Ogni buona decisione è accompagnata dalla gioia

Ogni buona decisione è accompagnata dalla gioia

Quattro brevissime parabole, nel capitolo 13 del Vangelo di Matteo, concludono il discorso delle parabole di Gesù. Quattro parabole, quattro metafore: il tesoro nascosto, la perla preziosa, la pesca, lo scriba che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.

Queste quattro parabole conclusive rispondono all’obiezione che uno può fare dopo avere ascoltato le altre parabole (si veda in particolare la parabola del seme, o “della zizzania”, ndr): se Dio è misericordia infinita, cosa resta da fare a noi? Le prime due parabole riguardano allora la decisione; le ultime due la responsabilità di portare avanti questa decisione durante la vita, con coerenza, e poi di trasmetterla come lo scriba, con competenza e con completezza. 

Matteo 13, 44-52
Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova, e lo nascose di nuovo. Poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il Regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose e trovata una perla di grande valore, andò e vendette tutti i suoi averi e la comprò.
Il Regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo: verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni, li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose? Gli risposero: Sì. Ed egli disse loro: per questo ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.  

Le prime due parabole sono centrate sul tesoro e sulla perla preziosa: il grande sogno dell’uomo è trovare qualcosa di prezioso che dia senso alla vita. C’è un cercare, oppure anche un non cercare, un imbattersi; c’è un trovare. Però l’accento delle parabole è solo su un altro punto: sia chi cerca, perché il mercante cerca e trova, sia chi non cerca – il contadino non sta cercando il tesoro, sta solo lavorando il campo e lo trova –, chiunque insomma, cercando e non cercando, trova. Ed è chiamato a una decisione per ciò che ha trovato: questa decisione è dettata dalla gioia.

Hai trovato il tesoro, hai capito ciò che vale la pena, hai trovato quella perla preziosissima che vale tutte le altre perle: quindi, per la gioia decidi. Il senso è molto chiaro. Se hai capito il significato della misericordia, del discorso fatto finora, se capisci che quello è la sapienza, è il vero tesoro, è la perla preziosa, allora devi deciderti e investire tutto in quello.

Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova, lo nascose di nuovo. Poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Ecco il sogno che ogni uomo ha nel cuore di scoprire il tesoro. Il tesoro è ciò in cui uno fa consistere la felicità. Ognuno ha un sogno di felicità. Il tesoro nascosto, di cui va in ricerca. Perché? Perché uno è fatto per essere felice. Nella Bibbia, il tesoro, la felicità è connesso con la sapienza, cioè chi ha trovato la sapienza ha trovato il vero tesoro. Perché la sapienza ti indica come vivere, ti indica che fare per raggiungere la felicità.

In concreto, il tesoro è saper vedere nelle difficoltà il segno che cresce e il saper usare nella miseria e nel male la misericordia. Questo è il grande tesoro, la vera sapienza, cioè la sapienza di Dio: quell’Amore assoluto che vince ogni male e diventa norma di vita. Questo tesoro è nascosto nel campo. È interessante: il campo non è del contadino, infatti deve comprarlo. Il campo in cui Dio semina il suo tesoro, la sua parola, la sua sapienza è il mondo intero. Vuol dire che questo tesoro c’è in tutto il mondo; c’è in ogni uomo che è il campo di Dio, c’è nel cuore di ogni uomo. E presto o tardi uno lo trova.

Quest’uomo trova il tesoro in modo occasionale e gratuito nel campo, cioè non chissà dove ma nell’ambito in cui vive e in cui lavora. Non è lontano da noi il tesoro in cui possiamo imbatterci. Questo ci mette in un certo senso sull’avviso: possiamo trovare il tesoro nascosto molto vicino a noi, nella nostra vita. 

Il movente di ogni decisione è la gioia. E la gioia quando c’è? Quando trovi ciò che uno ama. Poi magari ti sbagli, e subito dopo ti penti. Ma se anche dopo ti rimane gioia, vuol dire che quello è il tesoro. La gioia prima, durante la decisione e dopo la decisione è segno che lì davvero c’è il tesoro. Ed è la forza, il motore di ogni decisione. È per questo che Dio dà sempre gioia nelle buone decisioni e il nemico cerca in tutti i modi di bloccarci con tristezze, sofismi, scrupoli, con tanti “se, ma chissà, rimandiamo, forse non è per me”.

