Il rialzo dell’Europa non trascina Piazza Affari

Il rialzo dell'Europa non trascina Piazza Affari

Per quanto i capitali viaggino in tutto il mondo in pochi secondi i mercati si basano ancora su un concetto vecchio come il mondo: la fiducia. Nella settimana in cui le mosse di Bernanke a Jackson Hole renderanno chiaro se il rallentamento dell’economia globale andrà meglio definito utilizzando il termine “recessione”, la volatilità resta alta e basta poco per invertire la rotta di una giornata iniziata sotto i migliori auspici. Piazza Affari non riesce a chiudere il secondo giorno con il segno positivo dopo il rally di ieri trascinato da Eni e dai titoli del comparto energetico sulla scia della caduta di Gheddafi. Alla fine, il Ftse Mib cede l’1,04% a 14.707 punti, in controtendenza rispetto alle altre euroborse: a Londra il Ftse 100 guadagna lo 0,67%, +1,07% per il Dax di Francoforte, e +0,78% per il Cac 40 di Parigi, che aveva avviato le contrattazioni con il turbo a +1,7 per cento.

Ancora una volta, sono state le vendite sul comparto bancario a trascinare in rosso il listino italiano, con titoli come UniCredit (-2,18%) e Banco Popolare (-4,89%) sospesi intorno al giro di boa della giornata per eccesso di ribasso. Da dimenticare anche Banca Popolare di Milano (-4,89%), a causa delle indiscrezioni sul rinvio dell’aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro previsto per settembre, Ubi (-2,18%) Monte dei Paschi (-3,23%), Intesa Sanpaolo (-0,64%) e Mediobanca (-4,15%), che però perde “solo” il 4,45% da inizio anno, rispetto alle percentuali a due cifre di quasi tutti gli altri istituti di credito italiani. Male anche gli altri comparti: la galassia Fiat Fiat (-2,37%) e Fiat Industrial (-2,84%), gli industriali, Pirelli (-0,98%), le utility come Enel (-0,78%), Snam RG (-1,45%) e Terna (-1,44%) e Telecom Italia (-1,61%), a causa di accertamenti fiscali sulle controllate brasiliane. Maglia rosa, invece, a Parmalat, (+2,39%) e Campari (+1,9%) grazie al miglioramento del giudizio sul titolo da parte della banca d’affari JP Morgan, da sell (vendere) a neutral. 

Ritorna a salire, per poi scendere immediatamente grazie all’intervento della Bce – che acquista i titoli decennali italiani ogni volta che superano il rendimento del 5% – il differenziale con i Bund tedeschi, considerati il punto di riferimento in Eurozona. Lo spread Btp-Bund ritorna sopra 291 punti base, rispetto alla chiusura di ieri, pari a 287 punti base, mentre i Cds sulle obbligazioni quinquennali italiane, i contratti derivati che fungono da assicurazione contro il rischio di default, si portano pericolosamente vicini a 400 punti base, a quota 382. Intanto, via XX Settembre ha comunicato oggi che il 26 agosto andranno in asta 8,5 miliardi di euro di BoT semestrali, oltre a 2 miliardi di euro di Ctz zero coupon con scadenza nell’aprile 2013, mentre ha cancellato l’emissione di Btp indicizzati all’inflazione prevista per il 29 agosto, per via delle “minori esigenze di liquidità che caratterizzano il mese di agosto”. 

Rimanendo sul fronte macroeconomico, si continua a litigare sul collaterale posto a garanzia del secondo bailout greco deciso lo scorso 21 luglio. Il primo ministro finlandese ha affermato oggi alla Reuters che, senza un collaterale, il Paese potrebbe non partecipare al salvataggio. A Berlino, invece, il ministro del Lavoro in quota Cdu, Ursula von der Leyen, ha dichiarato alla tv tedesca Ard che in futuro non saranno mai più elargiti prestiti in assenza di garanzie come riserve auree o pacchetti azionari in società pubbliche. Gli aiuti pro Atene procedono dunque a passo di gambero. Ieri, l’agenzia di rating Moody’s in un report si era mostrata durissima nei confronti di Bruxelles, affermando che: «Le continue richieste di collaterale dimostrano che l’Europa è tuttora in disaccordo non solo sull’ammontare del prestito, ma anche sulla sua stessa sussistenza». 

In attesa, domani, dei numeri dell’indice Ifo, che misura la fiducia sullo sviluppo dell’economia in Germania, oggi lo Zew tedesco – che misura le aspettative ad agosto – è sceso a -37,6 punti contro un consensus di -25, ai livelli più bassi dal 2008.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, apertura in rialzo per Wall Street, con il Dow Jones che alle 19.45 guadagna il 2,01%, l’S&P 500 il 2,31% e il Nasdaq l’1,91 per cento, nonostante i problemi di Bank of America, che perde 2,5 punti percentuali, ma con i Cds schizzati a 435 punti base alle 18.13, forse per problemi di liquidità della banca legati alla sua esposizione ai mutui subprime, che potrebbero costringerla ad effettuare un aumento di capitale. 

Moderato calo, infine, dell’oro. I futures con scadenza a settembre sul metallo giallo – che ieri ha superato i 1.900 dollari l’oncia (31 grammi) – sul Comex di New York hanno ceduto l’1,8% a 1.858,6 dollari l’oncia, mentre l’oro spot a Londra è sceso di 2 punti e mezzo percentuali a 1.913 dollari l’oncia. 

L’altro oro, quello nero, sale sul mercato statunitense: Wti +1,58% a 85,75 dollari a barile, mentre il Brent, cioè il petrolio del mare del Nord, guadagna un dollaro e si posiziona a 109,4 dollari a barile. 

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