Il governo indiano attacca le manifestazioni contro la corruzione

Il governo indiano attacca le manifestazioni contro la corruzione

In India è il tempo dell’età dell’oro, del grande sviluppo (la crescita del Pil nell’anno fiscale 2010-2011 è stata del 8,5% e per il 2011-2012 è stimata al 9%). È La gilded age americana, come la descriveva Mark Twain insieme a Charles Dudley Warner in un libro del 1873. «Ha almeno quattro punti di contatto con l’India di oggi», secondo un articolo di Javant Sinha e Ashutosh Varshney scritto nel gennaio 2011 per il Financial Times: il progressivo ingrandimento delle città, l’affluenza molto alta alle elezioni, un divario sociale in aumento e l’assenza di competizione. Il titolo è eloquente: «È il momento che l’India metta le redini ai suoi robber barons».

Il termine “robber barons” indica gli industriali e magnati della finanza americana che, nella seconda metà dell’Ottocento, si arricchirono in maniera poco etica, con operazioni questionabili operazioni di borsa e sfruttamento del lavoro. Duecento anni dopo, l’India vive una fase di crescita economica straordinaria, accompagnata però da una corruzione endemica che riguarda ogni livello della vita economica e civile del paese. Secondo l’indice di corruzione percepita (qui delle Faq su come è calcolato) di Transparency International, l’India si colloca al 87esimo posto (l’Italia è 67esima).

Indice di corruzione percepita di Transparency International
E, se nell’America del nascente impero a stelle e strisce era stato un romanzo a raccontare della corruzione del paese, nell’India di oggi è un sito a raccogliere le vicende e le storie di chi ha scelto di pagare una tangente così come di chi si è rifiutato. Il suo nome è ipaidabribe.com, ho pagato una tangente.com. «In India stiamo assistendo a un fenomeno per cui internet sta diventando un punto di aggregazione per i movimenti di massa contro la corruzione. Ipaidabribe.com è stato uno dei principali interpreti di questo fenomeno, perché forniamo un luogo virtuale dove i cittadini possono raccontare le proprie storie ed esperienze rispetto alla corruzione», dice Raghunandan Thoniparambil, portavoce del sito.

Si tratta di un’esperienza che in India e in giro per il mondo ha avuto una grande eco. Hanno parlato di ipaidabribe.com anche network internazionali come la Cnn e la Bbc. La Cnn-Ibn ha iniziato una collaborazione tramite un programma che si chiama “Citizen Journalist”, dove si raccontano le storie dei cittadini che sono riusciti a resistere alla corruzione. Queste sono solo una parte delle storie raccolte dal portale, che è costruito su tre sezioni: “ho pagato una tangente”, “mi sono rifiutato di pagare” e “non ho avuto bisogno di pagare”. Un’intera sezione del sito è dedicata all’analisi dei numeri. Sono state raccolte 12 mila segnalazioni e, secondo Raghunandan Thoniparambil, «ci sono due cose interessanti di cui prendere nota. Le percentuali fra le tre categorie sono rimaste sostanzialmente le stesse da quando il sito è stato aperto. Tuttavia, dal 3 marzo a oggi, c’è stato un incremento dell’ 1,4 per cento delle segnalazioni “non ho pagato una mazzetta”. Questo incremento è avvenuto alle spese, in gran parte, delle segnalazioni “ho pagato una mazzetta”».

Homepage di ipaidabribe.com
Ciascuna delle pagine dedicate alla segnalazione
chiede al visitatoredi inserire la quantità di soldi pagati (o richiesti), la data, l’ufficio e il tipo di tangente richiesta, se per un’azienda o a titolo personale. Un’importante specifica è «per favore non scrivete i nomi. Puntiamo a modificare i processi, non a prendere di mira gli individui». Si leggono le storie di piccola (e grande) corruzione, c’è un’indicazione dell’ufficio dove si è subito un sopruso, ma non ci sono riferimenti ai singoli funzionari. Il sistema è molto semplice, ma efficace. Una volta raccontata la propria vicenda, questa viene analizzata dalla redazione del sito e pubblicata in ciascuna delle tre sezioni “ho dovuto pagare”, “non ho pagato”, “non ho dovuto pagare”. La differenza fra chi paga e chi sceglie di non farlo o non ne ha avuto bisogno è abissale: sono circa 11 mila le persone che hanno pagato, mentre meno di 2 mila le segnalazioni di non ha voluto o dovuto pagare.

«Arrivati a quota 12 mila segnalazioni, abbiamo raccolto delle storie veramente incredibili. Una che mi ricordo è una segnalazione a Pune (una città a due ore da Mumbai), un amico ha dovuto pagare una mazzetta per far imbalsamare il suo migliore amico di modo da poter imbarcare la salma su un aereo diretto Delhi dai suoi genitori», dice Raghunandan Thoniparambil. Lui stesso è un ex-funzionario statale: «ho fatto parte del sistema amminstrativo indiano (IAS) per oltre 26 anni, dopo essere stato assunto nel 1983». Il sito che ha creato e che gestisce insieme ad altri due persone a tempo pieno e numerosi volontari, «non viene usato solo come una piattaforma dove si raccolgono segnalazioni di corruzione, ma anche per esprimere i sentimenti di frustrazione, senso di colpa, rabbia e miseria. Alcune segnalazioni sono descrittivi e dettagliati ed è straziante leggere le storie di queste persone».

La questione delle tangenti è sempre più sentita in India. L’Economist, nel marzo 2011, scriveva: «La corruzione non è qualcosa di nuovo […], ma sembra che ce ne sia sempre di più, non fosse altro perchè l’India si sta arricchendo velocemente». Invece secondo l’economista Amartya Sen, «la corruzione non è aumentata in India, ma è cresciuta la quantità di denaro che fa girare. C’è anche un maggiore impegno da parte delle persone ad usare il sistema democratico e limitare la minaccia».

E proprio la legislazione appare come uno dei nodi più difficili da sciogliere per combattere la corruzione endemica. Ci sono stati scioperi della fame come quello di Anna Hazare, che ha invocato nuove leggi anti corruzione. «È necessario ampliare cosa si intende per corruzione secondo la legge indiana, secondo la quale molte pratiche di corruttela non vengono rilevate. L’India ha bisogno di allinearsi con uno standard di definizione della corruzione che sia accettato a livello internazionale e che sia più rigido. Nella pratica internazionale, la corruzione è costituita da molto di più delle mazzette pagate ai pubblici ufficiali».

Quali che saranno le modifiche della legge, iniziative come ipaidabribe.com hanno il merito di esporre storie, anche se, riconosce Raghunandan Thoniparambil, «ci rendiamo conto di poter raggiungere che hanno accesso alla rete, che costituiscono una minoranza». Un fenomeno che mischia cizien journalism, denuncia e testimonianza destinato a diventare sempre più importante. «Dato che il numero di persone connesse alla Rete è in rapida crescita in India, è probabile che la nostra influenza diventi sempre più importante. Stiamo anche lavorando a una fase legata ai device mobili per dare modo alle persone di raccontare le proprie storie, oltre a una traduzione in altre lingue indiane».

“Politici corrotti andatevene dall’India” (Forbes)

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