“Il danno all’Europa più che i mercati lo fanno i politici”

"Il danno all'Europa più che i mercati lo fanno i politici"

«Tassare le transazioni finanziarie non ridurrà la volatilità attualmente presente sui mercati, che non è certo causata dalla loro presunta irrazionalità, ma dalle dichiarazioni ambigue e contraddittorie dei politici europei». Jürgen Von Hagen, è vice rettore dell’Università di Bonn e presidente dell’Istituto di politica economica internazionale dell’ateneo tedesco (ed ex consulente del Fmi). 

Partiamo dal vertice di Parigi. La proposta di una tassazione sulle transazioni finanziarie sarà portata dal Consiglio Europeo al G20 del prossimo novembre. Una misura utile alla stabilità dell’Eurozona?

Il dibattito sull’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie non è certo nuovo. Tuttavia, non è mai stato chiarito come una misura simile possa ridurre la volatilità sui mercati finanziari. A riguardo, ci sono motivazioni favorevoli e contrarie. Allo stesso tempo, il provvedimento potrebbe arrecare molti danni riducendo l’efficienza dei mercati finanziari. In definitiva, si tratta soltanto di show business. I governi in Europa devono ridurre il loro deficit e il loro debito, ma devono anche smetterla di continuare a sparare dichiarazioni e proposte contraddittorie. Sono l’incertezza e l’ambiguità a causare la volatilità sui mercati, non la loro presunta irrazionalità.

Dal vertice parigino è emersa anche la proposta di inserire dei limiti costituzionali al deficit dei Paesi dell’Eurozona. I tagli alla spesa necessari a realizzare questo obiettivo deprimeranno i consumi dei cittadini?

I tagli alla spesa potranno incrementare i consumi dei cittadini soltanto se questi ultimi percepiranno che i rispettivi governi avranno adottato le contromisure necessarie a ridurre l’eccessiva spesa corrente e il deficit. Tuttavia, non si capisce come un tetto fissato costituzionalmente possa avere un impatto. Si veda l’esempio statunitense, dove moltissimi Stati hanno superato queste soglie. Dopo tutto, anche i Paesi dell’Eurozona sono soggetti a questi limiti, inseriti sia nei Trattati che nel Patto di stabilità e crescita, ma si è visto come è andata a finire. Di solito gli esecutivi nazionali trovano moltissimi escamotage per schivare questi paletti.

Martedì sono usciti i dati sul Pil tedesco del secondo timestre (+0,2%), inferiori alle attese degli operatori (consensus a +0,5%) Siamo arrivati a un punto di svolta nel ciclo economico di Berlino?

Credo che ci siano due scenari possibili. Il primo: la Germania, negli ultimi trimestri, è ritornata ai livelli di crescita economica reale pre-crisi (prima del 2008, ndr) che per 15 anni è sempre stata al di sotto del punto percentuale. Il secondo: il Paese ha intrapreso un nuovo trend di solida crescita nel 2010 e ora sta semplicemente affrontando un raffreddamento temporaneo. Attualmente, tuttavia, è davvero ancora troppo presto per capire quale dei due sia vero.  

antonio.vanuzzo@linkiesta.it