E De Magistris porta la Louis Vuitton cup nella patria della borsa taroccata

E De Magistris porta la Louis Vuitton cup nella patria della borsa taroccata

La città che «il mare non bagna», come la definì Anna Maria Ortese, è candidata a ospitare le regate di vela; la fiera delle strambate e delle virate. I vicoli dai quali escono ogni giorno migliaia di borse «Luì Vitton perfettamente imitate», come in un celebre film di Luciano de Crescenzo, pronte per il mercato del falso, dovranno accogliere un evento che porta proprio il nome del brand più imitato all’ombra del Vesuvo: Louis Vuitton.
E così il sindaco più “rivoluzionario” e popolare degli ultimi dieci di Napoli, Luigi de Magistris, quello delle assemblee del popolo e delle chat con i cittadini, è alle prese con concessioni e ospitalità all’élite di un “circo itinerante”, quello dell’America’s Cup, che ha eguali di ricchezza e lusso solo nella Formula Uno.

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Il paradosso della kermesse velica a Napoli è tutto qui: le preregate, le stesse che nel 2003 Rosetta Iervolino non volle, offesa del “gran rifiuto” – il no a Napoli sede di Coppa America – sono ora oggetto di una attenzione spasmodica.
Il perché è facile da intuire. Le regate preliminari della Vuitton Cup non sono soltanto una vetrina internazionale ma anche e soprattutto la chiave capace di scardinare il sonnecchiante progetto per riportare a nuova vita l’area ex Italsider della periferia Ovest: Bagnoli.

Per ospitare la kermesse occorre metter d’accordo i soggetti locali. E la settimana scorsa un primo passo in tal senso è stato fatto: è stato integrato e sottoscritto il protocollo d’intesa (vedi) per la firma del contratto per l’evento. Firmatari del protocollo la Regione, la Provincia, il Comune, l’Unione industriali, l’Autorità portuale e società di gestione delle aree, Bagnolifutura. In questi giorni tutte le polemiche sollevate sono state appianate. Quella tra de Magistris e i bassoliniani a capo della Bagnolifutura? Appianata. Idem quella, più sotterranea, fra il presidente della Provincia Luigi Cesaro e il presidente del Consiglio provinciale, Luigi Rispoli.

Nel documento è scritto a chiare lettere che ogni progetto sarà effettuato rispettando la disciplina urbanistica vigente, attraverso l’attuazione di tutte le scelte sancite dalla variante al Piano regolatore generale per la zona occidentale di Napoli e con il Piano urbanistico di Bagnoli. Ma ovviamente gli accordi di programma che superano il Prg non sono esclusi. Per amministrare le regate nascerà una società di scopo che vedrà la partecipazione di Regione, Provincia e Comune con quote paritarie del 30 per cento e dell’Unione industriali per il 10 per cento. La spa prevede un amministratore unico, che sarà scelto in modo condiviso da tutti i soggetti interessati, e non saranno previsti compensi. Chi guiderà la struttura? Il sindaco di Napoli è in pole position.

L’evento è ghiotto: c’è uno studio, commissionato dalla America’s Cup Event Authority LLC alla Deloitte: 34° America’s Cup. World Series Regatta Potential Economic Impact on a hostport, che illustra un impatto sicuramente positivo e parla di una occasione di rilancio dell’immagine della Città, della Provincia e della Regione creando notevoli opportunità di sviluppo ed occupazione. Però servono i soldi? Chi li tira fuori? Non certo gli americani. Pagheranno gli ospiti: Comune, Regione, Provincia e – si spera – il governo, attribuendo, una volta formalizzato il sì per la candidatura napoletana, lo status di “grande evento” alle preregate partenopee, come accadde con Trapani. All’articolo 6 del protocollo è scritto a chiare lettere: le parti convengono che la Regione Campania finanzierà gli interventi nell’Area di Bagnoli e finanzierà gli eventuali interventi dell’Autorità portuale per l’adeguamento di moli e darsene; la Provincia di Napoli, il Comune di Napoli e l’Unione degli Industriali di Napoli finanzieranno gli altri costi necessari al rispetto degli obblighi contrattuali eventuali ulteriori interventi saranno successivamente decisi e le risorse finanziarie reperite d’intesa unanime tra le parti. Palazzo San Giacomo non è granché autonomo sul fronte economico: in cassa non c’è un euro; è vietato sognare.

Nonostante ciò, l’accordo prevede lavori a più non posso in un anno: intervento di protezione della messa in sicurezza della colmata, per accogliere la Technical Area; l’AC Event Village, gli attenuatori del moto ondoso, i pontili galleggianti, la tribuna per circa mille persone, i parcheggi, le strade di accesso; l’adeguamento dei due pontili, il primo per la movimentazione delle imbarcazioni da regata e per l’attracco dei super yacht; il secondo per l’accoglienza del pubblico; spazi per parcheggi, uffici e per il media center nel Bagnoli Hub, con possibilità di fruizione dell’Auditorium e perfino la possibilità di fruire di altri due moli in centro e nella zona orientale, il San Vincenzo e la darsena Acton per l’attracco dei super yacht.  

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