Nella manovra il Governo infila un favore alle ecomafie

Nella manovra il Governo infila un favore alle ecomafie

Sono bastate due righe per cancellare quattro anni di lotte, proteste, leggi, emendamenti, decreti, testi unici e scene madri consumate nel chiuso del consiglio dei ministri. L’unica cosa che quelle poche righe non hanno cancellato sono i milioni di euro spesi, dalla collettività, e quindi da tutti noi, e da migliaia di aziende, piccole, medie, grandi, alcune delle quali sull’orlo del lastrico.

Il Sistri non esiste più. Lo aveva promesso la Lega a una Prestigiacomo in lacrime che sul sistema di tracciabilità dei rifiuti aveva promesso di giocarsi il mandato, e l’ha ottenuto. Due righe, dunque, contenute nella manovra finanziaria straordinaria d’estate, scritte poco prima di Ferragosto, passate in sordina, ma che raccontano molto di quest’Italia improvvisata e sprovveduta.

Era il 2007 quando il governo Prodi fortemente volle che anche l’Italia adottasse, come numerosi altri Paesi europei, un sistema informatico in grado di rendere rintracciabili i rifiuti speciali, pericolosi e non. Uno strumento di lotta alla potente ecomafia. Prodi vi appose il segreto di Stato. E l’appalto – per cui erano stati stanziati 5 milioni di euro – finì alla Selex di Finmeccanica.

Cambia il governo, il nuovo ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo abbraccia convinta il Sistri e ne fa una bandiera del suo dicastero. Mettendosi contro anche Confindustria.

C’è una prima data, il gennaio 2009, il Sistri deve essere operativo. Ma è tutto in alto mare, e iniziano i rinvii di sei mesi in sei mesi. Funzionerebbe così: al posto dei vecchi registri di carta, tutti gli autotrasportatori, le aziende di movimentazione rifiuti, i produttori di rifiuti speciali, dal piccolo artigiano alla grande industria, sarebbero stati dotati di mezzi informatici che vanno dalle chiavette usb alle blackbox montate sui tir dove avrebbero dovuto essere caricati tutti i dati dell’immondizia. Di cosa si tratta, il quantitativo, e dove è diretta. Però il meccanismo di inceppa numerose volte. In alcuni casi è la usb a non risultare compatibile, a volte è la blackbox che s’inceppa, poi non sono previste schede che contengano più tipologie di rifiuti in un solo carico e questo costringe i mezzi a fare più viaggi, con aggravi di costi, e tempi che si allungano. Poi nasce il problema dei centri di smistamento che a volte sono chiusi, e questo imprevisto non è ammesso dalla scheda informatica.

Insomma le aziende sono nel caos. Gli autisti sono costretti a corsi di formazione. Si sentono impazzire perché una procedura che era veloce e automatica, bastava una biro e un registro, richiede ore di lavoro. Tutte le aziende devono iscriversi al portale del Sistri che per mesi è inabile a raccogliere mole di dati e di iscrizioni costringendo i titolari delle aziende a erodere tempo alle proprie attività per cercare spesso invano di mettersi in contatto con il call center. La Prestigiacomo non è sorda alle lamentele e cerca di fare l’impossibile: aggiunge operatori al call center, moltiplica i numeri verdi, aggiorna i software, spiega alla stampa in un tour guidato alla Selex che i carabinieri del Noe, quando tutto sarà operativo, potranno seguire il percorso dei rifiuti fino alle discariche. «Sarà sconfitta l’ecomafia», promette.

Già, ma quando sarà operativo? Le scadenze passano tutte. Si arriva al gennaio 2011, poi a giugno, infine c’è l’ultima data, settembre 2011. Le aziende tirano un sospiro di sollievo, la partenza sarà scadenzata e così pure le temutissime sanzioni. Intanto gli operatori hanno pagato, ogni anno, e chi gestisce il sistema incassa più o meno 30 milioni l’anno.

A maggio fu effettuato anche un clickday per testare l’operatività del sistema. Ma il risultato poco incoraggiante convinse il ministro al rinvio. Epperò ci credeva ancora la Prestigiacomo. Fino a quelle poche righe che hanno fatto calare la scure su tutto. «Adesso la vita delle aziende sarà più semplice», ha commentato beffardo il ministro per la semplicifaozione normativa Calderoli.

La Prestigiacomo ingoia rabbia. Ma le aziende non festeggiano. E non solo per l’enormità di tempo e soldi buttati al vento. Il Sistri poteva essere davvero un sistema di lotta alla mafia dei rifiuti, anche se aveva ancora delle falle e per ovviare al controllo, dicevano le società più accorte a mezza bocca, basterebbe non iscriversi affatto. I controlli, si sa, non sono così tanto efficaci e nelle cisterne dei camion che attraversano l’Italia ci passa di tutto. Ma sarebbe stato comunque un passo importante per regolarizzare il settore. Le associazioni di categoria si stanno organizzando già per chiedere rimborsi e risarcimenti, mentre i loro uffici legali stanno ipotizzando una class action collettiva. Vogliono i soldi indietro, più gli interessi e i danni subiti. Forse Calderoli avrebbe dovuto aspettare prima di cantare vittoria. Anche se il Sistri è stato cancellato, poi, permane l’inchiesta della magistratura che sta facendo tremare il palazzo di via Tiburtina a Roma, sede della società Selex.

Infatti i pm napoletani stanno indagando sull’ipotesi di false fatture con cui la società Selex Management, del gruppo Finmeccanica, avrebbe ottenuto dal ministero dell’Ambiente rimborsi milionari per spese mai sostenute. Secondo la procura partenopea ci sarebbero presunti illeciti nell’appalto per il Sistri. Proprio prima delle vacanze la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della società: ai militari, in particolare, i pm Catello Maresca e Marco Del Gaudio hanno chiesto di acquisire presso la Selex Management «le notificazioni degli atti di cessione ad istituti di factoring dei crediti vantati dalla società nei confronti del ministero dell’Ambiente a seguito dell’emissione di fatture connesse alla realizzazione e gestione del sistema Sistri; le attestazioni delle relative accettazioni da parte del ministero e le autorizzazioni concesse a Selex ad emettere fatture».

Sotto la lente di ingrandimento anche alcuni lavori in subappalto affidati dalla Selex. Il ministero dell’Ambiente ha precisato in una nota che «sono stati finora versati solo i cinque milioni stanziati a tal fine dallo Stato dalla Finanziaria 2007». I rimanenti, sempre secondo la procura, sono invece stati anticipati dalle banche dopo l’emissione di fatture. L’appalto, inoltre è stato assegnato senza bando. Sul progetto, «voluto e avviato dal governo Prodi» sottolinea ancora il ministero, c’è il segreto di Stato ma il ministro aveva «chiesto alla Presidenza del Consiglio di rimuovere ogni segreto sugli atti». Non ce ne sarà più bisogno ora.

Tre sono al momento gli indagati, tra cui un dirigente del ministero dell’Ambiente. La Prestigiacomo aveva giurato che sul Sistri si sarebbe giocata il mandato. Adesso dovrà trovare una soluzione alle richieste di rimborsi e risarcimenti delle aziende dei rifiuti.

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