Se il multiculturalismo è la causa di ogni male

Se il multiculturalismo è la causa di ogni male

Commentare a caldo i grandi eventi mondiali non è mai impresa facile. Quel che ci colpisce è che in Italia alcuni sembrano avere sempre la ricetta giusta in tasca e sono pronti a tirarla fuori ogni qual volta se ne presenti l’occasione. Ci avevano già provato con la tragedia norvegese: i nostri quotidiani di centrodestra non ci pensarono su due volte e ci andarono giù pesante con articolesse sulla deriva del multiculturalismo e la risposta degli islamici all’uccisione di bin Laden. Nella notte, poi, venne fuori che a compiere la strage era stato un biondone filo-nazista e il Giornale fu costretto a una clamorosa marcia indietro, con tanto di cambio della prima pagina.
E così in occasione degli scontri di Londra, qualcuno non ha resistito. È il caso del Foglio di Giuliano Ferrara. Che, con Londra ancora fumante, spiega che questo è il risultato di «degrado, criminalità, multiculturalismo fallito, integrazione teorica: neri contro bianchi, bianchi contro mediorientali, mediorientali contro neri, pachistani contro tutti». Mah. Oltre a sottolineare l’ingenuità di Cameron nel credere che il Paese fosse davvero pronto a una svolta liberale.
Memori della figuraccia norvegese, invece, Libero e Giornale relegano la rivolta londinese nelle pagine interne. Il quotidiano diretto da Sallusti non cade nella trappola nemmeno in un articolo; mentre quello diretto da Belpietro non resiste e pubblica un articolo così titolato: “La Gran Bretagna paga il conto di un multiculturalismo fallito”, seppure a fronte di un altro che invece racconta dei negozianti islamici che organizzano ronde per difendere le loro attività dalla rabbia dei contestatori.
Equilibrato su La Stampa Bill Emmott, ex direttore dell’Economist. Scrive chiaramente che al momento non c’è un motivo chiaro per cui sia scattata la rivolta e che «la maggior parte degli esperti di ogni provenienza concorda sul fatto che le relazioni razziali in Gran Bretagna nel 2011 sono molto meglio di quanto lo fossero trent’anni fa».
E noi, francamente, in attesa di capire meglio che cosa stia capitando in Gran Bretagna ci consoliamo con un garbato articolo di Giorgio Montefoschi pubblicato a pagina 36 del Corriere della Sera. Titolo: “Nostalgia della conversazione nella società del frastuono”. Occhiello: “In Italia si è perso il gusto del pacato scambio di opinioni. Domina ovunque un rumore aggressivo tipico delle risse televisive”. E noi stiamo ancora applaudendo.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta