I timori su Société Générale fanno tremare Sarkozy

I timori su Société Générale fanno tremare Sarkozy

Come quattro anni fa, le banche francesi sono nel mirino degli investitori. Il 9 agosto 2007, alla prima fiammata di crisi subprime, Bnp Paribas fu costretta a congelare tre fondi d’investimento per l’oggettiva impossibilità di dargli un prezzo. E ora, sono di nuovi gli istituti di credito transalpini a far paura. In particolare, nel target delle vendite c’è Société Générale. Il timore, che già circola da alcune settimane, è che SocGen sia sotto pressione per colpa della sua esposizione off-balance-sheet (fuori dai bilanci ordinari, ndr) sulla Grecia. In pochi minuti, al crescente timore di una escalation in stile Lehman Brothers, il colosso transalpino guidata da Frederic Oudea è passata da una perdita dell’8% a oltre 20 punti percentuali. La banca parigina, interpellata a più riprese dalla stampa internazionale, ha smentito solo dopo diverse ore. E nel frattempo, aumentano i timori che il grande malato di Francia sia Groupama, il gigante assicurativo. Insomma qualcuno sembra davvero mal messo ma non è ancora del tutto chiaro chi. 

Per ora c’è solo una certezza. SocGen sta vivendo il momento peggiore della sua storia. L’istituto di credito di Oudea, una delle principali realtà del Vecchio continente, sarebbe entrata nel turbinio della crisi per via della sua esposizione su Atene, 2,7 miliardi di euro. L’escalation di oggi parte da una voce di Alphaville, il blog finanziario del Financial Times, secondo cui SocGen avrebbe iniziato a offrire oro al di sotto del prezzo spot. Il mercato ha interpretato questa indiscrezione come la difficoltà implicita della banca transalpina e ha iniziato a vendere asset di SocGen. In pochi minuti, sull’istituto di Oudea si scatena il panico e il titolo crolla di oltre 21 punti percentuali sul Cac 40, il principale listino francese.

A questi rumour si sono aggiunti quelli di ZeroHedge, uno dei blog finanziari più seguiti. Circola voce che SocGen sia in difficoltà con il mercato interbancario e inizia la caduta libera per il titolo. Tuttavia, parallelamente a questo, è giunta la notizia di un errore di calcolo nel tasso di offerta dell’oro da parte di SocGen. Il blog del Financial Times è costretto a tornare indietro sui suoi passi e spiegare che potrebbe essersi trattato di un refuso, anche se i dubbi rimangono. Specie dopo un articolo del Daily Mail di qualche giorno fa, poi cancellato dopo essere stato seccamente smentito dalla stessa SocGen, in cui si parlava di crisi di liquidità per quella che è anche una delle maggiori banche depositarie a livello globale. Del resto, nelle sale trading è ben conosciuto il suo ruolo, molto simile a quello che aveva Lehman Brothers prima del crollo, fra bilanci opachi, elevato leverage e una forte interconnessione interbancaria.

Solo a metà pomeriggio, dopo il crollo di SocGen, è arrivata la smentita ufficiale. «Le voci sono completamente infondate», ha spiegato il portavoce della banca transalpina. Questo tuttavia non è bastato per placare le voci contrarian intorno al sistema francese. Nel marasma generale è arrivata anche una nota di Bernstein che ha cercato di tranquillizzare gli investitori: «Tutti i rumour intorno alla Francia sono privi di fondamento e derivano solamente dalle speculazioni intorno al rating AAA di Parigi, che è stato confermato». Nemmeno questo è servito a placare la furia dei mercati, che hanno continuato coi realizzi.

Rimane una certezza. In giro per il mercato europeo ci sono diverse criticità, soprattutto sulle banche francesi. Lo dimostrano anche le vendite che stanno colpendo il Cac 40. In particolare, l’umore degli investitori è che ci sia una società in seri problemi finanziari. Verso le 17 nelle sale trading è uscito il nome di Groupama, azionista di Mediobanca, che ha rifiutato ogni commento a riguardo. Nel frattempo, è circolata l’indiscrezione che Parma Asset Management, un hedge fund russo, abbia dichiarato di essere stato costretto a congelare «diverse classi di asset» per via della propria esposizione su SocGen.

Il problema vero, alla luce di ciò che è successo oggi, è capire chi dice la verità. Quattro giorni fa l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il giudizio su Groupama, portandolo da A ad A-, insieme a quello di quattro sue controllate. Inoltre, cinque giorni fa il direttore finanziario del gruppo, Christoph Collin, in una conference call d’urgenza, ha ribadito che non ci deve essere «panico in merito alla situazione dei titoli di Stato italiani». Come dire, noi abbiamo il portafoglio zeppo di Btp e non possiamo permetterci una svalutazione troppo elevata. Che si chiami SocGen o Groupama, il mistero sullo stato di salute delle banche francesi continua. E con esso cresce la paura che la Francia possa essere il prossimo obiettivo della furia dei mercati. 

fabrizio.goria@linkiesta.it