Nove miliardi per il Sud, ma neanche un euro è nuovo

Nove miliardi per il Sud, ma neanche un euro è nuovo

Sotto la pressione dei mercati, il governo annuncia 9 miliardi di euro di fondi per il Piano per il Sud per le infrastrutture. E lo fa al termine della riunione del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che sembra un libro dei sogni: secondo una nota diffusa al termine dell’incontro, le opere sono tutte immediatamente cantierabili e interessano il Molise per circa 576 milioni di euro, la Campania per oltre 1,7miliardi, la Puglia per 1,1 miliardi, la Basilicata per oltre 500 milioni. Calabria, Sardegna e Sicilia sono coinvolte per circa 1 miliardo ciascuna. Tra i progetti in cantiere la linea ferroviaria dell’Alta velocità Napoli-Bari, la direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, gli assi stradali Olbia-Sassari, Olbia-Cagliari e Termoli-San Vittore, il completamento di circa 383 km dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, la linea ferrata Palermo-Catania. Oltre alla Tav Torino-Lione e la tangenziale esterna di Milano.

Opere attese da anni che secondo il ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli «daranno forte impulso allo sviluppo» ma in quale voce di bilancio si trovano? In quanto tempo saranno aperti i cantieri? «Una trovata pubblicitaria – secondo Giuseppe Coco, professore di Economia politica all’Università di Bari – perchè seguono la politica dell’annuncio senza soldi in cassa». Quindi, sostiene Coco, le cifre annunciate dal Cipe sono soldi «virtuali» per l’approvazione per i progetti preliminari, come conferma Raffaella Mariani, parlamentare del Pd in commissione Lavori pubblici: «Tutti questi soldi in cassa non ci possono essere perché nella manovra finanziaria non c’erano. Diciamo che sono linee programmatiche: se si dovessero spendere si dovrà trovare la copertura finanziaria»

Perchè il Cipe utilizza una parte di fondi derivati dalla legge obiettivo ma si avviano i progetti con finanziamenti di altro tipo. Fino ad oggi il Cipe ha deliberato 186 opere per 75 miliardi. Ma solo una piccola parte hanno la copertura economica necessaria ad aprire effettivamente i cantieri. In più non si tratta di nuove risorse ma di una parte di risorse Fas (Fondo per le aree sottosviluppate che arrivano dalla Ue) che prevedono un periodo di spesa del 2007-2013, già stanziate per il Piano Sud nel 2008 e poi spostati per altre esigenze. Ora le Regioni festeggiano perchè sono opere attese dal territorio, ma il nodo rimane in quanto tempo partiranno i cantieri.

Perchè secondo il Governo le opere sono «immediatamente cantierabili» ma quanto ci vorrà per vedere effettivamente gli operai al lavoro? «Secondo noi del Pd – continua Mariani- è una prova di responsabilità avviare il maggior numero di cantieri nel minor tempo possibile. Ma dalla delibera Cipe a quando arrivano ai terrritori ne passa di tempo paralizzando l’intero settore dell’edilizia».

Un’altra perplessità arriva proprio dal Sud: c’è il pericolo concreto che i Fas andranno a coprire i debiti di altre voci di bilancio come nel caso della giunta siciliana che ha ricevuto 686 milioni di euro di fondi Fas con i quali la Regione coprirà le rate del mutuo della sanità, anche se i Fas hanno una precisa destinazione per le opere infrastrutturali. Mentre nel caso della Lombardia sono stati approvati i finanziamenti per Tangenziale est esterna: 1.660 miliardi di investimento di capitale privato da aggiungere alla parte dello Stato. I cantieri, sperano a Milano, potrebbero partire entro la fine dell’anno.

Mentre per la Tav Torino-Lione è stato un passaggio più formale che sostanziale con l’ok ad un progetto con il quale si autorizzano le valutazioni d’impatto ambientale. Queste risorse «daranno certamente un forte impulso allo sviluppo, alla crescita del Pil e quindi dell’occupazione» come spera Matteoli? Sicuramente se le risorse fossero disponibili da domani sarebbero un contributo importante: negli ultimi 3 anni gli investimenti pubblici per le infrastrutture si sono ridotti del 38%, con una pesante una ricadura occupazionale e industriale. E i casi limite di imprese fallite perchè manca la cassa dello stato che non è in grado di pagare per opere già avviate o concluse. Rimane un dato: si può parlare di impulso allo sviluppo economico se si continua a ragionare in termini di colate di cemento e di nastri di asfalto, ovvero il 70% dei fondi Cipe per le infrastrutture?


michele.sasso@linkiesta.it