Sulla prescrizione Penati non faccia come Silvio

Sulla prescrizione Penati non faccia come Silvio

Filippo Penati festeggia la decisione del giudice per le indagini preliminari di Monza Anna Magelli come fosse l’indiano a nozze della poesia di Majakovskij, ma il perché di tanta gioia resta precluso a noi mortali. Scrive infatti il dimissionario vicepresidente Pd del Consiglio regionale lombardo: «oggi si sgretola e va ulteriormente in pezzi la credibilità dei miei accusatori. […] Ora anche il gip ne ha riconosciuto l’inattendibilità, smentendoli nei fatti. Infatti le loro dichiarazioni relative alla concussione si sono rivelate non attendibili. Come è del tutto evidente, questo aggiunge un ulteriore e importante elemento all’inaffidabilità di tali dichiarazioni. Continuo a ribadire la mia totale estraneità ai fatti che mi sono addebitati. Più passa il tempo e più appare chiaro che le dichiarazioni dei miei accusatori sono false».

Ecco, il dubbio è che l’ex sindaco di Sesto San Giovanni abbia visto un altro film. È vero che il Gip ha detto che non si tratta di concussione ma ha anche detto che si tratta di corruzione. Come è vero che le tangenti a Penati sono state sì prescritte ma, dice il Gip, gli indizi di reato ci sono eccome. Magelli ha infatti respinto la richiesta d’arresto che la Procura aveva formulato nei confronti suoi, e del suo ex collaboratore Giordano Vimercati, con la motivazione che, pur essendoci «gravi indizi di reato» e anche «esigenze cautelari», le tangenti vanno riqualificate non in concussione, come chiedevano i pm, ma in corruzione, che ha dei termini di prescrizione però più brevi. Una posizione, quella del Gip, che sembra avere senso e che per la procura è in effetti un affondo sull’impostazione dell’apparato accusatorio.

Ma non sembra si sgretoli proprio nulla, né che i racconti dei testi siano stati inattendibili. «Gli atti contenuti nel fascicolo delle indagini preliminari – scrive il Gip – dimostrano l’esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione posti in essere da Filippo Penati e da Giordano Vimercati nell’epoca in cui rivestivano la qualifica di pubblici ufficiali prima presso il Comune di Sesto San Giovanni e poi presso la Provincia di Milano».

Se va avanti con queste dichiarazioni quello che rischia di sgretolarsi, in attesa del giudizio, è la credibilità rimasta all’ex responsabile della segreteria politica di Bersani. Spacciare prescrizioni di questo genere come buone notizie è meglio lasciarlo fare a Silvio.  

jacopo.barigazzi@linkiesta.it