Notizie e smentite dalla Libia. Un convoglio di sei Mercedes blindate ha attraversato la frontiera tra la Libia e l’Algeria. Lo ha rifertito l’agenzia di stato egiziana Mena nelle prime ore del giorno citando fonti dei ribelli, i quali i ipotizzano che alti ufficiali libici o addirittura lo stesso Gheddafi con i figli possano aver lasciato il paese. Passano12 ore e l’Algeria smentisce «categoricamente» che un convoglio di auto con a bordo il colonnello libico Muammar Gheddafi e i suoi figli sia entrato in territorio algerino nelle ultime ore. Lo annuncia l’agenzia di stampa algerina, citando il portavoce del ministero degli Esteri di Algeri, Ammar Blany. Il portavoce ha precisato che l’Algeria «è da mesi obiettivo di una raffica di notizie false, volte a ingannare l’opinione pubblica, e questo vale anche per la notizia riguardante il convoglio di Gheddafi».
La caccia al Colonnello continua quindi con l’appello a consegnarsi per proteggere lui e i suoi seguiaci e «per evitare loro un’esecuzione sommaria», ha detto il capo del Cnt Mustafa Abdel Jalil. Il leader degli insorti ha promesso «processi equi» per i dignitari del regime del colonnello libico: «Noi garantiremo loro dei processi equi qualunque sia la loro posizione». E nel vortice di notizie che arriva dal Paese in guerra l’attenzione si sposta sull’emergenza umanitaria. «Noi facciamo appello a tutte le organizzazioni umanitarie, e diciamo loro che Tripoli ha bisogno di cure di prima necessità e di materiale chirurgico», ha detto Jalil, durante una conferenza stampa tenuta a Bengasi.
Il leader del Cnt ha sottolineato che mancano, inoltre, prodotti alimentari di prima necessità. Interpellato sul taglio di acqua ed elettricità, ha attribuito la responsabilità a un «sabotaggio delle forze gheddafiane»: «Noi lavoriamo per risolvere questi problemi», ha aggiunto. Jalil ha anche denunciato la mancanza di liquidità nelle banche: «Lancio un appello nazionale a tutti gli uomini di affari, affinchè rimpatrino i loro capitali nelle banche libiche, soprattutto in vista dell’avvicinarsi della festa di Aid el-Fitr», che segnerà la fine del Ramadan. Ricordando che il Cnt si è trasferito a Tripoli, il leader dei ribelli ha detto che il Consiglio, costituito attualmente da 42 membri, dovrà contare alla fine 90 componenti. A proposito delle conquiste sul terreno, Jalil ha assicurato che proseguono i negoziati per un ingresso pacifico nella città costiera di Sirte, a 450 km ad est di Tripoli.
Dal punto di vista politico ed economico per l’Italia a muoversi è soprattuto il colosso petrolifero Eni: fornitura di benzina e gasolio in cambio di produzione futura di petrolio e assistenza tecnica per il ripristino dell’attività di alcuni campi in Cirenaica. Questi due dei punti del memorandum di intesa che lunedì prossimo l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, firmerà a Bengasi con il Consiglio Nazionale Transitorio libico. Un accordo che mette il cane a se zampe in prima fila fra i colossi petroliferi nella nuova Libia post-Gheddafi. L’intesa, annunciata giovedì scorso al termine dell’incontro a Milano fra il primo ministro del Cnt libico, Mahmud Jibril, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non prevede nuovi contratti. Massimo riserbo, per ragioni di sicurezza, sulla trasferta del numero uno dell’Eni a Bengasi, con la situazione nel Paese ancora lontana dall’essere pacificata. In ogni caso il memorandum di intesa conferma i rapporti «speciali», così definiti dallo stesso Scaroni, fra l’Eni e il Cnt, coltivati nel corso della guerra civile.