La gioia nel bene è da coltivare sommamente perché è la forza di ogni buona decisione. Come la tristezza è la forza per ogni fuga. E ancora: il contadino non butta via i suoi averi. Tutto ciò che ha e tutto ciò che è lo investe. È un investimento grosso. Così tutto quello che ho e sono, non è che lo butto via, lo investo nel tesoro, cioè nella misericordia. E devo decidere quotidianamente la mia vita in questo investimento.

La decisione quando si può prendere? Solo al presente. E quand’è il momento decisivo? Quando decidi. Quando decidi, il tesoro è tuo. Quando ti rimangi la decisione, il tesoro si allontana. Cioè è qualcosa, in fondo, come una sorgente che c’è sempre e c’è nella misura in cui si attinge. La decisione non è qualcosa da prendere una volta nella vita e poi una volta presa basta. No, la decisione è quotidiana. Però dettata dalla gioia, perché hai scoperto il tesoro. Quindi non c’è moralismo. Se uno non decide, è perché non ha scoperto il tesoro o si lascia imbrogliare, intristire da tanti pretesti o cerca, come spesso facciamo, di cavalcare due cavalli o tenere il piede in due scarpe. Bisogna avere la capacità di decidere. 

Se uno sta a pensare a tutto ciò che lascia, non riceverà mai nulla e nella vita non combinerà mai nulla. La decisione ci toglie dal delirio di onnipotenza che ci fa vedere tutto possibile, e però nulla di reale, perché per noi, tra le infinite possibilità, quella reale è una sola, quella che uno decide. La gioia porta a decisioni coraggiose e belle, la tristezza ti porta a fughe, a decisioni negative, a non decisioni.

Il Regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose. Trovata una perla di grande valore, andò e vendette tutti i suoi averi e la comprò.

Il primo contadino lavora e non cerca tesori; è trovato lui dal tesoro, s’imbatte. Il tesoro né lo sospetta, né se lo aspetta, gli arriva. Questo invece è un mercante, un intenditore che va in cerca di “perle belle”, dice il testo greco. E tutti noi, nei confronti della felicità e della sapienza siamo un po’ come il contadino, che non capisce molto, ma lavorando s’imbatte. Siamo però anche tutti degli intenditori, cioè dentro il nostro cuore è brillata una luce di qualcosa così forte che di ogni realtà che troviamo diciamo: non è ancora questa! Cerco qualcosa di più bello. E non siamo appagati sino a quando non abbiamo trovato quella bellezza per la quale siamo fatti.

Le due parabole illustrano un’unica realtà, però con due aspetti diversi: la prima parabola parla soprattutto di gratuità: uno s’imbatte senza cercare, è cercato da Dio. Siamo tutti sempre cercati. La seconda dice la ricerca positiva che uno fa nella sua vita; quando ha intuito qualcosa, cerca. E chi cerca trova. E non bisogna mai accontentarsi di qualcosa di meno di ciò che abbiamo intuito, che mantiene quella promessa di felicità che abbiamo dentro. La fede cristiana è innanzitutto questa scoperta del tesoro, della perla di grande valore, di ciò in cui vale la pena di investire la vita, cioè la vita finalmente ha senso. Trovi ciò per cui sei fatto. Allora decidi.

Il Regno de cieli è simile anche a una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Il Regno è paragonabile a una rete: si tratta di una rete grande che si getta nel mare e che si tira. E questa rete pesca. Ora il pesce pescato dall’acqua muore, l’uomo pescato dall’acqua vive. Quindi questa rete che pesca gli uomini – vi farò pescatori di uomini – vuol dire che semplicemente il Regno dei cieli è la salvezza di ogni uomo. E ogni uomo è raccolto in questa rete, che in fondo, è l’annuncio della Parola di Dio proposta a tutti, ed è la Chiesa, dove si accoglie tutti e non si sta a vedere se uno è buono o cattivo.

