La giunta de Magistris si spacca sul raid contro gli immigrati

La giunta de Magistris si spacca sul raid contro gli immigrati

NAPOLI – Intorno ai rifiuti esplodono le prime contraddizioni della maggioranza che sostiene la giunta di Luigi de Magistris. Il sindaco di Napoli nel giro di ventiquattr’ore si trova a far fronte a una serie di grane che scuotono l’Amministrazione “arancione”. Emergenza rifiuti, raccolta differenziata, legalità e immigrazione sono le questioni. Temi fondamentali per chi sulla città pulita, legale e solidale ha fondato una campagna elettorale “scassatutto”. Ma cos’è successo, in due giorni? Le questioni sono intrecciate, lacoontiche. Come solo a Napoli può accadere.

Il sindaco ordina la realizzazione di un’area di parcheggio dei rifiuti in periferia. Lì la spazzatura – secondo i piani – dovrà restare il tempo necessario per imballarla e caricarla sui tir che saranno imbarcati sulle navi per il Nord Europa (Scandinavia, Olanda), lì dove il Comune di Napoli smaltirà una parte dell’immondizia partenopea. L’area scelta per depositare la monnezza è un capannone della periferia orientale occupato da immigrati nordafricani, immersi nel degrado più totale. Il Comune “illuminato” ovviamente annuncia che ci sarà un accordo con i migranti per sistemarli altrove. I ragazzi vengono contati, viene loro promesso uno spostamento in strutture attrezzate. Chi lo fa? Lo fa Sergio D’Angelo, l’assessore alle Politiche Sociali che è stato fino a qualche mese fa capo del gruppo di cooperative sociali più potenti di Napoli. Un uomo in trincea: qualche settimana fa è stato condannato in contumacia insieme ad un operatore sociale e ad una giornalista a 4 mesi di reclusione, pena sospesa e convertita nel pagamento di 15mila euro (non pagati perché ci sarà ricorso in appello) a causa di manifestazioni con gli operatori sociali.

D’Angelo organizza tutto alla perfezione. Fatto sta che il numero degli immigrati da spostare cresce: da 84 passano a 123. Questo perché altri 39 si aggiungono in extremis: hanno saputo che forse vengono sistemati in un luogo dignitoso e non vogliono perdere l’occasione. Il meccanismo si inceppa. Anzi, esplode: i vigili urbani stamattina fanno un blitz e sgomberano il capannone. Apriti cielo: è la classica goccia che fa traboccare un vaso già colmo. Colmo perché, poche ore prima, c’era stato un altro blitz, nella zona della stazione ferroviaria, in piazza Garibaldi, lì dove i vigili urbani avevano fermato 9 migranti e sequestrato merce contraffatta per un milione d’euro.

Per capire chi contesta l’operazione occorre spiegare da chi è composta la giunta e la maggioranza dell’ex pm ed europarlamentare Idv. In squadra de Magistris ha D’Angelo, di cui abbiamo già detto, votato alle politiche di sostegno all’immigrazione. Ci sono i consiglieri Pietro Rinaldi, già attivista dei centri sociali Officina 99 e Ska e protagonista del G8 di Genova. C’è Vittorio Vasquez, (eletto come capogruppo della lista civica De Magistris, persona di quell’area del terzo settore vicina a D’Angelo). E Arnaldo Maurino, giovane consigliere e altro astro nascente del movimentismo partenopeo: è lui che oggi ha denunciato l’utilizzo di «sostanze urticanti» da parte della polizia municipale nello sgombero dei migranti. Poi c’è la Federazione delle Sinistre: in testa Sandro Fucito, consigliere di lungo corso e piuttosto critico, al momento, con certi aspetti della giunta comunale.

L’altra faccia della medaglia vede Luigi Sementa, il comandante della polizia municipale noto alle cronache nazionali per le sue operazioni a spron battuto e per essere l’autore di una profonda riorganizzazione dei vigili partenopei. Sementa è però anche noto per aver schiaffeggiato un giornalista napoletano (il procedimento penale si è concluso con un accordo bonario, le pubbliche scuse di Sementa e un risarcimento che il cronista ha devoluto in beneficenza a un ospedale pediatrico). In giunta c’è Giuseppe Narducci, già pubblico ministero anticamorra a Napoli, autore di decine d’inchieste sui clan più sanguinosi ma anche di procedimenti contro disoccupati organizzati e attivisti anti-discariche. E Attilio Auricchio, capo di gabinetto del sindaco, già colonnello dei carabinieri protagonista (con Narducci) dell’inchiesta Calciopoli.

Insomma, attivisti di piazza contro uomini d’ordine: la contraddizione è esplosa nei primi giorni di un agosto torrido, proprio sul fronte delicatissimo degli immigrati. “Napoli è tua”, il movimento elettorale dei fedelissimi di Luigi de Magistris vorrebbe che il sindaco cacciasse Sementa. Il primo cittadino non ne vuole sapere e ieri ha annunciato «una inchiesta interna» sul caso. «Napoli, con questa amministrazione, sarà sempre città dell’accoglienza e dei diritti» ha detto. In queste ore le diplomazie sono al lavoro per ricomporre la frattura con il partito del sindaco: lo staff del primo cittadino sta contattando uno ad uno i consiglieri “ribelli” garantendo che tutto sarà risolto.

Del resto, de Magistris ha un solo grande cruccio: i rifiuti. Nel balletto di cifre sulla raccolta differenziata (70% entro l’anno? 68% entro il 2012? 70% entro sei mesi?) oggi il Comune ha incassato una batosta dal Tar che ha dichiarato infondato il ricorso di Palazzo San Giacomo contro la realizzazione del termovalorizzatore di Napoli Est. Dicono i giudici che l’Amministrazione comunale non può «vantare alcuna titolarità di funzioni e competenze in ordine alla costruzione e gestione del termovalorizzatore». E l’ex pm di Why Not risponde al Tar: «La sentenza non ci fa retrocedere di un millimetro: ci opporremo in tutte le sedi, politiche e istituzionali, alla costruzione di un nuovo inceneritore a Napoli Est. Il Comune percorrerà tutte le strade possibili, anche a livello legale e amministrativo, per impedire che sia costruito un impianto costosissimo, sovradimensionato e nocivo, per altro in una zona già martoriata dal punto di vista dell’inquinamento ambientale. Quell’impianto non serve». Però, quel che qualcuno di casa Pd con tagliente ironia chiama «il tallone di Luigi» è scoperto. Ieri ad iniziare il fuoco di fila che proseguirà in autunno ci ha pensato il centrodestra, tappezzando il centro storico di manifesti nei quali il sindaco viene definito «cantastorie».