Anche Maroni si allinea al no per l’arresto di Milanese

Anche Maroni si allinea al no per l’arresto di Milanese

A due giorni dalla richiesta di arresto nei confronti del deputato Pdl Marco Milanese, nella Lega c’è aria di tregua. Giovedì mattina la Camera dei deputati si pronuncerà sulla custodia cautelare in carcere dell’ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti. Stando alle indiscrezioni che girano a Palazzo, stavolta il partito di Umberto Bossi dovrebbe votare compatto. Contro le manette. Anche se, va ricordato, il voto è segreto.

Lo scorso luglio, quando l’Aula condannò al carcere il Pdl Alfonso Papa, i parlamentari del Carroccio si erano divisi. Da una parte i garantisti, legati al capogruppo Marco Reguzzoni, dall’altra la maggioranza dei deputati, vicini al ministro Roberto Maroni. Stavolta non sarà così. Il titolare dell’Interno non ha alcuna intenzione di forzare ancora la mano. Durante il voto su Alfonso Papa ha già dimostrato ai vertici di via Bellerio di controllare il gruppo alla Camera. Ora non ha alcun interesse a mettere in difficoltà la maggioranza. Né di esasperare il suo dualismo con Umberto Bossi. L’ultima dichiarazione di pace nei confronti del vecchio leader, l’ennesima, è di questa mattina. In un’intervista al quotidiano La Prealpina Maroni ha confermato: «Sulle voci di divisioni interne i giornali esagerano. Nella Lega c’è un solo maroniano: Roberto Maroni. In quanto al resto, mi riconosco in Bossi e non credo ci sia altro da dire».

A Montecitorio le parole del titolare del Viminale non sono cadute nel vuoto. In mattinata un folto gruppo di deputati leghisti vicini al ministro si sono sentiti al telefono. Un confronto informale in vista della riunione ufficiale convocata dal capogruppo Reguzzoni per domani. I “maroniani” sembrano intenzionati a seguire l’invito del ministro e respingere la richiesta della Procura di Napoli. Anche per una questione di convenienza personale. In molti, infatti, temono che l’autorizzazione all’arresto di Milanese possa provocare una reazione a catena all’interno della maggioranza. E nessuno vuole accelerare una crisi di governo. Perché i primi a rischiare di perdere un posto in Parlamento, in caso si andasse a nuove elezioni, sono proprio molti deputati della Lega Nord.

Ma una sconfitta della maggioranza giovedì mattina avrebbe anche un’altra conseguenza. «La coalizione di centrodestra – spiegava uno dei maroniani – perderebbe un altro voto in Aula, dopo quello di Alfonso Papa. In questo modo approvare uno qualsiasi dei nostri provvedimenti diventerebbe sempre più difficile». Il ragionamento non è campato in aria. A Montecitorio, anche nella seduta di questo pomeriggio, la maggioranza è andata sotto cinque volte. L’Aula stava esaminando il disegno di legge sullo sviluppo degli spazi verdi urbani quando – a causa delle numerose assenze tra i banchi del Pdl – il centrodestra è stato battuto dalle opposizioni su quattro emendamenti (cinque incidenti di percorso, considerando anche la bocciatura della richiesta del relatore di rinviare il testo in Commissione). 

La Lega è pronta a difendere Milanese, insomma. La stessa linea già tracciata dal partito la settimana scorsa. Quando i rappresentanti del Carroccio nella Giunta per le autorizzazioni avevano detto no alla richiesta dei magistrati di Napoli. E il leader Umberto Bossi aveva chiarito: «A me non piace mandare in galera la gente».

Il paradosso è che i rischi maggiori per la maggioranza potrebbero arrivare dai deputati del Popolo della libertà. Non è un mistero che qualche parlamentare berlusconiano potrebbe votare a favore dell’arresto di Milanese. Una ripicca nei confronti del ministro Tremonti, mai troppo amato in alcuni ambienti vicini al Cavaliere. Il voto segreto non aiuterà a fare chiarezza (per autorizzare la procedura serviva la richiesta di 30 parlamentari, ma alle prime ore del pomeriggio erano già state raccolte una sessantina di firme). E chissà che alla fine a salvare Milanese non sarà qualche anonimo parlamentare del Pd. «Dopotutto – racconta un esponente della maggioranza – quando la Camera ha condannato Papa alla galera, ci sono rimasti male anche loro. Speravano tutti di bluffare, ma alla fine nessuno aveva messo in conto che il deputato potesse finire in carcere». 

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