Siria, quattro mesi di sangue e repressione

Siria, quattro mesi di sangue e repressione

La rivolta siriana giorno per giorno

28 luglio I leader della rivolta annunciano che la sfida al regime si intensificherà con l’inizio del ramadan. Intanto, parla in video Ayman al Zawahiri, il capo di al Qaida dopo la morte di Bin Laden, definendo il presidente siriano Bashar al-Asad «capo di una banda di criminali, protettore di Israele e complice degli Usa nella guerra crociata contro l’Islam». Gli attivisti della Ong Avaaz sostengono che 2918 siriani, arrestati a partire dal 15 marzo, sono spariti nel nulla.

27 luglio
Quattro carri armati entrano a Kanaker, città a 30 chilometri a sudovest della capitale, mentre altri 14 la circondano. Bilancio degli scontri: 11 morti e circa 300 arrestati portati via su 11 piccoli autobus.

25 luglio
Decine di attivisti anti regime vengono prelevati dalle loro case a Damasco e posti in arresto. Nel tentativo di arginare le proteste il regime annuncia la fine del monopartitismo del Baath e una nuova legge elettorale. Concessioni valutate «una farsa» dal fronte anti Asad.

22 luglio
L’ennesimo venerdì della rabbia si chiude con una decina di morti. A Deir Ezzor, vicino al confine con l’Iraq, scendono in piazza oltre 550 mila persone,

15 luglio
Venerdì di forti tensioni dopo la preghiera. Almeno 32 i morti. A Homs gli scontri più gravi.

8 luglio
Il giorno dopo la visita dell’ambasciatore americano, ad Hama le forze di sicurezza uccidono 13 civili.

7 luglio
Molte famiglie scappano da Hama dove negli ultimi tre giorni le forze di sicurezza hanno ucciso 25 persone.

6 luglio
Amnesty International accusa il regime di crimini contro l’umanità per aver schiacciato nel sangue una protesta nella città di confine di Tall Kalakh a maggio.

2 luglio
Asad rimuove il governatore di Hama.

1° luglio
Oltre mezzo milione di persone protestano ad Hama. Le forze di sicurezza sparano, uccidendone 28.

30 giugno
Centinaia di dimostranti a favore della democrazia dimostrano ad Aleppo, seconda città della Siria.

28 giugno
Le opposizioni scendono in piazza a Damasco.

26 giugno
Le truppe siriane si spingono fino al confine libanese a Kseir.

24 giugno
Le forze di sicurezza sparano e uccidono 18 dimostranti.

20 giugno
Asad dice che il dialogo potrebbe condurre a una nuova costituzione e anche alla fine del monopolio al potere del partito Baath, ma che rifiuterà qualsiasi riforma «se il caos prosegue».

19 giugno
Gli attivisti dell’opposizione annunciano di aver costituito un Consiglio nazionale che si oppone al regime di Damasco.

18 giugno
I carri armati entrano in un villaggio al confine turco dove diecimila persone hanno trovato rifugio.

12 giugno
L’esercito accerchia Jisr al-Shughur e sostiene di aver trovato una fossa comune contenente i corpi mutilati di dieci agenti di sicurezza.

8 giugno
Terrorizzati dalle rappresaglie migliaia di siriani fuggono dalla zona di Jisr al Shugur. Centinaia fuggono in Turchia.

6 giugno
La televisione di Stato sostiene che 120 poliziotti sono stati uccisi nella città nordoccidentale di Jisr al Shughur da «bande armate». I ribelli parlano di un ammutinamento al locale quartier generale delle forze di sicurezza.

5 giugno
Almeno 40 persone vengono uccise dalle forze di sicurezza a Jisr al Shughur.

3 giugno
Altri 65 civili uccisi; oltre 60 nella regione di Hama.

31 maggio
Asad annuncia un’amnistia per i prigionieri politici.

28 maggio
Gli attivisti anti regime chiamano il popolo a nuove proteste dopo la tortura e l’uccisione di un bambino di 13 anni da parte delle forze di sicurezza a Dara’a.

6 maggio
Migliaia di siriani manifestano nel «giorno del coraggio».

25-29 aprile
Ancora morti e feriti in varie parti del Paese, decine solo a Dara’a, stretta d’assedio dall’esercito.

22 aprile
Le forze di sicurezza sono accusate di aver ucciso almeno 80 persone.

21 aprile
Il presidente Bashar al-Asad firma il decreto che mette fine allo stato d’emergenza, in vigore dal lontano 1963. I leader dell’opposizione rispondono che la concessione non è sufficiente.

23 marzo
L’opposizione denuncia che circa 100 persone sono state uccise nella città meridionale di Dara’a, epicentro delle proteste.

16 marzo
Le autorità disperdono con la forza una manifestazione di fronte al Ministero dell’Interno.

15 marzo
Proclamato e organizzato con un tamtam su Facebook «Il giorno della dignità»: decine di persone manifestano a Damasco. Migliaia si riuniscono ad al-Hasakah, Aleppo, Dara’a, Deir ez-Zor e Hama. Suhair Atassi, un prigioniero politico da poco rilasciato diventa il portavoce non ufficiale della «Rivoluzione siriana». Il bilancio è di 3.000 arrestati e alcune decine di morti, anche se mancano dati ufficiali.

26 gennaio
Siamo all’inizio della primavera araba e, influenzati dalle altre proteste, anche i siriani scendono in piazza. Un manifestante si autoimmola, dandosi fuoco contro il regime. I manifestanti chiedono riforme politiche e di ristabilire i diritti civili. Si cerca di organizzare un «giorno della rabbia» per il 4 o 5 febbraio.

Per approfondire:

Cosa resta della primavera araba? – Infografica

Mondo arabo, i primi sei mesi di una rivoluzione mancata

La protesta dei siriani di Milano contro la dittatura – Fotogallery

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