Italia e mercati: arriva il lunedì della verità

Italia e mercati: arriva il lunedì della verità

L’Italia è nel mirino dei mercati finanziari. Per Roma inizia la settimana più lunga, dato che è prevista per la mattina di lunedì una riunione straordinaria del Consiglio europeo, convocata dal presidente Herman Van Rompuy. Dopo il primo lancio, grazie a Reuters, il portavoce di Van Rompuy, Dirk de Backer, ha smentito che il focus fosse sul contagio italiano, ma i dubbi restano. Dopo la pressione sui titoli di Stato italiani, arrivati a uno spread di quasi 250 punti base coi Bund tedeschi, il summit informalmente verterà anche sul nostro Paese. Nel mentre, i Credit default swap, i derivati che assicurano contro il crac, toccano un nuovo record a 249 punti base (dati Markit). E un alto dirigente della Banca centrale europea, senza nascondersi dietro metafore, dice a Linkiesta: «Bisogna stare attenti, l’Italia non è troppo grande per fallire, è troppo grande per essere salvata».

La crisi di Atene, dopo il bailout da 110 miliardi di euro varato nel maggio 2010, continua e di riflesso mette l’Europa in una posizione sempre più complicata. Le nuove vampate di sofferenza, fugate solo parzialmente dal nuovo piano di austerity approvato dal Governo di George Papandreou poche settimane fa, hanno solo procrastinato quanto i mercati finanziari sanno già da tempo. Atene dovrà ristrutturare il proprio debito. La portata di questa notizia ha avuto un impatto devastante fra gli operatori, amplificando il contagio della crisi europea dei debiti sovrani, che ora sta lambendo Roma, dopo aver fatto capitolare anche Dublino e Lisbona.

Nella riunione di oggi, Van Rompuy chiederà ragguagli sull’attuale situazione economico-finanziaria europea. A rispondere saranno Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker e, secondo voci non confermate che arrivano da Francoforte, anche il nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Proprio quest’ultimo dovrà spiegare in che modo il piano di consolidamento fiscale potrà permettere all’Italia di migliorare i propri conti pubblici nei prossimi cinque anni. La base di partenza è quella che ha contraddistinto l’ultimo ventennio di storia italiana: debito pubblico oltre quota 1.890 miliardi di euro, crescita anemica, riforme strutturali assenti o quasi, immobilismo politico, sistema bancario antiquato e troppo poco incline al rinnovamento. Solo di una cosa possiamo andare fieri: l’agenzia per la gestione del debito pubblico, coordinata da Maria Cannata. Ma questo non basta per metterci al riparo da eventuali posizioni ribassiste degli investitori, impauriti dall’attuale clima italiano, politico e non.

Nel frattempo, in Italia si reagisce come si può. La Consob, come anticipato da voci fra gli operatori finanziari, ha deciso di adottare una misura «anti speculazione». Da domani scatta l’obbligo di comunicazione delle operazioni di short selling (vendita allo scoperto, cioè senza la detenzione dei titoli in questione), per tutte le operazioni che superano una certa soglia. In particolare, spiega la nota della Consob, «dovranno essere rese note le posizioni nette corte relative ai titoli azionari delle società quotate in Italia, quando superino determinate soglie quantitative. Il primo obbligo di comunicazione scatta al raggiungimento di una posizione netta corta uguale o superiore allo 0.2% del capitale dell’emittente». Il secondo vincolo informativo, invece, scatta «per ogni variazione pari o superiore allo 0.1% del capitale». L’obiettivo dell’authority di vigilanza sulla Borsa diretta da Giuseppe Vegas è quello di evitare uno scenario come quello di venerdì scorso, in cui il titolo UniCredit è entrato più volte in asta di volatilità a Borsa italiana dopo una grossa ondata di vendite.

In ogni caso, c’è qualcosa che intimorisce di più i mercati. L’affaire Marco Milanese rimane il più scottante veicolo di diffusione del contagio in Italia. L’ex braccio destro del ministro Tremonti, anche in ambito europeo, ha creato scompiglio per la rete di favori e connivenze che tesseva da anni. Sebbene la reputazione di Tremonti fosse fino a ieri limpida, oggi sono in molti, fra i corridoi di Bce e Parlamento europeo, a guardare con ostilità al professore di Sondrio. Troppi i lati oscuri, troppe le incongruenze fra i racconti dell’ex capitano della Guardia di Finanza e quelli del titolare dell’Economia, troppo elevata la volatilità della manovra correttiva ora che il potere negoziale di Tremonti si sta riducendo di giorno in giorno.

La settimana che si avvia sarà forse quella più difficile per Roma. Come hanno ricordato Financial Times e Wall Street Journal, molti grandi fondi hedge hanno deciso di aggiustare il proprio portafoglio riducendo l’esposizione sui titoli italiani. È quindi presumibile che per Piazza affari possa essere l’ennesima giornata di difficoltà, spinta al ribasso dalle vendite su assicurativi e bancari, con Generali, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare su tutti. Nonostante le raccomandazioni alla calma, giunte perfino dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è l’incertezza che continua a regnare a Borsa italiana. Del resto, è lo stesso clima che vige a Montecitorio e molto simile a quello che, pochi mesi fa, era presente a Lisbona, prima del bailout.

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