Parma, nel mezzo dello scandalo il consiglio comunale va in ferie

Parma, nel mezzo dello scandalo il consiglio comunale va in ferie

PARMA – Consiglio comunale chiuso per ferie: non è uno scherzo, ma è quanto accaduto a Parma quando alcuni consiglieri, chiamati al loro dovere di fronte a un momento di crisi economico-politica senza precedenti, hanno dichiarato di aver già prenotato le ferie. E di non volervi rinunciare. Così, il massimo consesso cittadino è stato rimandato, dai primi giorni di luglio, al 30 agosto, sotto la spinta della notizia degli 11 arresti per corruzione negli affari legati al verde pubblico.

Si torna in aula il 30 agosto, data fatidica. Si dovranno discutere tutte le correzioni al bilancio preventivo, che alla voce entrate annoverava circa 3 milioni di euro dalle contravvenzioni al codice della strada, introiti dai permessi per costruire e molto altro. La cassa però piange. Gli oneri di urbanizzazione non hanno portato molto e si sono dovute rivedere molte altre voci, a partire dalla scuola. L’assessore Giovanni Paolo Bernini (Pdl) ha chiesto 1,5 milioni di euro in più rispetto al preventivato: altrimenti avrebbe rassegnato le dimissioni. Non era sua intenzione chiudere classi o corsi già partiti.

Il bilancio è una coperta sempre troppo corta. Così, per raggranellare quel denaro sono stati effettuati dei tagli al piano eventi della Cultura. Ad esempio, è saltato “Settembre italiano”, rassegna presente da qualche anno e occasione di passerella per letterati che vengono intervistati nel salotto della città: la centralissima via Farini. Non sarebbe la sola iniziativa cancellata. A quanto ha affermato il neo assessore alla Cultura Mario Marini (Pdl), a Parma si punta tutto sul Festival Verdi, soprattutto ora che si avvicina il fatidico appuntamento del 2013, quando si dovrà festeggiare il bicentenario della nascita del grande musicista. Per lo stesso evento, del resto, si era mobilitata anche Roma. Tanto che l’allora ministro Sandro Bondi aveva affermato che, per manifestazioni di tale importanza che avrebbero portato l’Italia al centro del panorama culturale mondiale, i soldi si dovevano trovare. Così, di manovra in manovra, si è passati dai 6 milioni di euro promessi al nulla. Anche il Governo sente la crisi e le difficoltà e tra i provvedimenti da approvare, non ci sono più finanziamenti.

Partiti politici e liste civiche hanno promesso che a settembre tutto sarà rivisto: tutto dopo il consiglio del 30 agosto. Sono diversi i consiglieri che, avendo dichiarato il proprio appoggio esterno al governo cittadino e poi avendo fatto un passo indietro, ora navigano a vista. E, di seduta in seduta, valutano il voto da dare e il comportamento da tenere. L’ex assessore alla cultura Luca Sommi, invece, si è dimesso. Motivo? Una mancata risposta del sindaco in merito alla vicenda delle mazzette del verde pubblico, una storiaccia in cui tre dirigenti comunali sono finiti in manette il 24 giugno scorso e sono tuttora in carcere.

Insomma, la politica parmigiana è spaccata come mai prima d’ora. Intanto, partono le prime campagne elettorali e si iniziano a delineare i primi schieramenti. Giusto per non arrivare in ritardo all’appuntamento con le urne del giugno prossimo.

Il bilancio comunale, come detto, è il fulcro del malessere della città, dei movimenti politici, del pensiero dei cittadini che è tornato a farsi sentire in piazza. Nelle manifestazioni di luglio le proteste sono sorte spontanee: i vari ceti sociali si sono trovati sotto al Municipio a gridare, a protestare, ad asserragliare i presunti responsabili di un disordine che pervade il Comune e di cui non si ha ancora un disegno complessivo. Un disordine che rischia sempre di scivolare nell’indagine giudiziaria e nella crisi economica generale.

