Rischio liquidità, ora il credito è sempre più difficile

Rischio liquidità, ora il credito è sempre più difficile

Come nel 2008. Ciò che sta succedendo nei mercati secondari europei in questi giorni ricorda molto da vicino quanto successe nelle settimane successive al crollo della quarta banca statunitense. In particolare, a essere fortemente sotto pressione è il mercato interbancario dei repo (repurchase agreement, o pronti contro termine). Colpa della mancanza di fiducia fra gli istituti di credito europei. Ma c’è di più. Ieri una grossa banca asiatica, si vocifera originaria di Singapore, ha deciso di tagliare tutte le linee di credito agli istituti francesi, considerati troppo volatili e rischiosi.

La notizia circolava già da alcune settimane nelle sale trading. E ora, l’International finance review (Ifr) ha lanciato il sasso nello stagno. Lo stress nell’eurozona è talmente elevato che non ci sarebbero più opportunità di avere liquidità interbancaria. Del resto, ci sono tre segnali che hanno implicitamente segnalato questo problema. Il primo è stato l’incremento del tasso Libor a tre mesi (London-Interbank Offered Rate) dal 14 luglio a oggi, quando è passato dallo 0,24575% allo 0,290% di oggi. In sostanza, costa di più finanziarsi overnight sulla piazza londinese. Il secondo è l’aumento dei prestiti presso la Banca centrale europea, soprattutto da parte degli istituti bancari italiani. Nello specifico, secondo i dati della Bce da inizio luglio a oggi sono raddoppiati, sfiorando gli 80 miliardi di euro. In altre parole, tutti preferisco chiedere denaro a Francoforte. Terzo segnale di stress di questo mercato sono le voci che arrivano dall’Asia. Secondo una fonte di Reuters le major bancarie asiatiche stanno liquidando tutte le linee di credito che hanno verso l’eurozona. E oggi Standard Chartered ha reso noto che potrebbe modificare la propria esposizione sull’Europa, «vista la crescente incertezza». Inoltre, Hsbc ha spiegato che vuole fare lo stesso, «dato che molti investitori stanno puntando su un collasso dell’euro».

Già nei mesi scorsi si era sparsa voce che alcuni istituti di credito avessero problemi di liquidità. In particolare, l’attenzione degli investitori si era focalizzata sulle banche tedesche, fortemente esposte sul debito ellenico e quindi particolarmente vulnerabili. Poi si è parlato delle italiane, complice il generale acuirsi della crisi politica di Roma. Infine, ora i rumours delle trading room parlano delle francesi. Non è difficile immaginare i motivi.

Société Générale, Crédit Agricole e Bnp Paribas hanno un ruolo fondamentale nel sistema bancario europeo. «Forniscono liquidità, prestiti, linee di credito, sono banche depositarie, sono strutturalmente rilevanti per il sistema finanziario Ue», spiega un trader di Credit Suisse a Linkiesta. Proprio questo compito, considerato molto simile a quello che aveva Lehman Brothers prima del collasso, potrebbe aver impensierito gli investitori esterni all’Europa.

L’evidenza è una sola, spiegano dalle sale operative. Nessuno vuole entrare nel mercato obbligazionario senza le garanzie della Bce, nessuno vuole comprare titoli garantiti da collaterali, sempre meno vogliono acquistare repo, nemmeno overnight. Questo perché, per semplificare al massimo, manca la fiducia nei confronti del prossimo. Lo dimostra bene Icap Research, che nell’ultimo report settimanale sul mercato dei repo, ha evidenziato come «gli scambi siamo calati del 24,5% nell’arco di sette giorni e del 32% nell’arco di due mesi». In pratica, si stanno bloccando le linee di credito interbancarie.

Ora il rischio di un peggioramento della situazione sta aumentando. Secondo la European banking authority (Eba) da qui al 2012 devono essere rifinanziati 4.800 miliardi di euro nell’eurozona. Questo non è un bene, perché nei prossimi mesi potrebbe esserci un aumento delle situazioni di criticità. «Dopo aver tagliato le linee di credito a Grecia e Spagna, ora è il turno dell’Italia. Non vogliamo avere nulla a che fare con le banche di questi Paesi e quindi copriamo tutte le nostre posizioni», ha detto all’Ifr il dirigente di una banca d’affari europea. In particolare, la colpa è della composizione dei portafogli delle banche italiane, spagnole e francesi: in tutti e tre i sistemi l’allocazione dei bond dei rispettivi Paesi è prevalentemente domestica. Ciò significa che se un Paese entra nel vortice dell’innalzamento dei rendimenti dei propri titoli di Stato, i primi soggetti che ne patiscono sono gli istituti di credito nazionali. In un’Europa così volatile e incerta come quella di questi giorni, questo aspetto è proprio quello che rischia di allontanare di più gli investitori.  

fabrizio.goria@linkiesta.it