Mohamed, egiziano, 26 anni (da sei in Italia) ha sborsato settemila euro per mettersi in regola. Soldi buttati. «Li ho dati a un italiano, si chiama Salvatore, che ho contattato tramite un mio connazionale», spiega. In cambio dei soldi, l’italiano promette a Mohamed di assumerlo con la sanatoria colf-badanti del settembre 2009. Assieme all’improbabile qualifica di colf, Mohamed spera di ottenere anche il permesso di soggiorno.
Una truffa, una delle migliaia di frodi che si sono consumate in Italia nelle frenetiche settimane a cavallo del settembre 2009 ai danni di lavoratori immigrati. Con un giro d’affari clandestino di almeno 53 milioni di euro finiti nelle tasche di datori di lavoro senza scrupoli, faccendieri, sedicenti avvocati e commercialisti.
La stima è stata elaborata dal Naga, un’associazione milanese che da anni presta gratuitamente assistenza sanitaria e legale agli stranieri, che ha condotto un’indagine su un campione di circa 450 immigrati vittime di truffa. «Queste persone hanno pagato da un minimo di 500 euro fino a 8.400 euro a testa. Con una media di 3.027 euro», spiega Nadia Bovino, operatrice del servizio legale Naga. «Solo per il nostro campione abbiamo raggiunto il milione di euro».
Moltiplicando i 3mila euro di media, per il numero di domande rigettate dalle Prefetture (32.376) e per quelle «rinunciate» (2.671, dati del ministero dell’Interno, ndr) si raggiunge l’incredibile somma di 106.087.000 euro. «Abbiamo preso in considerazione solo queste due tipologie perché, in base alla nostra esperienza, è qui che più frequentemente si nascondono le truffe», spiega Nadia Bovino. Ipotizzando che però, solo nella metà dei casi il rigetto nasconda una frode si raggiunge comunque l’impressionante cifra di 53 milioni di euro.
Per comprendere le ragioni che hanno portato a questa situazione occorre però fare un passo indietro. Il 15 luglio 2009 diventa legge (numero 94/2009) il cosiddetto “Pacchetto sicurezza” che ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di clandestinità: una condizione che coinvolge più di 700mila immigrati (ma secondo alcune stime almeno un milione). Circa la metà sono colf e badanti: con la nuova legge anche queste miti signore diventano pericolose fuorilegge. E con loro anche datori di lavoro e affittuari italiani.
Per evitare che anziani e bambini si ritrovino senza assistenza, il governo vara in fretta e furia un secondo provvedimento di sanatoria per il «lavoro domestico». Il 5 agosto 2009, appena tre giorni prima del «pacchetto sicurezza» il provvedimento entra in vigore. Nelle case italiane si tira un sospiro di sollievo. Mentre qualcuno si frega le mani.
«Questa sanatoria ha prodotto truffe ed estorsioni senza precedenti», commenta oggi Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga. «Inoltre la legge non ha previsto meccanismi di tutela per il lavoratore straniero: è il datore di lavoro a impugnare saldamente la pratica di regolarizzazione, con tutte le conseguenze che questo comporta», aggiunge. Una situazione che era già stata ampiamente prevista dai sindacati e persino da alcune questure nell’estate 2009 che lanciarono ripetuti appelli alla prudenza. «Il rischio truffa è molto alto», diceva Giuseppe De Angelis, dirigente dell’ufficio immigrazione della Questura di Milano. «Non date soldi a nessuno, non affidatevi ad agenzie improvvisati o a sedicenti amici. Ma a patronati seri o a un datore di lavoro che si conosce bene».
Ma la tentazione era troppo forte. Per uno straniero, del resto, entrare regolarmente in Italia è praticamente impossibile. La sola via d’accesso legale sono le quote che vengono stabilite ogni anno con il decreti flussi e che si esauriscono nell’arco di pochissimi minuti: lo “spiraglio” aperto dalla sanatoria del settembre 2009 ha dato a migliaia di persone la speranza di poter finalmente uscire alla luce del sole.
«Riservare la regolarizzazione solo a colf e badanti ha permesso che si creasse un mercato nero di vendita di documenti falsi e di prestanome per il permesso di soggiorno», dice Edda Pando della rete Immigrati Autorganizzati, realtà che tra novembre e dicembre 2010 ha dato vita all’occupazione della torre di via Imbonati, a Milano. «Si tratta di gente disperata, persone che vivono con la paura di essere espulsi», incalza Horge Carazas, di Immigrati Autorganizzati. «Quando si è diffusa la notizia della sanatoria chi era senza documenti ha accettato di pagare qualsiasi cifra venisse richiesta. Chi non lo avrebbe fatto?».
Su questo terreno di speranza e ingenuità hanno avuto gioco facile spregiudicati truffatori di ogni sorta. Il signor M.P. ad esempio ha presentato domanda di regolarizzazione per ben 47 cittadini stranieri: la normativa però permetteva di assumere al massimo tre persone (due colf e una badante). E la Prefettura di Milano ha rigettato le altre 44 domande. A Pavia un commercialista ha truffato 30 immigrati facendoli “sanare” da altrettante persone che erano state detenute nel carcere di Opera, ovviamente ignare di tutto. Altro escamotage molto diffuso: recuperare i dati anagrafici di falsi e ignari datori di lavoro dall’elenco dei morti.
Per tranquillizzare i migranti, i truffatori hanno spesso consegnato loro ricevute false. Tra quelle viste dagli operatori del Naga ci sono finte convocazioni in una Provincia diversa da quella indicata, ricevute false, una con tanto di refusi grossolani («poponenti»), una convocazione presso l’inesistente prefettura di Legnano e altri documenti palesemente “taroccati”. Nell’83% dei casi esaminati dal Naga, i truffatori sono italiani (seguiti da egiziani e senegalesi) e nel 71% dei casi hanno agito grazie all’aiuto di un intermediario della stessa nazionalità del truffato.
Quel che è più grave è che con le regole attuali i truffatori sono intoccabili e sanno di poterla fare franca: nessun immigrato senza documenti potrebbe sporgere denuncia senza venire espulso. «Se le istituzioni non decideranno d’intervenire i reati connessi alla sanatoria passeranno sotto silenzio», conclude Pietro Massarotto.
«Per questo motivo abbiamo chiesto un incontro al procuratore di Milano, Bruti Liberati», aggiunge Ilaria Scovazzi responsabile immigrazione di Arci Milano. Chiederemo di istituire un pool di magistrati per smascherare questo racket». Per la regolarizzazione degli stranieri truffati che decidono di denunciare, le associazioni chiedono il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione sociale (articolo 18) o il rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione o per motivi umanitari. «Crediamo però che l’unica soluzione davvero auspicabile sia un profondo ripensamento dell’attuale legge sull’immigrazione», conclude Scovazzi.