Questo risponde alla parabola della zizzania: se uno facesse distinzione e non accettasse uno come fratello, allora non sarebbe figlio lui, manca di misericordia. Quindi è importantissima questa “cattolicità”: non può escludere nessuno. Una setta di giusti non è più cristianesimo. È l’alienazione di Dio come Padre di tutti, di Dio come amore. 

Allora nasce il secondo problema: se è per tutti, allora sono nella rete, mi considero già a posto? No, si conclude, perché alla fine la rete si tira a riva. E c’è una distinzione: i pesci buoni sono raccolti, gli altri sono gettati via. Chi sono i buoni? I buoni non sono quelli che non sbagliano e che giudicano gli altri che sbagliano. I buoni sono coloro che si sanno peccatori come tutti e non giudicano nessuno e accolgono tutti. Il Padre chi è? È uno che fa piovere sui peccatori e sui giusti. È uno che ha misericordia verso tutti. I giusti sono coloro che hanno misericordia verso tutti.  

Quindi la rete accoglie tutti, la comunità accoglie tutti. Se io non accolgo tutti, io mi butto fuori. Io non sono uno che accoglie. Quindi la mia vita vale nulla, la butto via. È un richiamo alla responsabilità a vivere ora la misericordia. Qui teniamo presente che vivere la misericordia è un impegno più grosso che vivere la giustizia, e non trascura la giustizia. Ed è più purificante di qualunque esercizio ascetico o ultra-ascetico, di anime pie. È aprire il cuore al dono e al perdono comunque, per essere come il Padre.

Non è perché sono pescato e credo in Cristo che allora tutto va bene. No, se sono pescato e credo in Cristo e Cristo è la misericordia del Padre, allora con responsabilità vivo coerentemente il tesoro che ho scoperto, pur con i miei difetti, le mie cadute, non importa. È ora che devo vivere questo, èer quanto sta in me. Poi Dio farà il suo lavoro.

Avete capito tutte queste cose? Gli risposero: sì. Ed egli disse loro: perciò ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

Qui Gesù fa un piccolo esame ai discepoli dopo le parabole. È l’esame che ci possiamo fare anche noi: Avete capito queste cose? tutte? Perché in genere comprendiamo solo la metà, quella metà che non ci interessa, perché ci giustifica. Non l’altra invece che ci dovrebbe interessare. E allora Gesù continua. Lo scriba divenuto discepolo – è la figura dell’autore, cioè Matteo stesso – questo scriba, questo maestro della Legge che è diventato discepolo è come il padrone di casa che tira fuori dal suo tesoro – si era partiti col tesoro, si termina col tesoro – cose nuove e cose antiche. Lo scriba è colui che trasmette ciò che ha capito.

Ognuno di noi, nella misura in cui ha capito, deve vivere coerentemente e poi anche trasmettere. E cosa trasmettere? È molto bello: anzitutto cose nuove.  Non è che dobbiamo trasmettere ciò che hanno detto, la tradizione, ciò che si è sempre fatto; no, innanzitutto una cosa nuova, il tesoro. Cioè essere molto aperti a ciò che è nuovo.

C’è il pericolo che la religione sia semplicemente un qualcosa di passato, invece no. “C’è una cosa nuova, che nasce proprio ora, non te ne accorgi”? Dio è presente, è sempre nuovo. Quindi attenzione alla novità. Paradossalmente, sopra ogni tradizione c’è già l’interpretazione, e questo è l’interessante. In fondo, è ciò che ha fatto Matteo nel suo Vangelo. Ha fatto vedere la cosa nuova che è Cristo attraverso la promessa antica dell’Antico Testamento. Questo atteggiamento di capire ciò che c’è di nuovo, attraverso la storia che c’è stata, attraverso la promessa di Dio, attraverso tutto ciò che è passato, è il grosso lavoro di responsabilità e di discernimento che ciascuno di noi deve avere.

*biblista e scrittore

Il testo è una sintesi redazionale della lectio divina tenuta nella Chiesa di San Fedele in Milano nel corso di vari anni. L’audio originale può essere ascoltato qui

Nella foto, Flycat, «Towers of Glory»; tecnica mista su tela, 195×195 cm; 2010 – www.flycatarte.com, per gentile concessione di Stradedarts.it 

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