Alla Villa di Monza i ministeri, ma la gestione è dei privati

Alla Villa di Monza i ministeri, ma la gestione è dei privati

Oggi si aprono i ministeri al Nord nella città lombarda di Monza. O meglio, tre stanze. Tanto basta a far gridare vittoria al Carroccio e al ministro Roberto Calderoli per un mini-trasloco dal forte valore simbolico. Luogo scelto per le sede distaccata dei dicasteri per le Riforme, dell’Economia e per la Semplificazione normativa, la Villa Reale nel capoluogo della provincia di Monza e Brianza. Un patrimonio neoclassico voluto da Maria Teresa d’Austria e progettato da Giuseppe Piemarini nel 1780 con un parco da 750 ettari nel cuore della Brianza congestionata dal traffico e capannoni.

Oggi, a oltre 200 anni dai fasti degli Asburgo, la Villa è usata principalmente per mostre ed esposizioni e da anni attende una ristrutturazione stimata in oltre 100 milioni di euro. Nell’ala della Cavellerizza della Villa (diventata Reale quando Eugenio di Beauharnais, nel 1805, venne nominato viceré del nuovo Regno d’Italia e fissò qui la sua residenza) c’è anche l’Istituto statale d’arte che ha 8 aule dichiarate inagibili dal Comune di Monza, con le solette che rischiano di cedere. Ed anche se la scuola cade a pezzi, si è preferito dare spazio ai circa 150 metri quadri dei ministeri.

E le ristrutturazioni che lo stabile attende da anni? Il consorzio che gestisce l’intero stabile (composto da Ministero dei Beni culturali, Regione Lombardia, Comune di Monza e Comune di Milano), presieduto dal sindaco di Monza Marco Mariani, ha deciso di affidare un intervento di recupero e valorizzazione a un soggetto privato. Da individuare attraverso un bando di gara indetto da Infrastrutture Lombarde, la Spa a controllo regionale che si occupa del patrimonio immobiliare di Regione Lombardia e che si assicura una percentuale milionaria per tutti gli appalti pubblici. Infrastrutture lombarde è la cassaforte del potere ciellino (il delfino di Roberto Formigoni, Raffaele Cattaneo, è presidente del consiglio di sorveglianza) che gestisce i ricchi appalti dell’edilizia sanitaria, le infrastrutture e i progetti legati all’Expo e soprattutto il patrimonio immobiliare.

Il 6 luglio scorso è arrivata l’aggiudicazione per la Italiana Costruzioni spa, la società che avrà le chiavi della Reggia, e – per rientrare dai costi sostenuti (5 milioni di euro) – avrà la possibilità di sfruttare commercialmente il prestigioso corpo centrale di Villa Reale. Tre settimane prima, a Pontida, la decisione di aprire i ministeri al Nord. E Formigoni, tra annunci e malumori sulle finalità poco chiare delle sedi periferiche, ha espresso le sue perplessità sull’operazione: «La Villa Reale di Monza non ha al momento a disposizione un solo metro quadrato per ospitare eventuali uffici ministeriali perché l’ala centrale dell’edificio, che sarà oggetto di un intervento di recupero, sarà destinata a totale uso pubblico».

Uso totale pubblico? La pensa diversamente Roberto Scanagatti, consigliere comunale del Pd di Monza, che attacca: «Non è ancora chiaro qual è la destinazione d’uso finale degli ambienti che saranno oggetto dell’intervento di recupero, né che ruolo avranno i privati nella gestione degli spazi. La Villa Reale è patrimonio della città mentre siamo di fronte a un’occupazione per uffici di partito, con l’aggravante di portare un Ministero per la semplificazione che non semplificherà nulla». Le preoccupazioni, sollevate dal movimento cittadino «La Villa Reale è anche mia», che ha raccolto 12mila firme, sono soprattutto legate al bando: dare in gestione a un privato la Villa per 20 anni, a un canone di appena 60mila euro l’anno (per 9000 metri quadri), e, in cambio, la percentuale dello 0,7% sui ricavi è un regalo da tutti i punti di vista: una svendita perché la gestione della Villa Reale vale molto di più e non necessariamente chi ristruttura è il soggetto più adeguato per la gestione.

Nel bando è previsto di poter utilizzare le risorse pubbliche stanziate dalla Regione per un importo di 18 milioni, a fronte di un impegno del vincitore di soli 5 milioni, al fine di ristrutturare il corpo centrale dell’edificio. E il resto dello stabile che cure riceverà? Al privato, per rientrare dai costi, è stata data la possibilità di sfruttare gli spazi per «le aree a destinazione commerciale, laboratori artigianali, bar e caffetteria, ristorante e spazi flessibili e polifunzionali». «La logica del recupero fortemente voluto dal Pirellone – dice il consigliere regionale Pippo Civati – è stata ribaltata rispetto al precedente progetto e a quanto succede nel resto d’Europa: un bene del valore della Villa Reale viene dato in mano ai privati in una gestione senza paletti e che significa solo vantaggi per loro».

Anche Palazzo Marino non nasconde le critiche per i ministeri al Nord e la gestione del patrimonio: «Da un punto di vista tanto politico che istituzionale non possiamo che esprimere sbalordimento», ha dichiarato Gianni Confalonieri, direttore delle relazioni istituzionali del Comune di Milano, che nella riunione del 20 luglio scorso ha abbandonato i lavori all’assemblea del consorzio per protesta. Domande e dubbi raccolti e girati al sindaco Mariani: «Il discorso sulla Villa Reale è molto più ampio – spiegano dal Comune di Monza – ma il sindaco non rilascia alcuna dichiarazione».

michele.sasso@linkiesta.it