Ma Bruxelles insiste: nuovi soldi ad Atene

Ma Bruxelles insiste: nuovi soldi ad Atene

Dopo due giorni di confronto, da Bruxelles arriva un tentativo per risolvere l’impasse greca. Il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, stamani ha parlato di una nuova tranche da 12 miliardi di euro da approvare entro domenica e di un nuovo piano di aiuti, con la partecipazione dei privati, entro l’11 luglio, di concerto con il Fmi. Una roadmap definita con difficoltà – oggile piazze europeehanno chiuso in rosso – e molte polemiche, soprattutto nei confronti di Francoforte.

Come dimostrano le dure parole pronunciate da Lorenzo Bini-Smaghi, membro del consiglio direttivo dell’istituzione di Francoforte, nel corso di un intervento in Vaticano: «chiedere, come è stato fatto di recente, che la Bce estenda le scadenze dei titoli di Stato in suo possesso o accetti titoli di uno Stato considerato in default come collaterale per le operazioni di rifinanziamento del sistema bancario è una violazione del divieto della banca centrale di finanziare monetariamente i Tesori previsto nel trattato». Insomma, dai piani alti dell’istituto comunitario non gradiscono di essere tirati per la giacchetta dalla politica: «qualsiasi pressione in tal senso viola le norme di indipendenza che difendono la Bce» ha specificato Bini-Smaghi.

A fine marzo 2010, la Bce aveva annunciato la decisione di prolungare al 2011 le regole sui collaterali, continuando ad accettare titoli di Stato con rating BBB- (cioè al limite dell’investment grade) come garanzia per erogare finanziamenti pronti contro termine alle banche europee in difficoltà, in particolare greche, per poi, il 3 maggio 2010, sospendere il metro del rating per non affossare il sistema bancario ellenico. Secondo i calcoli di alcuni operatori, i titoli greci, irlandesi e portoghesi detenuti dalla Bce come collaterale ammonterebbero a 80 miliardi di euro. Non solo.

Nell’ambito del programma di riacquisto di bond sul mercato secondario, lanciato sempre nel 2010, la Bce ha acquistato finora 110 miliardi di euro in bond periferici, di cui 45 ellenici. Per Barclays, un taglio del 50% del valore nominale dei bond ellenici riacquistati da Francoforte significherebbe una perdita dell’8% per la Bce. Niente di grave, fosse solo questo. «L’eurosistema vanta un totale di 87 miliardi di euro di crediti nei confronti delle banche greche che si rifinanziano presso la Bce, per la metà garantiti da titoli di Stato ellenici» spiega Luca Mezzomo, economista di Intesa Sanpaolo. 

I prestiti verso i Pigs da parte dell’istituto di Francoforte, invece, non uscirebbero direttamente dalle casse della Bce, ma della Bundesbank, per una questione prettamente tecnica che sta però assumendo un peso politico dirimente. In un recente articolo su Vox ripreso dall’Economist, Hans Verner Sinn, docente di Finanza pubblica all’Università di Monaco e direttore dell’Ifo, spiega come, attraverso il meccanismo Target 2, la Bundesbank avrebbe prestato 300 miliardi di euro ai Paesi periferici dell’Eurozona, accollandosi di fatti i costi dei bailout al posto della Bce. Si tratta di un sistema di compensazione delle transazioni interbancarie per riequilibrare le entrate e le uscite delle banche commerciali e delle banche centrali dei singoli Stati. Esempio pratico: un contadino greco chiede un prestito alla propria banca per l’acquisto di un trattore in Germania.

La banca in questione, non potendo rivolgersi al mercato interbancario se non pagando interessi elevatissimi (e di conseguenza non concedendo il credito al cliente) li chiede alla Banca centrale ellenica, che stampa euro per l’occasione, incrementando le sue passività. Questi soldi vengono poi trasferiti dal contadino al produttore tedesco, attraverso il sistema delle banche centrali nazionali. L’effetto è che la base monetaria della banca greca ritorna normale, ma le attività della Bundesbank, facendo il giro inverso, aumentano. La Buba così si ritrova un attivo in attesa di essere compensato dalla Bce, la quale, a sua volta, ha un attivo nei confronti della Banca centrale greca. In buona sostanza, si tratta di un’esportazione di capitale. Secondo alcune stime, la Buba ha 326 miliardi di crediti provenienti dalle altre banche centrali nazionali dei 17 Paesi che compongono l’Eurozona. 

Nella lettera di accompagnamento alla candidatura di Mario Draghi alla Bce presentata dal Consiglio al Parlamento Europeo, una delle domande poste a Draghi riguardava proprio il sistema di compensazione Target 2. Secondo il Governatore di Bankitalia, «una richiesta di compensazione iscritta nel bilancio di una banca centrale nazionale non costituisce di per sé un rischio per la banca centrale nazionale che fa da controparte». Qualora la Grecia uscisse dall’eurosistema, come verrebbero ripartite le perdite tra le banche centrali? 

C’è un altro punto che da tecnico è diventato politico. Come si spiegano i toni di inusuale durezza usati dalla Bce nei confronti del ministro delle Finanze tedesco Schauble, tanto sulla sua proposta di risadenzamento dei titoli greci quanto sull’ipotesi di coinvolgere i privati? «Le banche europee che hanno titoli greci in portafoglio li tengono sospesi: in termine tecnico si dice “available for sale”, cioè sono iscritti a bilancio non al valore di mercato ma al nominale. Se la partecipazione dei privati al programma causasse una dichiarazione di default dei titoli greci da parte delle agenzie di rating, questi portafogli dovrebbero essere svalutati» nota ancora Mezzomo. E se le agenzie di rating giudicassero i bond greci in default, la Bce non potrebbe più accettarli come collaterale, generando una crisi di liquidità. E non «di debito» come ha sempre sostenuto finora Angela Merkel.  

antonio.vanuzzo@linkiesta.it

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