Il giudice salva la Grecia ma inguaia la Merkel

Il giudice salva la Grecia ma inguaia la Merkel

BERLINO – La Corte Costituzionale tedesca ha respinto questa mattina i ricorsi che miravano a bloccare la partecipazione della Germania ai piani di salvataggio dei paesi indebitati della zona Euro, fornendo di fatto le premesse necessarie alla approvazione parlamentare del salvataggio della Grecia. Il tribunale ha però stabilito che il Bundestag deve avere voce in capitolo in tutte le decisioni che comportano un carico per le finanze dello stato tedesco. In particolare, secondo la sentenza il governo dovrà ricevere il via libera della Commissione Bilancio prima di partecipare a un futuro piano di aiuti.

Tutta Europa e i mercati guardavano questa mattina verso Karlsruhe, città sede del Tribunale Costituzionale tedesco, chiamato oggi a pronunciarsi sulla costituzionalità dell’ampliamento del fondo europeo di salvataggio degli stati (ESFS) e sugli aiuti alla Grecia. La sentenza era una premessa fondamentale perchè il Bundestag potesse votare a fine mese le decisioni prese lo scorso 21 luglio nel corso della riunione straordinaria dei leader della zona euro.

Per il motore economico europeo la posta in gioco é alta: a breve si voterà l’aumento della partecipazione della Germania all’ESFS dagli attuali 123 miliardi, a 211 miliardi. Sarebbe a dire una cifra pari a due terzi del bilancio del paese, a cui si aggiungono 22 miliardi di aiuti bilaterali alla Grecia.

Non sorprende che la proposta stia causando polemiche senza fine in Germania, dove non sono solo gli oppositori al Governo a criticare la politica europea della cancelliera, ma in particolare i suoi soci di coalizione. Il risultato di questa polemica sono state una pioggia di denunce, circa 50, di fronte al Tribunale Costituzionale che argomentavano l’incostituzionalità della legge che descrive la partecipazione del paese all’ESFS, e il contributo alla Grecia.

Il tribunale ha estratto dalle 50 denunce iniziali sei che riunissero tutti i punti principali. Tra loro, quella del deputato democristiano bavarese Peter Gauweiller, accompagnato da un gruppo di professori, tra i maggiori rappresentanti dell’euro-scetticismo in Germania, come l’economista Joachim Starbatty. «Pretendere di salvare l’euro senza rispettare le regole della sua fondazione, è come riparare una perdita d’acqua in una casa che sta saltando in aria», è la metafora a cui è ricorso Gauweiller per descrivere la situazione.

La sentenza, che respinge le denunce, delude però le aspettative dei difensori dell EFSF, che vedono nella sua indipendenza e rapida capacità di reazione la ricetta del suo sucesso. Ha vinto la linea dello scetticismo, secondo cui un organismo che dispone di simili quantità di denaro deve essere sottoposto costantemente alla approvazione del Parlamento. Il Costituzionale ha aggiunto anche che la Commissione Bilancio dovrà pronunciarsi sulla approvazione de aiuti futuri.

«In quanto rappresentanti della popolazione, i deputati del Bundestag devono poter pronunciarsi su decisioni fondamentali che riguardano il bilancio del paese», ha detto Andreas Voßkuhle, presidente della Corte Costituzionale.

Nonostante la sentenza dia di fatto ragione a Merkel e torto a Gauweiller e soci, il problema rimane, perchè l’approvazione degli aiuti alla Grecia si è trasformata nelle ultime settimane nel peggior incubo politico di Merkel. Lunedì pomeriggio la maggioranza (liberali e democristiani) ha fatto le prove generali della votazione e alla cancelliera mancherebbero ancora voti decisivi per avere la propria maggioranza nel Bundestag. Se le paure si realizzano, Merkel dovrà ricorrere all’appoggio dell’opposizione, in quella che sarebbe interpretata come una dura sconfitta. L’ennesima, dopo le sei elettorali consecutive nei parlamenti regionali.

«Lavoriamo per portare avanti la Germania, questo è il nostro compito». La cancelliera è apparsa felice e rassicurata di fronte al Parlamento poco dopo che si conoscesse la sentenza, che lei interpreta come una approvazione “assoluta” alle politiche europee del governo. Merkel ha ricordato la crisi del 2008 e i successi raggiunti dalla Germania da allora ad ora: «Non vediamo segni di recessione. La Germania è di nuovo la locomotiva economica d’Europa, e en siamo fieri». Ha passato poi in rassegna tutti i cavalli di battaglia della sua gestione, tra cui la riduzione della disoccupazione a meno di tre milioni di persone. «La Germania va bene come da molto non succedeva». «L’Euro non può fallire e non fallirà», ha sentenziato.

Non è d’accordo il leader dell’opposizione Frank Walter Steinmeier che ha detto: “Ci troviamo nella peggiore crisi di esistenza della unione europea, e questa situazione richiede di determinazione politica”. Al governo però, secondo Steinmeier, “è mancata forza, è mancato coraggio. (…) Per questo la Banca Centrale Europea è stata costretta a comprare debito pubblico degli stati in difficoltà”. 

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