L’applauso più lungo è per Tabacci

L'applauso più lungo è per Tabacci

Chissà se settimane di rumors, ipotesi e smentite hanno contribuito a nutrire la folla che s’accalcava a Palazzo Marino, in attesa che, in sala Alessi, il nuovo sindaco di Milano annunciasse la nuova giunta. Molti giornalisti, certo. Ma anche visitatori, curiosi, consiglieri e volti già noti a chi ha seguito questa lunga campagna elettorale. In sala, ad attendere insieme ai cronisti e alla giungla di telecamere e obiettivi, anche qualcuno che non è entrato in giunta e neppure in consiglio, come Milly Moratti. Valerio Onida (ex candidato alle primarie) e Umberto Ambrosoli (vicino al sindaco) in prima fila, si siedono uno accanto all’altro: un anticipo, in un certo senso, di ciò che li attende, come componenti dell’Autorità per le Garanzie civiche (partecipazione e trasparenza), neo-creatura concepita da Pisapia e già annunciata la settimana prima del ballottaggio.

Molti gli applausi, e perfino le sollecitazioni ad “andare avanti” dalla platea in attesa. Il sindaco chiarisce: “Ho ascoltato tutti e ho preso le decisioni in piena autonomia. Se avrò sbagliato, la responsabilità sarà esclusivamente mia”. Il “pericoloso estremista”, l’uomo che rubava auto e frequentava brigatisti in gioventù – come lo aveva dipinto la campagna dell’ex sindaco Moratti – si è invece rivelato un moderato: una giunta che ha poco di Sinistra e Libertà e molto più un colore che a qualcuno ricorda la vecchia Dc. L’assessorato al Bilancio, una poltrona che pesa, non è andato infatti a un sinistrorso di Sel, né tanto meno al Pd. Il sindaco ha preferito affidarlo a Tabacci – ex diccì – che ha difeso strenuamente, dal giorno in cui è è arrivata la notizia della sua nomina, dai malumori delle pance di molti uomini di sinistra. Nomina che sembra, per il momento, piacere alla “società civile” che accoglie l’annuncio in sala Alessi con un applauso sensibilmente più caloroso di quello riservato ad altri.

Il sindaco che parla già di “Rinascimento civico”, precisa anche i criteri con cui ha effettuato le scelte: qualità delle proposte e delle competenze e rappresentanza di genere. Aveva promesso giovani e donne, e ha presentato giovani e donne, non senza qualche polemica. Prima il capitolo “giovani”. Pierfrancesco Maran, 31 anni, del pd, già consigliere comunale e forte di un pieno di preferenze, assumerà l’incarico di assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo Urbano e Verde. Anche Pierfrancesco Majorino, già capogruppo del pd, 38 anni, si siederà sulla poltrona dell’Assessorato Politiche Sociali e servizi per la Salute, a lungo in bilico sulla Cultura (poi affidata a Boeri).

Le donne sono un discorso a parte. Se per gli uomini, in un certo senso, hanno contato le preferenze ricevute in consiglio, le donne sono state pescate dalla cosiddetta “società civile”, come già aveva annunciato il sindaco. Nella loro scelta ha pesato più il profilo che si sono guadagnate durante le rispettive attività nella società: chi a guida di un carcere come Bollate – Lucia Castellano, che guiderà la Casa e il Demanio, oltre ai Lavori Pubblici – e Chiara Bisconti (Benessere, Qualità della Vita, Sport e Tempo Libero). Se la prima ha in un certo senso “soffiato” l’incarico a chi di case si è occupata da anni – Carmela Rozza, consigliere pd con un bel bottino di voti, oltre 2500 – la seconda si è dedicata per anni – come manager della San Pellegrino – di risorse umane, con una peculiare attenzione alla conciliazione tra esigenze familiari e lavoro (lei stessa ha tre figli). MariaGrazia Guida, della Casa della Carità di Don Colmegna, è diventata vicesindaco con Delega all’Istruzione e Attuazione del Programma. In lei non si è riconosciuta l’area “di centro” legata alla Bindi, che ha fatto entrare in giunta Marco Granelli (2049 preferenze), a cui è andata la Sicurezza, anche lui legato agli ambienti Caritas.

Cristina Tajani, 33 anni, di Sel, è legata invece alla Cgil (dal 2003 è funzionario della Camera del Lavoro): a lei sono andate le Politiche per il Lavoro. Molti la segnalano anche perché allieva di Michele Salvati e Pietro Ichino (ha fatto il dottorato alla Statale di Milano, nel dipartimento di studi del lavoro e del welfare del giuslavorista). Diverso discorso per la Daniela Benelli, di Sel, che è stata Assessore alla Cultura della Provincia di Milano con Filippo Penati. A lei è andato l’assessorato all’area metropolitana. L’Urbanistica, per cui in un primo momento si pensava a Boeri, è invece di Ada De Cesaris: passato da ambientalista e votata dal precedente consiglio comunale come garante per questi referendum (“famosa per i suoi ricorsi”, spiegano in consiglio). Un’altra donna di Sel che ha fatto il pieno di preferenze, Patrizia Quartieri, così come la Rozza non ha avuto alcuna carica.

Qualche donna nei partiti e nel consiglio non ha ben compreso questa virata di Pisapia sulla società femminile, per le nomine. Lui se l’è cavata dicendo: “Ringrazio chi pensa di non aver avuto un giusto riconoscimento in questa campagna elettorale, ma questa giunta è figlia di una grande stagione di partecipazione”. Nel cortile di Palazzo Marino s’aggirava anche Marilena D’Adamo: a lei si era pensato in un primo momento come vicesindaco. Qualche amico a lei vicino ci dice che la carica non le interessava – è già senatrice – ma su questo i pareri non convergono. Moderato anche il profilo dell’assessore alle attività produttive, Franco D’Alfonso: di area socialista, ha corso per la lista Civica per Pisapia Sindaco. A Boeri, attorno a cui si sono spese molte parole durante queste settimane è andato un assessorato di spessore: Cultura con delega a Expo, Moda e Design. Lui avrebbe preferito la carica di vicesindaco, ma dal suo entourage ammettono che la situazione pareva mettersi piuttosto “in salita”, negli ultimi giorni e – in fondo – “è andata bene così”. 

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