Berlusconi ha parlato: e la finanza ha paura

Berlusconi ha parlato: e la finanza ha paura

Silvio Berlusconi ha parlato alle 17:30 con un obiettivo preciso. Voleva evitare che le sue parole avessero un impatto devastante sui mercati finanziari, specie dopo i continui cali della Borsa di Milano. Non ha però tenuto conto dei Credit default swap, i derivati che proteggono dall’insolvenza. Se prima del discorso del presidente del Consiglio erano a quota 356 punti base sugli schermi Markit, dopo i Cds sono schizzati di 11 punti, toccando quota 368, il nuovo massimo storico. Meglio non va nel differenziale fra Btp e Bund, arrivato a 394 punti alle 18:30, secondo Tradeweb. È la prima risposta che gli investitori danno a Berlusconi, in attesa dell’apertura di Piazza affari di domattina.

Tastare gli umori delle sale trading dopo il discorso tenuto dal presidente del Consiglio è qualcosa di desolante. In tanti si attendevano una presa di posizione perentoria, un cambio di linea capace di modificare le sorti del futuro economico italiano. Invece, l’impressione più comune è che la consistenza politica dell’audizione di Berlusconi sia stata pressoché nulla. Lo dimostra l’andamento dei due benchmark più utilizzati per vagare nel mare dell’odierna incertezza dei mercati finanziari: i Cds e il rendimento dei titoli di Stato. Per entrambi lo stress si è amplificato, a tal punto che Markit, la più importante società internazionale di statistiche sui mercati secondari, ha dedicato ampio spazio al Cavaliere nel consueto report di fine giornata. «Berlusconi ha detto che i mercati “non hanno riconosciuto il potere” dei cambiamenti al Efsf (European financial stability facility, il fondo salva-Stati) annunciati il mese scorso», scrivono gli analisti di Markit. Tuttavia per loro, oltre alla poca profondità delle parole di Berlusconi, «è la mancanza di chiarezza sulla dimensione del fondo Efsf che rende turbolento il mercato. In altre parole, se dovesse essere un ulteriore deterioramento della situazione italiana, l’Europa non sarebbe pronta a sostenere anche Roma, considerata da Bruxelles e Francoforte non tanto too big to fail, cioè troppo grande per fallire, quanto piuttosto too big to bail, troppo grande per essere salvata.

Il responso degli investitori si vedrà domattina. La Borsa di Milano, dopo l’ennesima seduta sofferente, è attesa alla prova del nove. Allo stesso modo, i mercati sapranno tastare la solidità dei titoli pubblici italiani. Con lo spread pericolosamente vicino ai 400 punti base e il rendimento dei Btp decennali in prossimità del 6,30%, Roma sarà ancora la sorvegliata speciale nell’eurozona. Il nervosismo degli operatori, alimentato dall’inconsistenza delle parole di Berlusconi, rischia di provocare un avvitamento senza uscita per l’Italia.

Nel frattempo, sa quasi di beffa una frase uscita oggi dai corridoi della Commissione europea. «Non è in agenda un salvataggio dell’Italia», è stato detto. In precedenza lo si era detto anche di Grecia, Irlanda e Portogallo. C’è da sperare che, almeno stavolta, la Commissione Ue abbia visto giusto.  

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