Vacanze low cost, isole greche in vendita

Vacanze low cost, isole greche in vendita

Prepariamo assegni e fidejussioni: la Grecia vende le sue isole. Il Governo di Atene, per contrastare all’emorragia di liquidità, si prepara a cedere proprietà pubbliche per 42,9 miliardi di dollari, fra cui le concessioni per l’utilizzo di casinò e golf resort negli arcipelaghi ellenici. Saranno oltre 75.000 i beni, attualmente gestiti dalla Hellenic public real estate corporation, a rientrare nel programma. Fra questi, come rivela il Wall Street Journal, potrebbero esserci anche porzioni di isole greche. C’è chi si è già organizzato, come l’agenzia immobiliare Private Islands, che in catalogo ha tre pagine di angoli di paradiso sparsi fra il Mar Egeo e lo Ionio. Nel frattempo, non diminuiscono le voci di un imminente ristrutturazione del debito.

Dopo il bailout da 110 miliardi di euro, avvenuto nel maggio 2010, e dopo l’accordo di massima che permetterà ad Atene di ricevere altri 70 miliardi entro inizio luglio, ecco che arriva un nuovo piano di sostegno finanziario. Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Ue sono pronti a dare altri soldi al Pireo. Ma prima, servono dei sacrifici, a cominciare dalle isole. Come aveva anticipato il Guardian nello scorso giugno, Santorini e Mykonos potrebbero finire in mano estera. Un anno fa il premier George Papandreou aveva duramente attaccato i giornalisti del quotidiano britannico: «Sono degli speculatori al soldo degli speculatori, non saranno pignorati né il Partenone né le isole né le spiagge e neppure gli ospedali greci». Eppure, nel corso degli ultimi 12 mesi il vento è cambiato. Il cappio intorno al collo di Atene si sta stringendo sempre più, nonostante i pesanti piani di austerity che sono stati messi in campo.

Sarà la National Bank of Greece a occuparsi della prima tranche di vendita. E ci sarà molto da lavorare, dato che sulle oltre 6.000 isole, solo 230 sono abitate. Ma la banca ellenica sarà anche aiutata da un sito molto particolare. Su Private Islands, boutique della compravendita di isolotti e atolli di assoluta esclusività, stanno fiorendo le occasioni per diventare proprietari di un paradiso sullo Ionio o sull’Egeo. Prendiamo Little Amorgos Island, 494 acri di «eccezionale occasione per creare un resort, o una cittadina del lusso, nel pieno del Mar Egeo», il tutto per la modica cifra di 6,1 milioni di euro. Come rapporto qualità/prezzo, nulla batte Nafsika: 1,235 acri per 6,9 milioni di euro e la sicurezza di avere «la migliore isola privata greca presente sul mercato». L’affare è doppio perché, come ricorda proprio l’agenzia, un anno fa Nafsika costava 15 milioni di euro. Ma se non si hanno così tanti soldi, si può ripiegare su St. Athanasios, 2,5 acri di micro isola in vendita a 1,25 milioni di euro. Volete esagerare? Ecco che Private Islands vi presenta St. John’s, 750 acri di «magistrale esempio della bellezza del Peloponneso a soli 15 minuti da Atene». Il prezzo? Ovviamente su richiesta.

Mentre Atene sta mettendo in vendita le proprie isole, continua la girandola di indiscrezioni sul futuro del Paese. Olli Rehn, commissario Ue agli Affari economici e monetari, in un’intervista a Bloomberg ha rimarcato per l’ennesima volta che «una ristrutturazione del debito non è una soluzione da prendere in considerazione». Invece, Rehn preferirebbe una struttura di fallimento controllato come il reprofiling, il riscandenzamento dei bond finora emessi. «Una soluzione come quella del Belgio negli anni Novanta è un esempio di come si possa gestire una criticità con un allungamento delle scadenze delle emissioni obbligazionarie di banche e Stati», ha detto Rehn. Per il commissario finlandese è consigliabile che Atene continui coi tagli alla spesa pubblica, con il processo di privatizzazione degli enti governativi e che metta in atto un programma finanziario di «ristrutturazione volontaria» per gli istituti di credito che vogliono compiere questo passo.

Un’ulteriore tegola sul destino del Pireo potrebbe arrivare dal Fmi. Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), l’istituzione di Washington che ora sta cercando il suo nuovo direttore generale potrebbe non erogare la prossima parte del prestito approvato nel maggio 2010. «L’autorizzazione al versamento arriverà solo se il finanziamento dell’attuale piano sarà assicurato per i prossimi 12 mesi. La troika (Fmi, Ue e Bce) sembra essere certa che la situazione non sia questa», ha scritto la Faz. Sono quindi a rischio i 12 miliardi di euro che dovevano essere versati in questi giorni? Secondo il ministro delle Finanze George Papaconstantinou «non ci sono rischi, perché la firma fra noi e la troika è vicina». Sul piatto ci sono tagli sempre maggiori, come l’ultimo previsto dal ministro del Lavoro Louka Katseli. I lavoratori dai 18 ai 25 avranno lo stipendio ridotto del 20% rispetto a quello previsto dal contratto collettivo di lavoro. Difficile che loro possano permettersi un’isola su Private Islands. 

fabrizio.goria@linkiesta.it