E alla Bce scoprono che anche Tremonti è un rischio

E alla Bce scoprono che anche Tremonti è un rischio

FRANCOFORTE – Quanto è compromesso ora Tremonti? Dovrà dimettersi o, come al solito in Italia, non c’è questo pericolo? Francoforte, ore 21. Giornalisti e operatori si chiedono, a pochi giorni dalla fiducia sulla manovra da 47 miliardi di euro, se il superministro delle Finanze sarà costretto a dimettersi in seguito all’affaire Milanese. Nei corridoi della Banca centrale europea (Bce), dove si continua a professare, con estremo dogmatismo, che non c’è nessuna possibilità per un «default greco», tutti vogliono sapere quali saranno gli sviluppi della nuova “affittopoli”.

E dire che, prima di ieri sera, l’unica questione italiana in grado di scaldare gli animi degli euroburocrati riguardava il futuro di Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo di Eurotower a cui Silvio Berlusconi ha chiesto di farsi da parte per sedare i malumori francesi, che non vedono di buon occhio due italiani nel comitato Bce che dal prossimo novembre riferirà a Mario Draghi. L’Italia è nel mirino. Da due giorni Roma è, insieme a Lisbona e Madrid, l’osservato speciale nell’eurozona. L’incertezza che scaturisce dal piano di austerity firmato Tremonti, pari a circa 50 miliardi di euro, in teoria dovrebbe mettere al riparo da un eventuale contagio greco. Ma, data la velocità con cui l’Italia sta scalando le classifiche dei Paesi con il più elevato deterioramento del rischio d’insolvenza, nessuno scenario può essere escluso a priori.

Il debito italiano, circa 1.890 miliardi di euro, spaventa investitori e regolatori. In molti sanno che il nostro Paese è il più esposto nel mercato dei Credit default swap, i contratti derivati che assicurano sul crac di un asset. Con circa 24 miliardi di dollari come valore nozionale e quasi 280 miliardi come cifra complessiva di tutti i Cds attualmente aperti, Roma è prezzata come piazza vivace per via del suo debito pubblico. In tanti qui, nel cuore economico dell’Europa, pensano che la vicenda Milanese avrà pesanti ripercussioni sul prezzo di titoli di Stato e Cds, costringendo l’Italia ad adottare misure di austerity draconiane. In molti si attendono un allargamento dello spread fra Btp e Bund tedeschi, come riflesso dell’incremento legato all’incertezza politica italiana. C’è tuttavia un’altra questione al centro dei discorsi di una tranquilla serata nei pressi del monumento alla moneta unica: perché un ministro delle Finanze popolare come Tremonti avrebbe dovuto accettare un appartamento pagato profumatamente da un membro del suo staff?

Abituati alle complicazioni della politica nazionale, i giornalisti stranieri che frequentano l’istituzione di Francoforte si spiegano la situazione in un solo modo: c’è di più. Peccato che questo «di più» arrivi in un momento cruciale per l’Italia. I più interessati sono i londinesi e gli irlandesi. Non è chiaro il motivo di ciò, ma l’impressione che sia un continuo sberleffo nei confronti di Roma è la risposta più verosimile. Durante l’evento, c’è anche spazio per un momento di riflessione sul nostro Paese. Un alto dirigente dell’Eurotower parla a ruota libera e spiega la sua attuale visione sulla congiuntura economica corrente. E c’è spazio per parlare di Italia. Curiosamente, una delle citazioni preferite di chi sta ai piani alti coinvolge un altro italiano, molto apprezzato tra Bruxelles e Francoforte: Mario Monti. Quest’ultimo, recentemente, aveva espresso sul Financial Times la sua visione della «malsana gentilezza» nel coordinamento delle politiche fiscali comunitarie, considerata dall’Eurotower una delle cause principali della crisi finanziaria. Nessun commento, invece, su Silvio Berlusconi, se non quello più frequente nell’ultimo anno. Qual è? Ovviamente il bunga bunga.