Francia e Italia vietano le vendite allo scoperto

Francia e Italia vietano le vendite allo scoperto

Le banche europee sono diventate le osservate speciali dei mercati finanziari globali. Da Bnp Paribas a UniCredit, passando per Crédit Agricole e Intesa Sanpaolo, senza dimenticare Commerzbank e Deutsche Bank, gli investitori guardano con sempre maggiore diffidenza all’Europa. L’esempio di questa ondata di sfiducia, finora non arginata, è data dalla decisione di una grossa banca asiatica di sospendere le linee di credito agli istituti di credito francesi. Come lei, secondo la Reuters, è possibile che altre cinque istituzioni bancarie asiatiche facciano lo stesso. Il rischio è che un fenomeno del genere possa succedere anche sulle banche italiane, congelando di fatto il mercato interbancario europeo. Intanto, secondo la CNBC, da stanotte sulle piazze finanziarie di Francia e Italia ci sarà il divieto di vendita allo scoperto dei titolti. 

Ieri il titolo di SocGen è stato quello più colpito dalle voci negative. In poche ore è circolata la notizia che la seconda banca transalpina, per via di un deficit di liquidità, stesse iniziando a vendere oro sotto il prezzo di riferimento. SocGen crolla del 21% sul Cac 40 e si porta con sé tutto il comparto bancario francese per via della sua interconnessione con gli altri sistemi finanziari. Solo dopo diverse ore l’istituto di credito guidato da Frédéric Oudéa ha deciso di intervenire per placare gli ordini di vendita sul proprio conto. Nonostante questo, il nervosismo non si è fermato. Anzi, i Credit default swap (Cds) su SocGen sono schizzati da 270 punti base a 385 punti nell’arco di due giorni. I derivati a protezione dagli eventi creditizi, sulla piattaforma di Markit, sono stati calcolati a quasi 400 punti, nonostante il 1 luglio fossero prezzati a 129 punti base.

Analogo l’andamento di BNP Paribas. Secondo fonti de Linkiesta la prima banca transalpina dovrà fronteggiare una svalutazione di 501,7 milioni di euro in merito alla ristrutturazione del debito ellenico, il cui inizio è previsto per settembre. La cifra, tuttavia, potrebbe essere ben maggiore, dato che la banca di Parigi guidata da Baudouin Prot è la più esposta a livello globale sui bond greci, circa 5 miliardi di euro secondo i dati di Goldman Sachs e Citigroup. Nelle sale operative le indiscrezioni si sprecano: c’è chi parla di diversi fondi in carenza di liquidità (un evento già avvenuto nell’agosto 2007 per Bnp), chi invece spiega che è solo una questione di copertura di alcuni grossi hedge fund statunitensi.

Nel frattempo, è intervenuto il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer. «I risultati delle banche per il primo semestre hanno confermato la solidità del nostro sistema in un contesto economico difficile, grazie a una gestione rigorosa dei rischi e un modello di banca universale basato su attività diversificate», ha sottolineato Noyer. Ancora, il banchiere ha spiegato che non ci devono essere timori sulle istituzioni finanziarie francesi. «Le evoluzioni recenti dei mercati borsistici non intaccano la solidità finanziaria delle banche francesi e la capacità di resistenza di cui hanno dato prova dall’inizio della crisi», ha affermato Noyer.

Il grande sospetto è solo uno. Nelle sale trading circola voce che in Francia ci sia un’istituzione finanziaria con gravi problemi di liquidità. Ieri si è parlato di SocGen e di Groupama, il colosso assicurativo azionista anche di Mediobanca. Oggi è il turno, oltre alla banca di Oudéa, di Bnp Paribas. E domani? L’Autorité des Marchés Financiers (Amf), cioè la Consob di Francia, ha detto che sta monitorando con grande attenzione i mercati finanziari per capire se ci sono state mistificazioni. Ma non solo.

Secondo fonti de Linkiesta, l’Amf avrebbe anche chiesto di poter vietare la vendita allo scoperto sui titoli francesi. Nonostante le pressioni dei francesi, l’organo di vigilanza del mercato interno europeo, la European Securities and Markets Authority (Esma), avrebbe risposto picche, spiegando a Parigi che non è possibile bloccare lo short selling su un solo mercato. Questo perché diversi titoli, fra cui quelli di SocGen e BNP Paribas, non sono solamente negoziati sul Cac 40 di Parigi, ma anche su altre piazze. Alla proposta francese avrebbe aderito anche la Consob, cercando di convincere l’Esma della bontà dell’operazione. Per la CNBC da stanotte sarà vietato lo short selling sui titoli italiani e francesi, ma non è ancora arrivata conferma. 

Come se non bastasse, anche oggi le banche italiane sono state fra le più colpite dai realizzi. Banco Popolare, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, UniCredit hanno nuovamente subito una serie di ordini di vendita che le hanno affossate. Non si tratta, tuttavia, di speculazione. L’authority di vigilanza finanziaria, Consob, ha sottolineato che le vendite compiute dagli investitori in queste settimane sono state effettive. Del resto, è arrivata la conferma proprio oggi che uno dei maggiori gruppi assicurativi mondiali, Zurich, ha ridotto di due miliardi di euro la propria esposizione sull’Italia, passando da 8 a 6 miliardi. È il segno della sfiducia che i mercati hanno nei nostri confronti. E le parole di oggi del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, invece che calmare l’incertezza degli investitori, l’hanno aumentata.  

fabrizio.goria@linkiesta.it