Libia, quattro mesi di figuracce occidentali

Libia, quattro mesi di figuracce occidentali

Oltre cento giorni, e nessuna soluzione in vista per la Libia. La Nato ha fatto sapere, non più tardi di due giorni fa, che «è necessaria una soluzione politica alla crisi, ma allo stesso tempo la nostra operazione militare continuerà per tutto il tempo necessario». Per che cosa? Il colonnello Gheddafi è ancora dove si trovava a marzo, quando sono iniziati i bombardamenti alleati sulla Libia. I ribelli stanno lentamente organizzandosi, con gli inevitabili tempi morti e scarsi progressi che questo processo comporta. Nel frattempo, a Londra, il Consiglio nazionale libico è stato riconosciuto ed è quindi diventato l’unico rappresentante del popolo libico. I diplomatici fedeli a Gheddafi sono stati espulsi, e il ministro degli Esteri William Hague ha invitato il Cnt a far occupare a un nuovo inquilino l’ambasciata libica a Londra, ora vuoto.

«Un momento di opportunità». Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel suo discorso del 19 maggio, aveva definito così la stagione della Primavera Araba. Si parlava apertamente di «allineare i nostri interessi e valori». Pare tutto essere finito nel nulla, anche perché su poche cose come la Libia la comunità internazionale pare essersi divisa. Da una parte la Francia che ha promosso l’intervento militare seguita dalla Gran Bretagna e malvolentieri dall’Italia. La Germania, socio forte dell’Europa ha detto fin da subito no grazie e anche la Russia del duo Medvedev-Putin non è mai stata pro-intervento.

A quasi un anno dall’inizio delle rivolte si fatica a intravedere una strategia. Il discorso di Obama sulle «nuove opportunità» fa il paio con quello all’Università del Cairo del gennaio 2009 ormai buono per gli archivi, dato che è cambiato (quasi) tutto nello scenario regionale, spariti i vari ràis. Uno scenario di cui la Libia costituisce senza dubbio uno dei problemi di più difficile soluzione. Prova ne è il fatto che i partecipanti alla missione Nato stanno sempre di più abbassando l’asticella di quella che può essere ritenuta una soluzione “accettabile”. Da ultimo, il ministro degli Esteri inglese Hague ha detto che il Regno Unito accetterebbe anche che Gheddafi rimanga in Libia, dopo aver accettato di rinunciare al potere.

Di fatto, la soluzione interna alla crisi pare sempre più probabile, con i ribelli e Gheddafi che si accordano in assenza di idee capaci di interpretare la situazione in maniera diversa e di un qualsiasi interlocutore credibile per entrambe le parti in causa. Intanto a Bengasi è stato fondato il primo partito, Nuova Libia. E continuano i bombardamenti alleati, e continua la guerra civile sul campo. Le forze dei ribelli hanno conquistato Al Ghazaya, a una decina di chilometri dalla frontiera tunisina anche se non è dato capire quando il continuo elastico di progressi e ritirate fra i lealisti a Gheddafi e i ribelli possa interrompersi a favore dell’una o dell’altra parte.

Lo scenario è quello di nuovo quello di marzo 2011 e questo è, in qualche modo, l’insuccesso più grande della Nato, perchè il suo intervento non ha saputo produrre una soluzione, ma non solo. A tutti gli attori (Usa, Europa, Russia) sembra mancare la capacità di pervenire a una posizione comune. La mancata gestione della primavera araba ha anche prodotto, secondo quanto riporta Foreign Policy citando uno studio del Institute of International Finance, una forte pressione sulle economie di Egitto, Giordaia, Libia, Marocco, Siria e Tunisia che faranno segnare un segno meno quest’anno, dopo essere cresciute del 4,4% con una previsione ancora peggiore per Yemen e Libia, ancora nel mezzo delle rivolte.

È il tempo che sta certificando il fallimento sullo scenario libico, che sta assomigliando sempre di più al peggiore possibile. Una guerra civile lunga e con molte perdite, un intervento costoso dal punto di vista economico da parte della componente europea della Nato (orfana degli Usa) in un periodo di tagli di bilancio e mancanza di un punto fermo: «Gheddafi se ne deve andare», si diceva all’inizio. Ora va bene anche che resti, purché non faccia troppo rumore quando cadrà.

Per approfondire:
 

Le sette infografiche sulla Libia de Linkiesta

La guerra civile prosegue e l’intervento occidentale sembra sempre meno determinante e i facili ottimismi del marzo scorso appaiono definitivamente mal riposti. Vi proponiamo un ripasso di questi messi di conflitto in Libia attraverso sette nostre infografiche.

Cosa resta della Primavera Araba

I primi scontri furono in Tunisia nel dicembre scorso. Poi, l’onda delle rivolte si è propagata in tutto il Nordafrica e nella Penisola arabica. Ma cosa succede sei mesi dopo? Quante sono le vittime, quanti regimi sono caduti, quante repressioni feroci sono in corso e quante guerre civili? Con il contributo dell’Ispi, un’infografica per fare il punto della situazione.

La Nato, un’istituzione in crisi

Ha perso la sua mission originaria e ogni decisione viene partorita dopo lungo travaglio politico, mille obiezioni e infiniti aggiustamenti. La Libia ha dimostrato che la Nato senza gli Usa non esiste, ma il mondo futuro potrebbe avere un nuovo guardiano e garante militare: la Cia, intesa come potentissima alleanza tra Cina, India e America.

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