Manovra, Merkel e Bce stanno perdendo la pazienza

Manovra, Merkel e Bce stanno perdendo la pazienza

L’ennesimo colpo di scena sul piano d’austerity italiano non fa altro che far perdere la già precaria credibilità che Roma ha in ambito europeo. A tal Punto che il Financial Times Deutschland scrive senza troppe metafore che «Berlusconi non merita il sostegno della Bce». Colpa dei continui mutamenti che la correzione di bilancio italiana sta subendo da un mese a questa parte. «Nuovo giorno, nuova manovra, è sempre così», sottolinea il quotidiano tedesco. E avverte: «L’Eurotower non potrà sempre sostenere Roma nelle aste dei titoli di Stato».

Dopo aver presentato una revisione di bilancio con solamente il saldo da 45,5 miliardi di euro, il Governo guidato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi cambia nuovamente idea e dice, su spinta della Lega Nord, che le pensioni non saranno toccate come previsto due giorni fa. E dopo aver cancellato la tassa di solidarietà sui capitali oltre una certa soglia, ora sta pensando di reintrodurla. Lo stesso atteggiamento è stato per l’Iva: prima si è detto non sarebbe stata innalzata e ora torna in campo l’aumento. In questo pandemonio, la Commissione europea, per voce del commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn, ha parlato dell’Italia. «Spero che possano essere portate avanti anche misure pro crescita», ha detto Rehn. Ma questo aspetto, per ora, resta inesplorato.

L’attacco più duro è stato quello tedesco. Il Financial Times Deutschland ha scritto apertamente che il presidente del Consiglio Berlusconi «non ha ancora compreso la gravità della situazione del proprio Paese». Due i riferimenti in particolare. Da un lato la repentina cancellazione della tassa di solidarietà ha inciso molto sul giudizio della manovra correttiva da parte di Bruxelles (e Berlino). In un momento storico, infatti, in cui tutti i principali Governi mondiali sono impegnati in sacrifici diffusi per far fronte a un inevitabile consolidamento fiscale, l’Italia «sembra non rendersi conto del pericolo che sta correndo e che sta facendo correre all’Europa». Il riferimento è alla tassa sui patrimoni che non si è ancora capito fino a che punto farà parte del pacchetto finale della manovra. Se negli Stati Uniti il finanziere Warren Buffett invoca una maggiore tassazione per i super ricchi, raccogliendo consensi in Francia e Spagna, in Italia si sta giocando con il fuoco dei mercati tramite annunci di tagli lineari e poco lungimiranti. In pratica, quanto di peggio per tranquillizzare dei mercati che hanno perso la fiducia nei confronti dell’Italia.

Ma se i repentini cambi di vento del Governo italiano sulla manovra correttiva non soddisfano Bruxelles e Berlino, anche quest’ultima sta facendo lo stesso su un altro ambito. Dopo aver aspramente criticato le parole del numero del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, Berlino sta pensando di votare un ampliamento dei poteri del fondo salva-Stati European financial stability facility (Efsf). Come indicato dalla Lagarde, le banche europee devono essere urgentemente ricapitalizzate. Ecco quindi compito potrebbe essere assunto dall’Efsf. Nella proposta tedesca, infatti, ci sono diverse clausole che permettono al maxi fondo di entrare sui mercati primari e secondari a sostegno di Paesi dell’eurozona e delle rispettive banche. Come ha spiegato ieri a Linkiesta un alto dirigente della Banca centrale europea (Bce), una soluzione di questo tipo potrebbe esporre a criticità mai sperimentate prima dall’eurozona: «Troppo elevati i rischi sistemici e l’azzardo morale». Il discorso riprenderà nei prossimi giorni, in vista dell’arrivo dell’accordo fra Grecia e Finlandia per l’applicazione di un collaterale a garanzia degli aiuti di Helsinki nei confronti di Atene. La data cruciale però è quella del 29 settembre, quando il cancelliere tedesco Angela Merkel testerà il Bundestag sul voto sulle modifiche al fondo Efsf.

In Germania, ma anche a Bruxelles, si ripete come un mantra che «l’Italia è too big to fail». È vero, Roma è troppo grande per fallire, ma anche troppo grande per essere salvata. «Sì, Roma è anche too big to bail», ha detto in via confidenziale a Linkiesta un dirigente della Bce. Il punto, tuttavia, non è solo questo. Come spiega il Financial Times Deutschland, l’intervento della Bce a sostegno dei titoli di Stato italiani non sarà infinito, come anche ha specificato il presidente dell’Eurotower Jean-Claude Trichet. Nelle ultime settimane Francoforte ha speso quasi 40 miliardi di euro per l’acquisto di bond italiani e spagnoli nel tentativo di placare l’incertezza degli investitori. E questo, secondo uno studio di Vincenzo Albano, analista di Reuters Insider, ha calmierato di oltre 70 punti base lo spread fra Btp e Bund, i titoli di Stato tedeschi che fungono da benchmark di solidità europea. In altre parole, tutti stanno iniziando a chiedersi cosa succederà quando saranno finiti gli interventi della Bce.

Se Bruxelles e Berlino guardano a Roma, quest’ultima sembra ignorare quanto richiesto finora dalle istituzioni europee. A metà giugno nei corridoi della Commissione Ue si chiedevano in che modo l’Italia si stesse preparando al contagio della crisi ellenica. Nulla era ancora nell’agenda europea e non c’era in previsione un avvitamento dello stato dei conti pubblici italiani, tale da giustificare una serie di repentine correzioni di bilancio. A oltre un mese dal primo annuncio in merito al piano di austerity per l’Italia, questo è già cambiato oltre quattro volte. L’ultima è stata oggi. E, oltre agli italiani, anche i politici europei stanno perdendo la pazienza.  

fabrizio.goria@linkiesta.it