L’incendio a Tiburtina provocato davvero dai furti di rame?

L’incendio a Tiburtina provocato davvero dai furti di rame?

Furto di rame. Rfi (Rete ferroviaria italiana) lo sostiene oramai apertamente, dopo averlo sussurrato a mezza bocca ieri. L’incendio che ha devastato la stazione Tiburtina di Roma, tagliando in due il traffico ferroviario italiano e causando milioni di euro di danni è stato provocato dal furto di rame.

Quasi ogni giorno per la verità Rete ferroviaria italiana denuncia episodi di furti del prezioso metallo rosso e proprio in queste ore ne è stato sequestrato un quintale (tra cui diversi cavi elettrici tranciati) nel vicino campo nomadi di via di Salone. Ma non è una novità, perché questi sequestri sono all’ordine del giorno nei campi rom della Capitale e comunque ci si chiede come una semplice sottrazione di alcuni cavi possa mandare in tilt i sistemi di sicurezza e permettere che un corto circuito distrugga la «cabina di regia» del nodo ferroviario più importante della Penisola, ma Rfi condisce la sua tesi con situazioni e numeri: a settembre 2010, ad esempio, si bloccò l’Alta velocità fra Roma e Firenze a causa della sparizione di alcuni cavi di rame che collegano la sottostazione elettrica di Settebagni con la linea aerea di alimentazione dei treni, e i «Frecciarossa» erano stati poi deviati sulla vecchia linea ferroviaria accumulando ritardi fino a 40 minuti.

Più recentemente, il 12 luglio, un furto di rame aveva bloccato la regionale Roma-Viterbo, lasciando fermi sui binari i treni pendolari, con gravi disagi per migliaia di lavoratori in viaggio verso la Capitale dall’alba. Erano stati rubati 100 chili di rame.

Nel 2008, Ferrovie hanno subito il furto di 413 mila chilogrammi di rame, ma il fenomeno sembrava in calo poiché due anni prima il bottino complessivo ammontava a 1 milione e 231 mila. Adesso lo Sco, il Servizio centrale operativo del Dipartimento di polizia, ci dice che c’è un nuovo picco, tanto che una sezione segue con attenzione il fenomeno coordinandosi con squadre mobili e Polfer.

Però, uno degli inquirenti impegnati nei rilievi a Tiburtina ascolta queste spiegazioni con il sopracciglio alzato. La loro ipotesi è diversa, e riguarda invece un malfunzionamento degli impianti. Ad andare distrutta è stata infatti la sala operativa della stazione, dove si trovavano numerose apparecchiature. E non tranquillizza affatto che gli impianti non abbiano dato segnali di anomalie. La parte vecchia della stazione Tiburtina a ottobre sarebbe stata chiusa del tutto per fare spazio a quella nuova di zecca che è in fase di costruzione.

Le ipotesi investigative trovano riscontro nelle perplessità dei macchinisti: «Prima si dovrebbero garantire prevenzione e sicurezza antincendio nelle stazioni utilizzate e poi – semmai – fare gli investimenti per alta velocità e trasformare le stazioni in centri commerciali». Lo scrivono i macchinisti, senza peli sulla lingua, sul sito internet del loro giornale In marcia. «Ci interroghiamo sull’adeguatezza e sull’efficacia dei dispositivi di prevenzione antincendio presenti nella stazione Tiburtina, tenuto conto che si tratta di impianti elettrici molto estesi e complessi, realizzati in parte in ambienti sotterranei. L’unico fatto positivo è che non vi siano state vittime. Tutto il resto ci preoccupa non poco: a fronte delle enormi spese per il rifacimento avveniristico e “supermoderno” della stazione, in gran parte dedicata a spazi commerciali e al nuovo nodo Alta Velocità, rileviamo l’insufficienza delle ordinarie misure di prevenzione antincendio in uno dei più grandi impianti italiani, nodo nevralgico della circolazione ferroviaria che garantisce quotidianamente lo spostamento per migliaia e migliaia di viaggiatori». Dante De Angelis, macchinista, rincara la dose: «La normativa nazionale sulla prevenzione degli incendi ha una deroga proprio per Fs. In sostanza la legge prevede che facciano da soli, in totale autoreferenzialità il certificato di prevenzione incendi». 

Rfi ha aperto una commissione d’inchiesta interna e il Pd ha chiesto al ministro delle Infrastrutture Matteoli di intervenire in Parlamento. Anche al comune di Roma stanno per nominare una commissione. I vigili del fuoco non sono riusciti nemmeno ad effettuare ancora tutti i rilievi per il pericolo di crolli e nel frattempo i disagi sull’intera circolazione sono ancora molto, molto pesanti.