Avvio positivo per le euroborse, si tenta il rally

Avvio positivo per le euroborse, si tenta il rally

La giornata è ancora lunga, ma le premesse sono buone. Piazza Affari apre a +1,44%, rimanendo sopra quota 15mila punti. Potrebbe essere il secondo giorno di acquisti, dunque, sul Ftse Mib, il principale listino milanese affogato da un’ondata di pesanti vendite per tutta la scorsa settimana. I trascinatori sono Eni, che continua il rally di ieri, UniCredit, +2,5% dopo un lunedì contrastato per via delle notizie provenienti dalla Libia, e Fiat, +1,6%, che deve cancellare le perdite dell’ottava precedente. Sul mercato del debito, il differenziale di rendimento tra Btp decennali italiani e i Bund tedeschi, considerati i più sicuri di tutta l’area euro, rimane al di sotto dei 290 punti base, mentre i Cds, i derivati che servono ad assicurare gli investitori contro il rischio di fallimento di un’emittente (in questo caso sui titoli di Stato italiani a scadenza quinquennale) salgono di poco a 374 punti base (dati Markit). Acquisti anche sugli altri eurolistini: a Londra il Ftse 100 guadagna poco più di un punto percentuale, a Francoforte il Dax sale dell’1,01%, e a Parigi il Cac 40 segna +1,70%, migliore avvio in Europa.

Bene l’Asia per la prima volta da quattro sedute a questa parte. A Tokyo, il Nikkei 225 chiude a +1,22%, ad Hong Kong l’indice Hang Seng guadagna 1,07 punti percentuali, mentre il paniere di Shanghai e Shenzhen, il Csi 300, tocca +1,28%, e il maxi listino dell’area, l’Msci Asia Pacific, sale di un punto e mezzo percentuale. Rialzi che hanno influito positivamente sui contratti future relativi al mese prossimo tanto di Wall Street quanto dell’Europa, con l’S&P 500 che guadagna quasi un punto percentuale e l’Eurostoxx 50 a +0,7 per cento. Ancora ai massimi lo yen, nonostante nei confronti delle altre valute dell’area, come il dollaro australiano, la divisa nipponica abbia visto un deprezzamento dopo le parole del ministro delle Finanze Noda, che ha nuovamente dichiarato pericolosa per la fragile ripresa del Paese una valuta così forte, lasciando intendere nuove contromisure a breve da parte della Banca centrale giapponese. Nei confronti del dollaro, lo yen è leggermente sceso a 76,78 dollari, dopo il record di 75,95 dollari messo a segno lo scorso 19 agosto, toccando il livello più alto dal secondo dopoguerra. Il vicepresidente Usa, Joe Biden, in visita stamani al premier Naoto Kan dopo un passaggio in Cina e Mongolia, ha affermato pieno supporto dell’America nella ricostruzione e negli aiuti dopo la tragedia nucleare di Fukushima. 

L’oro è sempre più vicino ad arrivare a 2mila dollari l’oncia (31 grammi) entro la fine del 2011, il che equivarrebbe a una rivalutazione pari al 40 per cento, il rialzo maggiore in un solo anno in più di trent’anni. Sulle piazze asiatiche, infatti, questa mattina il metallo giallo ha sfondato il muro dei 1.900 dollari l’oncia, toccando quota 1.913,5 dollari. 

Chi scende, invece, è il petrolio. Ieri il Brent, ovvero la qualità europea, aveva perso un dollaro e mezzo quotando 107 dollari a barile per via della conquista di Tripoli da parte dei ribelli libici, mentre il Wti, la qualità americana, al contrario è salita a 85,04 dollari a barile nell’afterhour di New York, estendendo ulteriormente i guadagni di ieri, +2,4%, anche se un report del governo Usa, che sarà diffuso domani, potrebbe mostrare un aumento delle scorte di benzina.
 

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