Le borse asiatiche trascinano l’Europa in rosso

Le borse asiatiche trascinano l’Europa in rosso

Il colore è ancora il rosso. Piazza Affari apre le contrattazioni in negativo, perdendo l’1,71%, ma gli altri listini continentali non fanno eccezione: a Londra il Ftse 100 quota a -1,20%, a Francoforte il Dax -1,61% mentre a Parigi il Cac 40 cede l’1,15%, nonostante le parole del numero uno dell’agenzia di rating Standard & Poor’s Europe, Carole Sirou, si è detta fiduciosa che il Paese possa mantenere la tripla A. L’euro viene scambiato a 1,4397 dollari, in calo dello 0,2% rispetto a ieri. Sempre in tema di cambi, oggi gli occhi degli operatori sul Forex sono puntati sul franco svizzero, dopo che ieri la banca centrale elvetica ha deciso un’iniezione di 2 miliardi di franchi nel sistema per calmierare l’apprezzamento della valuta, che stava creando non pochi squilibri alla bilancia commerciale di Berna.

Le piazze asiatiche hanno chiuso in ribasso per la prima volta da quattro giorni: a Tokyo il Nikkei lascia sul terreno l’1,25%, mentre il paniere MSCI Asia Pacific l’1,4 per cento, trascinando in rosso il contratto future relativo a settembre sull’Eurostoxx 50, a -1,5 per cento. La banca d’affari americana Morgan Stanley ha tagliato le stime sulla crescita globale al 3,9% rispetto al precedente 4,2% (e il Pil cinese all’8,7% rispetto al 9%), mentre Deutsche Bank in un report ha affermato che l’economia cinese nel 2011 e 2012 potrebbe crescere a un ritmo inferiore al 9% annuo. Lo yen continua ad essere scambiato ai massimi dalla seconda guerra mondiale sul dollaro, a quota 76,64, il livello più alto dallo scorso marzo. A pesare anche il dato sulle esportazioni giapponesi di luglio, a meno 3,3% sul mese precedente, numeri inferiori alle attese. Due fattori, yen forte e calo dell’export, che hanno affossato sul listino nipponico titoli come Sony e soprattutto Nissan, la casa automobilistica che esporta in Usa i due terzi della sua produzione. Proprio dagli States sono attesi oggi due dati a cui il mercato guarderà con estrema attenzione: l’inflazione a luglio (dal paniere sono esclusi i carburanti e il cibo), sui quali il consensus è di un aumento dello 0,2%, e le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione (-7000 unità la scorsa settimana, a quota 395mila). I futures sull’S&P 500 americano a settembre cedevano lo 0,67% intorno alle 3 del mattino ora italiana. 

Dopo le parole del neocandidato alla Casa Bianca Rick Perry, continuano le pesanti critiche nei confronti di Ben Bernanke e della sua decisione di mantenere i tassi bassi fino a metà 2013. «Una misura inappropriata in un momento inappropriato», così l’ha definita il numero uno della Fed di Philadelphia Charles Plossner ai microfoni di Bloomberg Tv. 

Secondo quanto rivela il Wall Street Journal, la Fed di New York, che sovrintende le operazioni delle banche europee negli Usa, avrebbe intensificato le sue richieste d’informazioni sui fondi utilizzati giornalmente per operare sul mercato statunitense, nel timore che gli squilibri nel sistema interbancario europeo possano traslare in Usa.
L’oro continua la sua corsa, posizionandosi a quota 1,796 dollari l’oncia, mentre sul fronte delle commodities, continua la discesa del petrolio. Il contratto future sul Wti con consegna a settembre segna -0,7% a quota 87,59 dollari a barile al Nymex, rispetto al -1,1% di ieri, nonostante le esportazioni dei Paesi aderenti all’Opec siano cresciute del 2% a giugno dopo che l’Arabia Saudita ha incrementato le esportazioni del 7,9 per cento.
 

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