Italia in rosso, titoli di Stato sotto pressione

Italia in rosso, titoli di Stato sotto pressione

FRANCOFORTE – L’Italia continua a essere sotto pressione sui mercati. Dopo lo scoppio dello scandalo della relazione fra Marco Milanese e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è continuato ad allargarsi lo spread fra i titoli di Stato italiani e i corrispettivi tedeschi, benchmark di solidità finanziaria per antonomasia. A peggiorare la situazione ci ha pensato la nuova sospensione delle azioni di UniCredit colpita dalle preoccupazioni del mercato. Nel frattempo, dai corridoi dell’Eurotower, sede della Banca centrale europea, arriva una voce positiva per l’Italia: tutte e cinque le banche italiane hanno passato gli stress test dell’European banking authority.

La mattina per Roma è iniziata in modo tranquillo. Il differenziale del rendimento fra Btp e Bund si era attestato sotto i valori registrati nella chiusura di ieri, ma nel corso della giornata si è nuovamente innalzato. Sono stati toccati nuovi record ed è possibile che la situazione peggiori ancora durante la prossima settimana. Il rendimento dei titoli italiani alle 12 era del 5,33%, ovvero uno spread di 242 punti base. Si tratta di un livello di vigilanza che pesa in maniera considerevole sul debito italiano, circa 1.890 miliardi di euro.

Nelle prossime settimane ci saranno diverse aste di titoli di Stato, organizzate dal Tesoro, ed questo potrà mettere l’Italia nella posizione poco piacevole dell’osservato speciale. Finora non ci sono stati particolari problemi per il rifinanziamento del debito italiano, ma avere elevati interessi significa pagare di più. E in questo momento, è tutto quello che Tremonti non vorrebbe fare. Questo perché entro il 2014 il 42,8% del debito dovrà essere rifinanziato, secondo le stime di Standard & Poor’s. Solo il prossimo anno andranno a scadenza bond per 184 miliardi di euro, mentre nel 2013 saranno circa 123 miliardi. Chiaro è che, più si alzano i rendimenti dei Btp, più gli investitori prezzeranno a un livello più alto il rischio del loro prestito al nostro Paese. E il Tesoro, per evitare che le aste sia deserte, dovrà promettere un tasso d’interesse maggiore, un fattore che limiterà l’efficacia dei tagli alla spesa pubblica dei prossimi anni.

La pressione è avvenuta anche sul mercato dei Credit default swap (Cds). Questi derivati, che fungono da assicurazione contro l’eventuale insolvenza di un emittente, hanno registrato un incremento di circa 5 punti base rispetto alla chiusura di ieri, toccando quota 225 punti base. Vale a dire che per assicurare un Btp con scadenza nel 2016 del valore nominale di 10 milioni di dollari occorre sborsare circa 225mila dollari l’anno. Anche in questo caso, il nervosismo sta spingendo al rialzo i prezzi dei Cds ed è possibile che a fine giornata si siano raggiunti i 240 punti base, considerando la curva che hanno intrapreso quelli italiani.