Ma de Magistris ancora non sa dove mettere i rifiuti

Ma de Magistris ancora non sa dove mettere i rifiuti

NAPOLI – Raccolta differenziata per ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti dai napoletani. Ma il giorno più lungo di Luigi de Magistris, iniziato con l’esordio in Consiglio comunale e continuato con la prima seduta di giunta, ha un grande interrogativo: dove mettere la monnezza che in queste ore torna ad ammorbare Napoli? Per questo motivo il sindaco ha fatto tutto in fretta: firmato la prima delibera sui rifiuti, nominato il consiglio d’amministrazione di Asìa, la municipalizzata che si occupa di nettezza urbana e poi preso parte ad un vertice convocato d’urgenza in Prefettura, con Asl, Agenzia regionale ambiente, Regione Campania e Provincia di Napoli.

Il primo atto di Luigi de Magistris ha una data di scadenza: 90 giorni. In tre mesi il Comune di Napoli si impegna ad estendere il sistema di raccolta differenziata porta a porta a 13 quartieri napoletani, interessare complessivamente 325mila abitanti contro i circa 145mila attuali. Nel frattempo, l’azienda di igiene varerà un piano per estendere la differenziata a tutto il capoluogo.

Il pacchetto “riduzione spazzatura” riprende e potenzia una serie di iniziative già varate, senza successo, dall’Amministrazione di Rosa Russo Iervolino, come l’obbligo di vendita di verdura defoliata e l’incentivazione alla vendita di prodotti sfusi o alla spina. Fra le novità c’è il divieto di pubblicità postale non indirizzata, lo stop all’usa e getta e riciclaggio totale e il coinvolgimento della grande distribuzione organizzata nel recupero di prodotti freschi invenduti prossimi alla data di scadenza.

Fra i progetti più curiosi, de Magistris e il vicesindaco con delega ai rifiuti, Tommaso Sodano hanno inserito nell’atto anche la valorizzazione dell’acqua pubblica con un progetto particolare: la realizzazione di 10 fontanelle pubbliche di acqua, refrigerata e addizionata di anidride carbonica. Insomma: l’acqua del sindaco avrà le bollicine.

La parte più discussa e complessa riguarda l’impiantistica: Napoli non ha isole ecologiche a sufficienza e il sindaco ha disposto entro 15 giorni un crono-programma della loro entrata in esercizio. Entro due mesi, si cercheranno ulteriori centri di conferimento della spazzatura per quel che riguarda l’impianto di compostaggio. Per risparmiare i 6 milioni d’euro che l’Amministrazione partenopea spende per spedire fuori Napoli la frazione umida, Palazzo San Giacomo vuole acquistare, con un project financing e con la collaborazione degli industriali, un impianto di compostaggio allocato a Caivano, nell’hinterland partenopeo, attualmente fermo. Siccome sul fronte dell’emergenza i rapporti con Regione Campania (il governatore Stefano Caldoro proprio oggi ha riparlato di “emergenza” per Napoli) e Provincia di Napoli sono di reciproca diffidenza, sarà stipulato un patto che garantisca per Napoli che i rifiuti non sosteranno più di 72 ore nelle piattaforme temporanee.

Poi, la vicenda inceneritore. Nella delibera si parla di un generico “compiere nelle sedi opportune ogni azione tesa alla individuazione di una soluzione che escluda la realizzazione del termovalorizzatore di Napoli est”. In realtà il Comune è pronto a ritirare la disponibilità dei suoli per l’inceneritore, avviando una battaglia legale contro Provincia e Regione.

Una battaglia politica e trasversale: dolori anche nel centrosinistra, dopo l’azzeramento del consiglio d’amministrazione dell’Asìa, voluto dal sindaco. Nell’azienda entrano il torinese Raphael Rossi e il direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice, entrambi contrari all’inceneritore. Ma l’amministratore delegato resta Daniele Fortini, numero uno di Federambiente e sostenitore della politica dei termovalorizzatori. «L’abbiamo deciso per garantire la continuità, visto che Fortini conosce bene la macchina amministrativa» ha de Magistris. Che però dovrà fare i conti con Federazione delle Sinistre che ha già espresso il suo malcontento rispetto a questa scelta.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta