Trenta giorni da de Magistris: bilancio di una rivoluzione

Trenta giorni da de Magistris: bilancio di una rivoluzione

NAPOLI – Il gruppo dei più audaci, per lo più i giovani dei centri sociali che ora sono la sua cinghia di collegamento con le piazze, lo chiama con sfrontatezza (ma stando bene attento a non farsi sentire) «Napoleone». Gli assessori lo temono: guai a smentirlo pubblicamente o dire qualcosa che non abbia già prima detto lui. Unica deroga, per la parte della giunta che risiede nell’empireo comunale, ovvero il vicesindaco con delega ai Rifiuti, Tommaso Sodano e gli assessori a Bilancio, Riccardo Realfonzo; Welfare, Sergio D’Angelo; Sicurezza, Pino Narducci e Beni comuni, Alberto Lucarelli. Insomma, a un mese dalla presentazione della sua giunta, Luigi de Magistris ha davvero aperto le finestre di Palazzo San Giacomo, facendo entrare aria nuova?

Trenta giorni sono pochi ma un pizzico di rivoluzione arancione dalle delibere emerge: il primo pacchetto approvato è stato quello per fronteggiare l’emergenza rifiuti: raccolta differenziata porta a porta estesa ad altri quartieri della città, multe salate per chi sporca, incentivo alla riduzione della produzione di immondizia, no al termovalorizzatore di Napoli Est con tanto di battaglia legale, monitoraggio sanitario per tenere sotto controllo l’evoluzione del dramma spazzatura. Poi, i beni comuni: in tema con la battaglia referendaria (iniziata subito dopo la vittoria elettorale alle Amministrative) de Magistris incassa anche il Sì contro la privatizzazione dell’acqua e lo fa suo, vergando una delibera di approvazione di alcuni principi in tema di concezione dell’acqua come bene comune e indirizzo per la trasformazione dell’acquedotto cittadino (Arin) in soggetto di diritto pubblico.

Poi, lo spoiling system: azzerata gran parte della dirigenza comunale di area Pd e Sel, scure sulle spese fuori controllo e sulle aziende partecipate che non rendono, come la multiutility Napoliservizi; saranno accorpate le tre aziende di trasporti per creare una società integrata (ferro, gomma, parcheggi). Pochi soldi in cassa sul fronte della cultura, e lì c’è un certo malcontento verso quel mondo che nel corso della campagna elettorale ha fatto da grancassa a “Giggino” e ora si aspetta i fuochi d’artificio. «La Regione Campania deve darci i soldi» predica il sindaco.

Già, la Regione. Il rapporto col governatore Pdl Stefano Caldoro non è di contrapposizione, anzi: l’esponente del centrodestra vede in de Magistris l’alleato ideale per mettere in difficoltà l’ingombrante Nicola Cosentino, coordinatore dei berluscones in Campania. Insomma, è nata una strana coppia: Caldoro imita de Magistris perfino nelle modalità d’approccio ai cittadini. Il sindaco annuncia che il mercoledì ascolterà i napoletani che vorranno parlargli invitandoli a Palazzo San Giacomo? Caldoro sfodera la diretta web con le domande, simil Obama.

Anche sul fronte sport c’è poco da sorridere visti i residui soldi in cassa. Però il sindaco ha accontentato subito il patron del Calcio Napoli Aurelio de Laurentiis: voleva uno stadio San Paolo all’altezza della Champions League e lo avrà, grazie a 250mila euro di stanziamenti per il restyling e l’adeguamento di sicurezza.

Non è tutto oro, però: sui rifiuti “Giggino ‘a manetta”, come lo definisce Dagospia, casca: una settimana dopo la sua elezione promette la città pulita «in cinque giorni». A terra ci sono 2.500 tonnellate di monnezza e per miracoli del genere nemmeno San Gennaro è attrezzato. Piovono polemiche ma il primo cittadino si difende ribaltando le accuse e mobilitando la gente contro il governo che non approva il decreto rifiuti perché sotto scacco della Lega Nord. La strategia alla fine si rivela positiva. Ora il sindaco deve risolvere definitivamente il problema senza però cedere sulla costruzione di un secondo termovalorizzatore e men che meno di una discarica a Napoli. Sono decisioni fuori dalle competenze del Comune di Napoli ma basta un «no» per far scattare l’accusa di «Nimby alle vongole» per Giggino e i suoi. Anche l’invito a visitare Napoli spedito a Barack Obama – forse per ricalcare i fasti del G7 di Ciampi e Bassolino? – è stato liquidato rapidamente dall’opinione pubblica. Una speranza, nulla più. L’altra scommessa, quella dell’America’s Cup, non appassiona più di tanto: i napoletani, già scottati dalla precedente esclusione del 2007, vedono come lontanissima questa ipotesi.

È sul fronte della comunicazione che il nuovo sindaco ha avviato una rivoluzione copernicana. Non era difficile far meglio di Rosetta Iervolino. E così via libera all’uso massiccio di Youtube e Facebook, assemblee partecipative per condividere le decisioni (dal piano traffico al futuro dei grandi spazi architettonici al centro della città) dirette audio/video delle sedute di consiglio comunale e da qualche giorno rete Blackberry per tutti gli assessori comunali. In Aula de Magistris ha una maggioranza per ora larga e compatta, ma le cose potrebbero guastarsi: i rapporti sono tesi con la Federazione delle Sinistre (ex rifondaroli e pezzi del Pdci) che mal digerisce il protagonismo del sindaco in ogni dove. E nelle ultime ore la prima crepa, invece, sulle politiche di bilancio: mentre sul corposo testo della manovra è indicata chiaramente la volontà di dismettere parte del patrimonio comunale, in questo caso le Terme di Agnano, il sindaco-beniamino, dopo aver preso parte a un taglio di nastro proprio alle Terme, per la gioia degli astanti ha comunicato che no, quel patrimonio non sarebbe stato mai dimesso. Con sommo disappunto di quella parte della giunta che invece ha aperto il faldone “conti lasciati dalla precedente Amministrazione” e, compreso il dramma, oggi non ci dorme la notte e non riesce proprio a festeggiare la prima candelina della rivoluzione arancione.