Il Lodo Mondadori vale un quinto del patrimonio Fininvest

Il Lodo Mondadori vale un quinto del patrimonio Fininvest

Una multa pari al 20% del valore patrimoniale del Gruppo Fininvest. È questo il peso della sentenza di condanna depositata stamani dai giudici d’appello del Tribunale di Milano. La holding di Silvio Berlusconi dovrà così risarcire la Cir di Carlo Debenedetti. Il quale, in attesa della decisione della Cassazione, potrà chiedere immediatamente la cifra al premier, non essendo riuscito alla maggioranza il blitz in Finanziaria che avrebbe dovuto sospendere, a fronte di idonea cauzione, l’esecutività della sentenza di secondo grado.

Qualora la Cir decidesse di rivalersi immediatamente nei confronti del Gruppo, Fininvest (le cui partecipazioni rilevanti sono Mondadori, Mediaset e Banca Mediolanum) si ritroverebbe costretta ad accantonare mezzo miliardo di euro. Non proprio noccioline, nemmeno per una società che ha chiuso da poco il bilancio 2010 con numeri solidi rispetto al difficile 2009. Spulciando i conti approvati lo scorso 29 giugno, salta all’occhio la nota finale, che recita: «In riferimento alla vicenda Lodo Mondadori, Fininvest Spa conferma la propria convinzione che non sussista un danno risarcibile di cui debba rispondere e quindi, sotto il profilo delle appostazioni di bilancio, ritiene che non ci siano i presupposti per dar luogo ad alcun accantonamento». Tradotto: l’anno scorso non sono state prese misure per bilanciare un eventuale esito negativo della vicenda. 

Tuttavia, il risarcimento nei confronti del rivale Debenedetti potrebbe avere un impatto notevole sulla galassia Fininvest, pari al 20% circa del patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2010, a quota 2,525 miliardi di euro. Ovvero, oltre il 25% del margine operativo lordo (utile al lordo di tasse e ammortamenti) 2010, cresciuto dell’8,4% sul 2009, a quota 2,1 miliardi di euro. Questo per quanto riguarda il gruppo Fininvest nel complesso, che presenta un debito di 1,35 miliardi di euro, rispetto agli 1,17 del 2009.

Decisamente più critica la situazione di Mondadori. Quando, lo scorso aprile, presenziando a un convegno degli ex-Dc ex-Psi il Premier ha bollato come «rapina a mano armata» la multa allora quantificata dal giudice Raimondo Mesiano in 750 milioni di euro, per alcuni ha decisamente esagerato. Tuttavia, guardando sempre ai conti dell’anno passato, l’ammontare della sanzione comminata dai giudici milanesi supera il valore del patrimonio netto della casa editrice di Segrate: 518 milioni di euro.

Un disastro che si va ad aggiungere agli altri problemi dell’editore di Panorama e Il Giornale. Nei primi tre mesi del 2010, Mondadori aveva già accantonato 8 milioni di euro per per chiudere un contenzioso fiscale da 350 milioni di euro risalente al 1991, all’epoca dell’entrata nella galassia Fininvest, forte del giudizio favorevole in primo grado e in appello, rispettivamente nel 1996 e 1999. Nel Decreto incentivi prima, e in Finanziaria poi (22 maggio 2010), era stata inserita infatti una legge che, sostanzialmente, permetteva al contribuente che avesse una controversia pendente con l’Agenzia delle entrate da più di un decennio, a condizione di avere già vinto i primi due gradi di giudizio, di estinguerla pagando una cifra pari al 5 per cento della multa originaria. 

Fisco a parte, la sentenza sulla società editrice di Segrate arriva in un momento complicato per il Gruppo Fininvest. Il beauty contest bandito dal ministero dello Sviluppo Economico per l’assegnazione di cinque multiplex ai tre operatori “analogici” esistenti (Rai, Mediaset e La7) e a due nuovi entranti potrebbe essere rimandato in seguito al ricorso presentato da Tivuitalia, a cui il discastero di Paolo Romani non avrebbe riconosciuto lo status di operatore nazionale nonostante la copertura pari al 70% del territorio nazionale. Sul fronte Mediaset Premium, nonostante la scorsa settimana il vicepresidente del Biscione Piersilvio Berlusconi abbia dichiarato di aspettarsi una crescita dei ricavi pari al 20% anno su anno, nel primo quadrimestre 2011 la concessionaria sul digitale terrestre Digitalia08 avrebbe raccolto solo 38 milioni di euro, un livello non soddisfacente al netto di investimenti e promozioni. Per via della crisi, il mercato pubblicitario starebbe creando qualche grattacapo anche a Telecinco, principale canale privato generalista iberico controllato da Mediaset. Inoltre, rimane sul tavolo l’incognita della due diligence sull’acquisizione di Dmt, per integrare le rispettive infrastrutture di trasmissione, e la riorganizzazione della casa di produzione di format televisivi Endemol, acquistata a peso d’oro e ora nel pieno di una pesante riorganizzazione

Forti incertezze permangono anche su Mediolanum, che, seppure chiudendo il 2010 con un utile netto in crescita del 3% sul 2009 a quota 224 milioni di euro, e con un incremento delle masse gestite a 45,5 miliardi di euro, +14% anno su anno, oltre a un dividendo distribuito di 0,155 euro per azione, deve fronteggiare l’Agenzia delle Entrate. Gli ispettori del Fisco hanno infatti contestato un’evasione fiscale per a 121 milioni di euro relativa agli anni 2006-2009. Per il Berlusconi imprenditore, insomma, le multe non finiscono mai.  

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