voto, tuttavia, è l’esito pareva scontato. «L’austerity serviva, serve e servirà. Non possiamo fare altro che chinare il capo e votare a favore», ha detto in mattinata Alexandros Athanasiadis, uno dei membri del Pasok che più aveva mosso dubbi sull’efficacia dell’operato di Papandreou. Nonostante i malumori, il Pasok ha votato compatto, mentre Nea Dimokratia ha lottato, ancora pochi minuti prima del voto, per evitare che «l’austerity metta ancora più in ginocchio il Paese». A loro ha risposto il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, che ha rimarcato come non fosse altra soluzione. «O Programma a medio-termine, cioè tagli, o fallimento», ha detto il sostituto di George Papaconstantinou. Simili le parole del governatore della Banca di Grecia, George Provopoulos, che nei giorni scorsi ha definito «suicida» votare contro l’austerity. 

Alla notizia del voto, piazza Syntagma è esplosa. Già al mattino la polizia aveva lanciato lacrimogeni contro la folla infuriata contro le misure del Parlamento. Con oltre 400 feriti fra manifestanti e membri delle forze dell’ordine, per Atene è stata un’altra giornata di fuoco e fiamme. E non è ancora finita. Il quotidiano ellenico Ekathimerini, riportando la voce dei civili presenti di fronte alle Camere greche, ha spiegato che per i prossimi giorni le proteste continueranno.

Sul fronte dei mercati, la giornata è stata caratterizzata da un corposo rally in attesa del voto. Tutte le piazze finanziarie europee sono state interessate dai rialzi, che hanno toccato anche il 2,5% come nel caso di Madrid e Milano, per molti operatori le due osservate speciali per il post voto di Atene. I guadagni sono continuati anche dopo il risultato piuttosto risicato, sull’onda delle dichiarazioni dei governanti europei. «È davvero una buona notizia», ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel, sottolineando che però la strada per la stabilità della Grecia è ancora lunga. Soddisfazione anche da parte del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann. A lanciare un allarme è però Josef Ackermann, numero uno di Deutsche Bank, una delle banche più esposte sui bond greci: «Se fallisce sarà peggio di Lehman Brothers». Nonostante ciò, la strada sembra quella proposta dalla Francia nel vertice di Roma: un rollover, cioè lo scambio di bond maturati con quelli di nuova emissione. Di questa soluzione non è sembrato risentirne l’euro, che ha continuato a rafforzarsi contro il dollaro dopo lo scivolone della scorsa settimana. Attualmente la moneta unica è scambiata intorno a quota 1,437, dopo un picco di 1,444. 

Anche sui mercati secondari è migliorata la situazione della Grecia. I rendimenti dei titoli greci a 10 anni rimangono sempre su quote proibitive, cioè oltre il 16,3%, oltre 1.300 punti base di spread coi corrispettivi tedeschi. I Credit default swap (Cds), i derivati di protezione contro l’insolvenza, si sono contratti di 141 punti base, facendo tornare Atene intorno quota 1.910 punti. Resta comunque elevata la probabilità di un default selettivo, come dimostra il costo di tali strumenti. Un Cds, infatti, assicura un investitore contro il fallimento di un bond quinquennale del valore di 10 milioni di dollari. E per immunizzarsi sul crac ellenico occorre spendere 1,91 milioni di dollari l’anno. Analogamente, anche i Cds sull’Italia hanno registrato un ribasso, dai 208 punti di venerdì scorso ai 175 di oggi. Tuttavia, c’è da rilevare che nei giorni antecedenti il voto, sono stati numerosi gli investitori che hanno deciso di chiudere le proprie posizioni sui Cds greci. Secondo la Depository trust & clearing corporation (Dtcc), la clearing house mondiale per questi prodotti, il nozionale sui derivati greci è sceso del 4,8 per cento.

«Per noi la situazione rimane uguale a prima». Con queste parole, il gestore del portafoglio europeo di Pimco, Andrew Balls, ha commentato lo scrutino del programma di austerità in salsa greca. Vale a dire che per il più grande fondo obbligazionario mondiale, Atene è già fallita. 

fabrizio.goria@linkiesta.it