Ma Debenedetti è genio o sregolatezza?

Ma Debenedetti è genio o sregolatezza?

Il Papa è atterrato a Madrid e ad accoglierlo c’è anche Paco Ignacio Taibo II. Proprio lui, il compagno scrittore della biografia di Che Guevara. Oggi, in prima sull’Avvenire, si è «laicamente commosso». Scrive dalla capitale, dove vede «giovani e giovanissimi felici che cantano in strada, gente che ha solo voglia di essere unita e di vivere la Giornata della Gioventù con gioia, con solidarietà». Scrive di ragazzi pieni di amicizia e uguaglianza, e conclude: «Io che sono un marxista e ateo, devo riconoscere che solo qui, fra giovani cristiani, ci sono davvero i valori per cui mi batto da tanto tempo? La domanda è difficile, molto, e adesso suona forte nella mia mente». Gli risponde il direttore, con onestà. «Sono più di duemila anni che i cristiani cercano di rivoluzionare il mondo, anche sbagliando, a volte persino smentendosi». Ci pensa il pomeriggio a portarsi via questa lettera accorata. A scriverla è stato infatti Tommaso Debenedetti, già autore di memorabili interviste a se stesso, di volta in volta nei panni di Philip Roth, John Grisham, Paul Auster, Gore Vidal, Banana Yoshimoto, Derek Walcott e Abraham Yehoshua pubblicate su varie testate italiane. Non solo scrittori, anche Joseph Ratzinger (prima di salire al soglio pontificio). Denuncia dello stato dei giornalismo italiano, voglia di apparire, narcisismo, la discendenza con il critico Giacomo Debenedetti, suo nonno. C’è un po’ di tutto, però – via – c’è anche del talento e questo agosto è pieno di brutte notizie.

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