La Borsa sprofonda ancora e il Tesoro peggiora le cose

La Borsa sprofonda ancora e il Tesoro peggiora le cose

Per Piazza affari è stata una giornata di panico. Dopo essere iniziata con un passo positivo, la seduta odierna è stata ancora all’insegna delle vendite. L’inversione di tendenza è avvenuta un’ora dopo l’apertura e nel primo pomeriggio Borsa italiana comunica che ci sono alcuni problemi tecnici che bloccano la visualizzazione in tempo reale dei prezzi. In altre parole, gli operatori sono bloccati. Gli indici resteranno fermi alle 17, mezz’ora prima della chiusura, quando l’indice Ftse/Mib perdeva il 5,01% teorico. In queste ore, Consob e Borsa italiana stanno cercando di capire cosa sia successo. Nel frattempo, si bloccano anche le piazze di Amsterdam e Parigi. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi tocca quota 394 punti e i Credit default swap non invertono la rotta, salendo al massimo storico, 393 punti base, secondo Markit. La risposta dei mercati finanziari al discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lascia poco spazio all’ottimismo. Anche per Wall Street è una giornata nera.

La mattina di Piazza affari lascia presagire una seduta moderatamente positiva. Il rialzo in apertura, +1,80%, è arrivato però in scia della decisione della Bank of Japan di intervenire con un notevole allentamento quantitativo sullo yen al fine di deprezzarlo nel cross contro il dollaro. Sebbene l’indice di Tokyo, il Nikkei 225, abbia chiuso in territorio positivo (+0,23%), le Borse di Seoul e Hong Kong hanno risentito negativamente dell’operazione della Banca centrale nipponica. Le tensioni a Piazza affari sono iniziate a peggiorare dopo le 12.

Nonostante un restringimento dello spread fra titoli di Stato italiani e tedeschi, tornato per alcune ore intorno a quota 370 punti base, i listini hanno cominciato a peggiorare vistosamente. Il driver dei ribassi è stato l’imminente conferenza stampa del presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. Le parole di quest’ultimo hanno avuto un effetto nefasto sulle Borse europee, con Spagna e Italia fra le peggiori. Lo stupore fra gli operatori è stato grande perché il numero uno dell’Eurotower ha specificato che riprenderanno gli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, ma che non è in previsione di utilizzare questo strumento (Securities Markets Programme) per Roma e Madrid. Di qui, le vendite hanno investito Milano.

Intesa Sanpaolo ha segnato un crollo del 10,35%, seguita da Fiat (-10,03%), Unicredit (-9,33%), Fiat Industrial (-9,15%) e Pirelli (-6,53%). Non si contano le sospensioni per eccesso di ribasso dei titoli bancari, fra i più colpiti dalle vendite. Gli istituti di credito italiani continuano a registrare una sostanziale carenza di liquidità nel sistema interbancario, che continua da oltre due mesi. In altre parole, non riescono a trovare prestatori di breve termine e devono quindi appoggiarsi alla Bce per i finanziamenti overnight. Troppa è la zavorra di Btp che hanno in portafoglio, troppo è il rischio di un avvitamento dell’attuale situazione debitoria italiana, specie dopo il discorso di Berlusconi.

A peggiorare la situazione ci ha pensato il Tesoro. In una nota diffusa oggi agli operatori, è stato comunicato che «la liquidità italiana è molto elevata, ci siamo finanziati più del dovuto per evitare difficoltà sul mercato primario». Secondo il Tesoro il cuscinetto di liquidità ammonta a circa 60 miliardi di euro, buona parte dei 78 miliardi di Btp che l’Italia deve ancora collocare nel 2011. Eppure, gli operatori hanno inteso questa mossa come una malcelata dichiarazione di un’imminente uscita dal mercato da qui alla fine dell’anno, con l’obiettivo di evitare un rifinanziamento a tassi proibitivi come quelli odierni.

E poi, è arrivato il blocco. Improvviso, come le ultime volte. Sugli schermi dei trader i prezzi non erano aggiornati e per tutto il resto della giornata è stato così. Verso le 19.10 Borsa Italiana ha poi reso noto che la perdita è del 5,16%. In ogni caso, c’è una certezza. Milano è stata la peggiore Borsa in Europa, dato che Londra ha ceduto il -3,30%, Francoforte il -3,52%, Madrid il 3,60% e Parigi il -4,02 per cento. Pesanti anche le perdite per Wall Street, dove l’indice Dow Jones è sceso sotto la soglia psicologica dei 12.000 punti e l’S&P 500 è pericolosamente vicino ai 1.200 punti. 

Il rendimento dei Btp decennali è stato oltre quota 6% per tutta la seduta odierna. Secondo un trader di Citi «questo è un livello già insostenibile per il debito pubblico italiano e per le esigenze di finanziamento che ha il Tesoro». L’indebitamento dell’Italia, secondo la Banca d’Italia, è poco superiore i 1.900 miliardi di euro, cioè il 120% per Prodotto interno lordo. Al rialzo è stato anche lo spread fra Btp e Bund sul mercato secondario, dove è stata toccata la quota record, 394 punti base. L’Italia deve quindi collocare le proprie obbligazioni al 3,94% in più rispetto alla Germania.

Analoga la performance dei Cds, i derivati che fungono da assicurazione contro il fallimento di un bond. Secondo i dati diramati da Markit, il Cds sull’Italia ha quasi raggiunto i 400 punti base, toccando il picco a 393. Si tratta, anche in questo caso, del record storico per il nostro Paese. Ma a colpire è l’aumento relativo dal 2 maggio ad oggi. Nel rapporto fra Portogallo, Spagna, Irlanda, Grecia e Italia, è proprio Roma ad aver registrato il trend peggiore (vedi grafico in fondo). E non è affatto una notizia rassicurante.

Lo spread dei cds dei Piigs: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna

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