I soliti ignoti del rame che saccheggiano ferrovie ed acquedotti

I soliti ignoti del rame che saccheggiano ferrovie ed acquedotti

L’incendio di ieri alla stazione romana di Tiburtina è l’ennesimo colpo dei ladri di rame? L’ipotesi è di Trenitalia che non esclude la manomissione o l’asportazione di cavi o di collegamenti in rame o alluminio come causa dell’incendio che ha bloccato la circolazione ferroviaria di mezza Italia. Aldilà delle ipotesi ufficiali per l’affair Tiburtina, le cronache di provincia raccontano da anni di furti «dell’oro rosso» con asportazioni di rame dai binari, interruzione di corrente, roghi nelle cabine elettriche, blocco della circolazione e i correlati disagi e ritardi. Non passa giorno senza segnalazioni di furti: nell’ultima settimana allarme a Lodi (con la la convocazione urgente Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza) e nelle campagne del ragusano dove le linee elettriche dell’Enel sono prese di mira interrompendo l’elettricità delle aziende agricole.

Dalla grande rapina al treno al furto di rame dei binari. In un secolo e mezzo l’epopea dei ladri è diventata una guerra tra poveri. Fino a contorni drammatici. Nel mese di maggio mese due morti, in Sardegna e a Firenze, e sparatorie nel foggiano. Ma non solo: i ladri di rame hanno messo fuori uso per una giornata intera la linea ferroviaria che collega Milano a Cremona e Mantova e ritardi in Toscana e nel Lazio. Altri danni hanno recato danni alle linee dell’Acquedotto Pugliese lasciando senz’acqua mezza provincia di Lecce.

In primis è stato il rame dei cimiteri il bersaglio dei piccoli criminali. Ad Arese, alle porte di Milano, la «banda del rame» negli ultimi sei mesi ha preso di mira i cimiteri che si trovano nella parte nord di Milano. Il bottino è il rame delle scossaline e grondaie, prelevate dalle parti comuni delle strutture cimiteriali, ma anche vasi e portavasi, portaritratti, fregi prelevate anche dalle lapidi, tutto quello che si poteva trovare sulle tombe, che erano state saccheggiate in gran numero. In Sardegna è morto folgorato lo scorso 20 maggio su un traliccio di una linea elettrica da 15mila volt un 31enne di Iglesias. A Fluminimaggiore (in provincia di Carbonia-Iglesias) l’uomo, insieme a un’altra persona che ha dato l’allarme al 118 dopo l’incidente, stava tagliando un cavo della linea elettrica quando è stato colpito dalla scarica mortale. I due probabilmente pensavano che fosse disattivata e stavano tranciando un cavo con cesoie non isolate.

Stesso copione per un giovane romeno a Firenze impegnato nel furto di rame e folgorato da una scarica da 15mila volt in un cabina dell’Enel. L’ipotesi iniziale era una caduta accidentale sulla riva dell’Arno, quando era stato accompagnato in fin di vita da tre connazionali alla polizia municipale di Rignano sull’Arno (Firenze). Dopo alcune ore sono stati arrestati con l’accusa di favoreggiamento personale: il ventiseienne sarebbe rimasto folgorato mentre rubava del rame nella cabina. Nel foggiano spari alla stazione elettrica della Terna Energia che si trova in località Ratino, nelle campagne di San Severo. Qui c’è stata una sparatoria tra una guardia giurata e tre rapinatori. Lo scopo? Rubare cavi elettrici e le numerose attrezzature che si trovano nella sede dell’azienda energetica.

Sempre in Puglia danni alle linee dell’Acquedotto Pugliese: Lecce a secco. In una sola notte, sono stati trafugati circa un chilometro e mezzo di cavi, del valore di 50mila euro. Le conseguenze del furto sono disastrose. Sono state gravemente danneggiate le condotte e gli impianti dell’Acquedotto Pugliese a Corigliano, in provincia di Lecce, che hanno lasciato a secco mezza provincia. Fra località di mare, frazioni e zone industriali, i condotti collegano circa una trentina tra comuni e frazioni. I quadri elettrici e i trasformatori degli impianti sono stati letteralmente smantellati, le guaine dei cavi sparse per i locali privi dei fili in rame in esse contenute. E i furti dell’oro rosso ferma i treni sulla linea Milano-Mantova. Lo scorso 18 maggio treni soppressi, ritardi e disagi per i passeggeri a causa di un doppio furto di rame sulla linea Milano-Cremona-Mantova. In due punti diversi sono state portate via trecce di rame che formano i cavi usati per l’alimentazione elettrica. Anche nel Lazio e in Toscana continui furti con blocco dei treni diretti a Firenze ed Empoli e di mira la ferrovia regionale Roma-Lido per il furto delle trecce di rame che garantiscono il funzionamento del segnalamento. 

Un fenomeno che non conosce confini. In Serbia a giugno sono stati rubati tubi di rame attraverso i quali passava l’ossigeno, mettendo a rischio la vita di molti pazienti nell’ospedale di Novi Pazar, capoluogo del Sangiaccato, regione nel sudovest della Serbia. Come riferiscono i giornali di Belgrado, il furto è avvenuto nella notte tra lunedi 5 giugno e martedi 6 nei sotterranei dell’ospedale. Non è la prima volta che in Serbia si registrano furti di rame, che viene poi venduto a peso sul mercato nero.

La Polizia di Stato italiana conferma: il più ricercato a livello di qualità e purezza è il rame della Rete ferroviaria italiana (Rfi) che pertanto è anche il più rubato. Le regioni maggiormente colpite sono Piemonte, Lazio e Campania e in particolare la tratta Torino-Milano e quella dell’alta velocità Roma-Napoli. Molto battute anche le linee Torino-Pinerolo, Caserta-Napoli, Roma-Formia e Roma-Cassino. Sui binari morti, negli scali ferroviari in disuso, ma anche sulle linee dove ogni giorno passano migliaia di treni, merci e passeggeri. I danni provocati alle ferrovie italiane da questi furti ammontano all’incirca a tre milioni di euro all’anno per non parlare dei forti disagi provocati ai passeggeri, principalmente ritardi o blocchi sulla linea.
 

michele.sasso@linkiesta.it