Ma, a meno di una settimana dal 30 agosto, e da quel Consiglio comunale che si preannuncia infuocato, il sindaco afferma che i tagli sono dovuti alla crisi economica. Le vicende giudiziarie, quindi, non influiscono in alcun modo.

«Di solito l’approvazione del bilancio è un atto formale», scrive il sindaco Pietro Vignali, «ma non questa volta. Ora si tratta di uno degli atti amministrativi più delicati e difficili della storia recente della nostra città».

Come può essere? Fino a qualche settimana fa si diceva che tutto filava liscio e che il denaro sarebbe arrivato. Poi, sono arrivati i pesanti “stop” ai progetti più importanti: niente metropolitana, niente nuovo polo pediatrico, no a questura e al centro culturale dell’area ex Scalo Merci. E molti altri ancora rischiano di saltare.

Il primo cittadino ha anche affermato che sono stati azzerati i fondi al settore comunicazione e marketing, mentre verranno effettuati tagli al personale per un milione di euro. Non verranno invece toccati welfare e tariffe. Riguardo a queste ultime due voci, però, non si deve dimenticare che Parma vanta il primato in Emilia Romagna e nel nord Italia in generale. Inoltre, risulta piuttosto strano capire come mai tanti specialisti del settore non abbiano previsto la crisi di cui si parla da anni e, al contrario, gli uffici comunicazione del Comune risultino una voce di spesa di tutto rispetto.

«Si prenderebbe un abbaglio», afferma Vignali, «nel pensare che i problemi che stiamo affrontando, dai tagli al bilancio alla rinuncia ad opere pubbliche già progettate, siano conseguenza delle cronache giudiziarie che hanno ampiamente riempito le pagine dei giornali».

Il pensiero del sindaco si sposta su temi internazionali al fine di introdurre il tema del difficile momento globale. Si rifà al delicato periodo che passa anche Barack Obama, e che fa sì che in Italia si ricorra a due manovre finanziarie nel giro di un mese per assestare i conti pubblici.

«Chiunque fosse stato oggi al governo della città si sarebbe trovato ad affrontare questi problemi. E chi mai governerà questa città tra un anno, si troverà ad affrontare gli stessi problemi».

I tagli ammontano a 5 milioni, «resi necessari sia per sostenere un incremento dei servizi educativi (1,5 milioni per garantire anche 160 posti in più in asili e materne), sia per minori entrate. Le nostre stime erano state più che prudenziali, ma certamente nessuno si aspettava una nuova e così violenta recrudescenza della crisi».

E prosegue il primo cittadino: «A maggior ragione, puntare su un altissimo livello di servizi alla persona si rivela oggi la scelta più giusta e lungimirante. Parma, ad esempio, garantisce posti nei nidi in misura doppia rispetto agli obiettivi europei e quattro volte superiore alla media nazionale. Per sostenere questo investimento, purtroppo, abbiamo dovuto trasferire risorse da progetti dell’Agenzia per la Famiglia, ma è chiaro che asili e scuole sono prioritari per una città davvero a misura di famiglia».

La soluzione viene allora dal risparmio, tanto che Vignali afferma: «Le risorse per coprire i mancati introiti da contravvenzioni, da oneri edilizi per via della crisi e da minori trasferimenti dalle fondazioni, vengono reperiti con tagli al personale (circa un milione), cultura, sport, ambiente, comunicazione e marketing (il cui capitolo viene azzerato) e ai nuovi progetti e iniziative (ma non i servizi) del welfare».

Pietro Vignali spiega poi la sua decisione di non lasciare il suo posto al governo cittadino quando la città si mobilitava a chiedere le dimissioni: «Per raggiungere questo risultato siamo rimasti qui. E abbiamo lavorato intensamente per tenere i conti in ordine, senza tagliare i servizi alle persone e senza aumentare le tariffe. Credeteci: questo oggi è un risultato straordinario».